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	<title>Dissesto Idrogeologico - Parlami</title>
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		<title>Dissesto idrogeologico, allarme Italia nei comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 14:34:42 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Italia si scopre ancora più fragile davanti ai dati sul dissesto idrogeologico, una delle emergenze strutturali che attraversano il territorio nazionale e condizionano il presente di città, paesi e aree interne. L’ultimo quadro emerso evidenzia un dato che da solo restituisce la misura del problema: il 94,5% dei comuni italiani è interessato da fenomeni di instabilità del suolo, frane, erosione o criticità legate alla gestione delle acque. In Sicilia, inoltre, la situazione appare ancora più delicata, con un incremento del 20,2% del territorio coinvolto rispetto al 2021. Si tratta di numeri che non possono essere letti soltanto come statistiche tecniche, perché incidono concretamente sulla sicurezza delle persone, sulla tenuta del patrimonio costruito e sulle possibilità di sviluppo dei territori più esposti. Il dissesto non è più una questione circoscritta a episodi eccezionali, ma una condizione diffusa che impone una revisione profonda delle politiche di pianificazione e manutenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui è nato il confronto promosso a Catania durante la giornata di studio dedicata ai territori tra rischio e valorizzazione, centrata sulla progettazione e sulla prevenzione del rischio idrogeologico. L’appuntamento ha riunito competenze diverse in un dialogo che ha coinvolto architetti, geologi, tecnici e rappresentanti delle istituzioni. Il filo conduttore dell’iniziativa è stato chiaro: non si può continuare a intervenire solo dopo l’emergenza. Serve invece una visione capace di leggere il territorio in profondità, comprendere le sue vulnerabilità e trasformare la conoscenza tecnica in scelte operative, urbane e amministrative. Il caso di Niscemi, al centro di una parte del confronto, ha rappresentato un banco di prova concreto per ragionare su ciò che è stato fatto negli anni, su ciò che non è stato realizzato e soprattutto su come immaginare un futuro diverso per i centri urbani costruiti in aree sensibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prevenzione, cittadini e città da ripensare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dibattito emerso a Catania, una delle idee più forti è stata quella di un cambio di paradigma. Paolo Mozzicato, presidente dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, ha richiamato l’esigenza di mettere insieme monitoraggio costante, pianificazione sostenibile e interventi strutturali mirati. In questa prospettiva, la prevenzione non è soltanto una voce tecnica, ma una scelta politica e culturale. Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania, ha sottolineato che l’analisi della città di Niscemi ha permesso di mettere a fuoco problematiche che si trascinano da anni, aprendo allo stesso tempo una riflessione sulla riqualificazione dell’esistente e sulla necessità di alleggerire la pressione urbanistica nelle zone più fragili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di particolare rilievo anche l’intervento di Melania Guarrera, che ha insistito sul fatto che il rischio idrogeologico debba entrare nelle prime fasi della progettazione. Secondo questa visione, lo studio del terreno e delle acque non può più essere considerato un passaggio secondario o meramente formale. Venerando Russo ha poi ricordato quanto spesso gli interventi sul suolo vengano rinviati perché poco visibili, anche quando risultano decisivi per evitare cedimenti e danni futuri. In parallelo, Francesco Finocchiaro ha ampliato il campo della riflessione al patrimonio culturale diffuso, evidenziando il valore della catalogazione e della digitalizzazione per conservare la memoria dei luoghi. Antonio Cerbone ha riportato il tema sul rapporto con la cittadinanza, ricordando che i piani di emergenza devono essere strumenti attivi e comprensibili, non documenti dimenticati negli uffici. A chiudere il quadro è stato Paolo Colonna, che richiamando il pensiero di Renzo Piano ha parlato di rigenerazione dell’esistente e di rammendo delle periferie. Il messaggio finale è netto: per affrontare il dissesto servono competenze, continuità e una nuova alleanza tra tecnica, istituzioni e comunità.</p>
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