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	<title>Imprenditoria - Parlami</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2026 11:19:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Imprenditoria - Parlami</title>
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		<title>Ora basta, mi metto in proprio… apro un franchising</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 10:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Franchising]]></category>
		<category><![CDATA[Imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lavoro stressante, fiato sul collo, permessi che diventano un miraggio, ferie negate come se fossero un lusso e non un diritto, oppure decine di colloqui senza uno sbocco, senza una risposta, senza nemmeno un cenno di possibilità, e allora arriva quel momento in cui la testa dice basta e nasce l’idea di mettersi in proprio, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lavoro stressante, fiato sul collo, permessi che diventano un miraggio, ferie negate come se fossero un lusso e non un diritto, oppure decine di colloqui senza uno sbocco, senza una risposta, senza nemmeno un cenno di possibilità, e allora arriva quel momento in cui la testa dice basta e nasce l’idea di mettersi in proprio, un pensiero che parte come una scintilla e diventa una ricerca compulsiva su Google della parola magica franchising, perché sembra la soluzione perfetta per chi vuole cambiare vita senza partire completamente da zero, un modo per sentirsi imprenditore ma con un marchio già pronto, una strada che promette meno rischi e più certezze almeno sulla carta</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi dai un consiglio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso mi capita, lavorando da anni come manager e vivendo ogni giorno la realtà concreta di una società franchisee con più punti vendita, di ricevere questa domanda semplice e diretta, mi dai un consiglio, e dietro quella frase c’è sempre un mondo intero, c’è chi è stanco del lavoro dipendente, chi non sopporta più il fiato sul collo, chi ha collezionato permessi negati e ferie rimandate, chi ha fatto colloqui su colloqui senza uno sbocco, chi sente che è arrivato il momento di cambiare strada, e quando mi chiedono un consiglio non cercano una definizione tecnica, cercano una voce che ha visto le cose da vicino, che ha vissuto la gestione di un punto vendita, che ha affrontato problemi reali, che ha parlato con clienti veri, che ha gestito personale, che ha fatto conti, che ha visto successi e cadute, e allora rispondo con quello che conosco, con quello che ho imparato sul campo, perché l’esperienza diretta o indiretta è l’unica che rende un consiglio davvero utile, e quando parlo di franchising non parlo mai per teoria, parlo per vita vissuta, per giornate complicate, per decisioni prese all’ultimo minuto, per errori che insegnano più di qualsiasi manuale e per soddisfazioni che arrivano quando meno te lo aspetti</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa davvero aprire un franchising</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aprire un franchising significa entrare in un sistema già definito dove tu investi capitale tempo e responsabilità mentre il franchisor ti offre il marchio il know how le procedure e un modello di business già testato, e tutto questo sembra rassicurante ma comporta anche una serie di regole che devi rispettare, perché sì sei in proprio ma non completamente, sei libero ma entro confini precisi, sei imprenditore ma con un manuale operativo che non hai scritto tu, e questa è la prima verità che chi sogna il franchising deve comprendere</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il franchisor e chi è il franchisee</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il franchisor è l’azienda madre, quella che possiede il marchio il format il modello di business e le procedure che tu andrai a replicare, è il proprietario del brand e il custode delle regole, mentre il franchisee sei tu, l’imprenditore che decide di aprire un punto vendita utilizzando quel marchio seguendo quelle procedure e rispettando quegli standard, una relazione che funziona solo se entrambe le parti sanno esattamente cosa devono fare e cosa devono garantire</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il franchising attira chi vuole cambiare vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il franchising attira perché promette un brand già noto un format collaudato un supporto iniziale e una riduzione del rischio percepito, e la parola chiave è percepito perché il rischio non sparisce semplicemente cambia forma, e chi è stanco del lavoro tradizionale vede nel franchising una via più semplice per mettersi in proprio, una strada che sembra più sicura e più