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	<title>Architetti Napoli - Parlami</title>
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	<title>Architetti Napoli - Parlami</title>
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		<title>Terremoto Campi Flegrei, gli architetti: «Serve lo stato di emergenza»</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/08/03/terremoto-campi-flegrei-gli-architetti-serve-lo-stato-di-emergenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Architetti Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bradisismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei Campi Flegrei centinaia di abitazioni sono considerate ad elevata vulnerabilità sismica, e per l&#8217;area è necessaria una dichiarazione dello stato di emergenza. È l&#8217;appello lanciato da Antonio Cerbone, tesoriere dell&#8217;Ordine degli Architetti di Napoli e delegato della commissione nazionale dell&#8217;Ordine per la Protezione civile, che da tempo segue da vicino la situazione del territorio [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nei Campi Flegrei centinaia di abitazioni sono considerate ad elevata vulnerabilità sismica, e per l&#8217;area è necessaria una dichiarazione dello stato di emergenza. È l&#8217;appello lanciato da Antonio Cerbone, tesoriere dell&#8217;Ordine degli Architetti di Napoli e delegato della commissione nazionale dell&#8217;Ordine per la Protezione civile, che da tempo segue da vicino la situazione del territorio flegreo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo bradisismo: il problema è più profondo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerbone, che ricopre anche il ruolo di coordinatore regionale del CAR Campania all&#8217;interno della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile, sottolinea come le criticità strutturali di molti edifici flegrei non dipendano soltanto dal bradisismo. Anni di manutenzioni assenti o incomplete, spesso realizzate senza una vera strategia di miglioramento strutturale, hanno reso il patrimonio edilizio sempre più fragile davanti alle scosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni evento sismico, spiega l&#8217;architetto, si somma alle sollecitazioni precedenti, accelerando un degrado che con il tempo diventa sempre più difficile da arrestare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri che preoccupano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le attività di ricognizione condotte negli ultimi anni hanno già fornito indicazioni chiare sullo stato del territorio: numerosi edifici richiedono approfondimenti tecnici specifici, mentre centinaia di abitazioni risultano già classificate ad elevata vulnerabilità. Nonostante questo, il passaggio dall&#8217;analisi tecnica all&#8217;intervento concreto resta estremamente complicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura dei proprietari e il nodo burocratico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le cause principali di questo stallo, Cerbone individua la normativa edilizia vigente. Molti proprietari temono che un controllo strutturale possa far emergere difformità urbanistiche, con il rischio di perdere in parte o del tutto la possibilità di intervenire sull&#8217;immobile o di accedere a finanziamenti pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne nasce un paradosso: proprio quando le verifiche sarebbero più urgenti, molti cittadini scelgono di evitarle, per timore delle conseguenze amministrative. Un comportamento comprensibile, ma che nel tempo contribuisce ad aggravare la sicurezza complessiva degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché serve lo stato di emergenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;architetto, dichiarare lo stato di emergenza non significa rispondere in modo emotivo all&#8217;ultima scossa, ma dotare lo Stato di uno strumento amministrativo concreto per programmare interventi straordinari, reperire risorse adeguate e affrontare in modo organico la questione della sicurezza abitativa nell&#8217;area flegrea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una misura del genere permetterebbe di superare molti degli ostacoli burocratici attuali, accompagnando cittadini e amministrazioni locali in un percorso condiviso di regolarizzazione e messa in sicurezza degli immobili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;occasione da non sprecare</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerbone chiude il suo intervento con un appello al dialogo: solo un confronto reale tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti tecnici e cittadini può trasformare l&#8217;attuale condizione di emergenza permanente in un&#8217;opportunità concreta di rigenerazione e messa in sicurezza del territorio flegreo.</p>
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		<title>Crollo a Napoli: «Non è un&#8217;emergenza improvvisa, è un degrado prevedibile»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:08:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Cerbone]]></category>
		<category><![CDATA[Architetti Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Crollo Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Degrado urbano]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio edilizio]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione rischio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il cedimento in via Siniscalchi, l&#8217;architetto Cerbone chiede un piano straordinario per la manutenzione degli edifici: «La vera domanda è cosa siamo disposti a fare prima» Ogni volta che crolla qualcosa a Napoli, si parla di emergenza. Ma per chi conosce il territorio, di emergenza non si tratta: si tratta di un esito atteso, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo il cedimento in via Siniscalchi, l&#8217;architetto Cerbone chiede un piano straordinario per la manutenzione degli edifici: «La vera domanda è cosa siamo disposti a fare prima»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta che crolla qualcosa a Napoli, si parla di emergenza. Ma per chi conosce il territorio, di emergenza non si tratta: si tratta di un esito atteso, il punto di arrivo di un degrado lento e documentabile. Lo dice chiaramente Antonio Cerbone, tesoriere dell&#8217;Ordine degli architetti di Napoli e coordinatore regionale della Struttura tecnica nazionale della Protezione Civile, commentando il crollo dei solai avvenuto in via Francesco Saverio Siniscalchi, nei pressi di Piazza Garibaldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non siamo davanti a emergenze improvvise, ma a un degrado prevedibile che chiama in causa precise responsabilità istituzionali». Una frase che non lascia spazio a interpretazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è solo ciò che cade</p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli non crolla all&#8217;improvviso, ripete Cerbone. Si ammala lentamente. E la parte più pericolosa non è quella che cede sotto gli occhi di tutti, ma quella che resta in piedi senza essere sicura. Edifici abbandonati, manutenzioni rinviate, ordinanze che finiscono nei cassetti senza generare interventi reali: un sistema che produce rischio in modo silenzioso e continuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cedimento di via Siniscalchi è solo l&#8217;ultimo episodio di una sequenza che si ripete con frequenza preoccupante. E ogni volta il copione è lo stesso: transenne, sgomberi, dichiarazioni. Poi si torna alla normalità, finché non crolla qualcos&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prevenzione vera, non solo mostre</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni a Città della Scienza è visitabile &#8220;Terremoti d&#8217;Italia&#8221;, la mostra promossa dal Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio sismico e alla prevenzione. Cerbone la considera un&#8217;iniziativa utile, ma avverte: «La cultura del rischio deve tradursi in azioni concrete, dentro i condomìni e nelle politiche pubbliche». Informare è necessario, ma non basta se poi manca una struttura operativa capace di intervenire in modo sistematico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piano straordinario, non interventi tampone</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta che avanza l&#8217;Ordine degli architetti è chiara: serve un piano straordinario di conoscenza e manutenzione del patrimonio edilizio. Un piano che coinvolga Comuni, Ordini professionali, amministratori di condominio, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Università e cittadini. Censimento degli edifici fragili, individuazione delle priorità, controlli programmati, diagnosi tecniche serie, strumenti economici e normativi accessibili ai condomìni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La manutenzione ha un costo», dice Cerbone. «Ma il crollo ne ha uno infinitamente più alto». Non è una metafora: è un calcolo concreto, che misura vite, risarcimenti, ricostruzioni, costi sociali. E che rende evidente come l&#8217;inerzia abbia sempre un prezzo più alto dell&#8217;azione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda che le istituzioni devono rispondere non è cosa fare dopo un crollo. È cosa sono disposte a fare prima.</p>
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