guidata, soprattutto quando la voglia di indipendenza supera la pazienza verso il vecchio lavoro</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è tutto oro ciò che luccica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci sono i contro, quelli che non trovi nelle brochure, la libertà imprenditoriale ridotta che ti fa capire che sei in proprio ma non troppo, i costi nascosti che spuntano quando meno te lo aspetti, le royalties che non vanno mai in ferie, gli obblighi di acquisto che ti legano mani e piedi, il territorio limitato che non puoi scegliere liberamente, i margini che in certi settori sono più sottili della carta forno, e allora capisci che aprire un franchising richiede lucidità realismo e una buona dose di verità</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa davvero mettersi in proprio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di aprire un franchising devi aprire una società, e qui arrivano le curiosità che pochi conoscono, perché aprire una semplice società in Italia non è complicato ma ha costi precisi, una SRL semplificata può costare tra i 300 e i 600 euro tra notaio e imposte, una SRL ordinaria può arrivare a 1500 euro, poi ci sono i costi di apertura della partita IVA che il commercialista gestisce con poche centinaia di euro, e infine i costi fissi annuali come INPS gestione commercianti che parte da circa 3800 euro l’anno, e questo prima ancora di parlare del franchising, perché il franchising arriva dopo, con la fee d’ingresso che può andare da 5 mila a 30 mila euro nei format più comuni e con l’allestimento che spesso supera i 20 mila euro, e questa è la parte che molti scoprono solo quando ormai sono seduti davanti al contratto</p>



<h2 class="wp-block-heading">E adesso il commercialista&#8230;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva sempre quel momento in cui l’entusiasmo incontra la realtà e la realtà ha un nome preciso, il commercialista, perché è lui che ti spiega cosa puoi fare e cosa non puoi fare, quali costi devi sostenere, quali tasse devi considerare, quali obblighi hai come imprenditore, ed è qui che molti capiscono che mettersi in proprio non è solo un’idea romantica ma un progetto concreto che richiede numeri veri, e il commercialista diventa il primo alleato per non trasformare un sogno in un incubo amministrativo</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tirando le somme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mettersi in proprio è un atto di coraggio, aprire un franchising è un atto di strategia, e capire la differenza è fondamentale per non farsi abbagliare dal marchio, perché il franchising può essere una scelta intelligente ma solo se lo si affronta con consapevolezza realismo e la capacità di leggere la realtà per quella che è</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Eugenio D’Angelo e il Palarté, ad Acerra il nuovo polo aggregativo tra cibo e cultura con guinness da record</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pina Stendardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 14:28:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Acerra]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio D'Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[La maschera di Pulcinella più grande al mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Palarté Acerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acerra ha un patrimonio nascosto che pochi conoscono: il castello, il museo di Pulcinella, l’area archeologica, Casina Spinelli, le sorgenti e gli scavi. Tutto gratuito, un vero museo a cielo aperto. E al centro di questa rinascita c’è il Palarté, diventato in pochi anni il punto di riferimento dell’area nord di Napoli grazie alla famiglia [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>Acerra ha un patrimonio nascosto che pochi conoscono: il castello, il museo di Pulcinella, l’area archeologica, Casina Spinelli, le sorgenti e gli scavi. Tutto gratuito, un vero museo a cielo aperto. E al centro di questa rinascita c’è il Palarté, diventato in pochi anni il punto di riferimento dell’area nord di Napoli grazie alla famiglia D&#8217;Angelo che con visione imprenditoriale, ha trasformato una corte storica in spazio aggregativo moderno e competitivo per le sue attrattive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il progetto c’è la visione manageriale di Eugenio D’Angelo. La sua idea è chiara: il Palarté non è solo ristorazione, eventi, suite e musica dal vivo. È un luogo d’incontro, di aggregazione, soprattutto per i giovani. Uno spazio sicuro, connesso con la bellezza del territorio acerrano, aperto ai talenti campani, alle mostre e all’attenzione verso le donne. I numeri lo dicono: il pubblico del Palarté è soprattutto femminile e giovanile, perché il locale è percepito come affidabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Pulcinella è il nostro accento più alto”, spiega D’Angelo, partendo dalla figura simbolo legata ad Acerra per costruire un polo culturale dove le persone “perbene vogliono stare bene”. Tali conferme lo hanno portato ancora una volta ad alzare l&#8217;asticella del suo concept, inaugurando lo scorso 9 giugno, la maschera monumentale di Pulcinella in marmo bianco di Carrara, più grande al mondo, firmata dall&#8217;artista francese Oymak, in sinergia di intenti con il Museo di Pulcinella della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un progetto ambizioso, che crea continuità con il percorso artistico già avviato all&#8217;interno del concept ristorativo del Palarté, dove le persone si riuniscono intorno al buon cibo, circondate da un&#8217;arena realizzata in legno e pietra, in cui ci si può accomodare per godersi la musica live proposta di volta in volta dalle serate organizzate, senza trascurare i riferimenti artistici delle opere espositive ospitate nella grande struttura, come ci racconta in questa intervista Eugenio D’Angelo, ideatore e manager del Palarté.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-16630" srcset="https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-1024x768.jpeg 1024w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-300x225.jpeg 300w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-768x576.jpeg 768w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-150x113.jpeg 150w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-696x522.jpeg 696w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-1068x801.jpeg 1068w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_9690-1920x1440.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217; INTERVISTA </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <strong>Da giovane laureato a manager di successo. Eugenio, quando hai scoperto che il Palartè poteva essere l&#8217;investimento della tua vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;ho scoperto nel momento in cui abbiamo aperto. Ho capito che il Palarté poteva essere non soltanto un mezzo per guadagnare, ma un mezzo con il quale era possibile cambiare anche in piccolo, la sorte del nostro territorio, per dare ai ragazzi qualcosa di cui essere fieri. Ho scelto il percorso di studi di Direzione e Consulenza aziendale alla Cattolica, che mi ha aiutato a formare le conoscenze di base nel mondo imprenditoriale così che poi &#8220;affinassi le armi&#8221; per poter &#8220;combattere&#8221; e portare il Palarté nella sua visione attuale che ingloba accoglienza, ristorazione, eventi aggregativi di musica ed arte. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <strong>Tu sei acerrano.</strong> <strong>Qual è l’accento più bello della tua città</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Penso che noi abbiamo alcune delle cose più belle che ho visto all&#8217;interno di tanti territori. Ho girato tanto anche il mondo e ancora oggi mi chiedo come sia possibile che Acerra che veramente ha delle cose stupende tra il castello, la parte museale, la parte archeologica ad ingresso peraltro gratuito, Casina Spinelli, le sorgenti, pur essendo un museo a cielo aperto, non venga considerata per il valore che in effetti ha. Acerra contiene delle cose meravigliose e penso l&#8217;accento più elevato ricada proprio su Pulcinella, figura mondiale, riconosciuta da tutti. Noi abbiamo la fortuna di essere legati profondamente alla storia di Pulcinella. Per questo ho scelto di creare una sinergia con Il Museo di Pulcinella della mia città, creando con esso un continuo espositivo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211;<strong>Il Pala Artè è diventato un punto di riferimento per la movida dell&#8217;area nord di Napoli ma ingloba oltre alla qualità della ristorazione, dell&#8217;incontro, esposizioni artistiche, musica dal vivo con promozione di talenti campani, anche un&#8217;attenzione particolare rivolta alle donne, con l&#8217;ascolto delle loro esigenze. Quando hai pensato a tutto questo e come cerchi di armonizzarlo giorno per giorno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Parto da un dato molto importante. Anche attraverso i dati di Google</em> che <em>abbiamo </em>raccolto <em>nel tempo, abbiamo notato una cosa: il Palarté è frequentatissimo soprattutto da giovani e donne, il che mi rende fiero. Siamo quindi percepiti positivamente, non solo come luogo bello</em>, <em>affidabile, ma soprattutto come un luogo in cui sentirsi al sicuro. Il merito è della cura degli ambienti e di una serie di fattori che si sono attualizzati, pensati perchè tutti si sentano a casa, ascoltati, accolti</em>. <em>Nel tempo il Pala Arte è diventato un luogo d&#8217;incontro di persone perbene</em> che<em> vogliono stare bene.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <strong>Hai realizzato un modello di accoglienza che dimostra come cultura, sicurezza e gestione attenta possano trasformare un territorio. E Acerra, con il Palarté, ha trovato la sua voce.</strong> <strong>Quando ti sei innamorato dell&#8217;Arte, perrchè non si può promuovere l&#8217;Arte se non la si ama?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il primo corridoio inaugurato all&#8217;interno de Il Ritorno ha lo zampino di Vincenzo Pagliara, un professionista nel suo ambito, che mi ha aiutato ad allestire la prima esposizione qui al Palarté. Penso che per amare l&#8217;arte ci sia bisogno di tanta sensibilità. Sono un ragazzo sensibile e questo amore è stato instillato da un mio professore di Arte al liceo. Il Prof. Rino De Sena, che saluto con affetto e viene qui spesso. Era molto esigente sia dal punto di vista pratico che teorico, e mi ha insegnato come l&#8217;arte si sviluppa in concomitanza con ciò che accade nel mondo. Se tu sai vedere l&#8217;arte, sai vedere ciò che accade nel mondo. Noi qui con le mostre allestite, con il murales omaggio alla città di Acerra, realizzato con il Progetto Atelier dell&#8217;Arte e con la maschera di Pulci</em>nella più grande al mondo da noi ospitata, stiamo creando un ponte tra la nuova generazione e l&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8211; Al Palartè ora c&#8217;è un guinness dei primati. Cosa dice a te la Maschera di Pulcinella, per averla così tanto voluta nella tua struttura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pulcinella a noi acerrani, napoletani, scorre nelle vene. E&#8217; una figura ribelle, indomita, che nonostante le angherie e le difficoltà, riesce sempre a trovare la forza di alzarsi e di reinventarsi. E non è cosa da poco. Penso di rivederlo in tutte le persone di Acerra e dei territori napoletani in cui viviamo. Nonostante il mix di difficoltà tutte queste persone ogni giorno si svegliano e vanno al lavoro, decidendo di combattere la routine giornaliera. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8211; Come si è formata l&#8217;intuizione di portare ad Acerra la machera più grande al mondo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;intuizione c&#8217;è stata quando con la collaborazione di mio padre Fortunato D&#8217;Angelo e del Museo di Pulcinella, si è creata questa intesa, questa voglia di riscatto nel portare in città qualcosa di impensabile. Nessuno pensa che un&#8217;attività privata vada, in collaborazione con un museo, a fare un&#8217;operazione meravigliosa per tutto il pubblico e a costo zero. L&#8217;abbiamo messa a disposizione di tutti perchè penso concretamente che l&#8217;arte è necessaria affinchè le persone crescano e lo facciano amando il proprio territorio. Oggi abbiamo dato la possibilità ai ragazzi del domani di venire qui, toccare quest&#8217;opera con mano, e vedere realmente quali sono le loro origini. Magari abbiamo gettato il seme per una consapevolezza futura.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211;<strong>Qual è il tuo sogno da giovane per i giovani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Spero vivamente che con questa attività e con quelle future che faremo, si riesca a cambiare la mentalità che il bello si trova solo altrove, che l&#8217;erba del vicino è sempre più verde.</em> <em>Penso che se ci rimbocchiamo le maniche, </em>senza <em>fuggire davanti ai problemi, ma affrontandoli, innaffiando costantemente la propria erba, anche il nostro giardino può diventare più verde.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>&#8220;Napoli non è quella storia lì&#8221;: Ditto risponde a Saviano sul turismo e l&#8217;immagine della città</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/05/04/napoli-non-e-quella-storia-li-ditto-risponde-a-saviano-sul-turismo-e-limmagine-della-citta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:08:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ditto]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ospitalità]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un imprenditore del settore ospitalità prende parola su un dibattito che tocca reputazione, economia e identità urbana C&#8217;è un confine sottile tra denuncia e semplificazione. Enrico Ditto, imprenditore napoletano da anni impegnato nello sviluppo turistico del territorio, lo ha percepito chiaramente leggendo le recenti dichiarazioni attribuite a Roberto Saviano, nelle quali lo scrittore avrebbe evocato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parlami.eu/2026/05/04/napoli-non-e-quella-storia-li-ditto-risponde-a-saviano-sul-turismo-e-limmagine-della-citta/">&#8220;Napoli non è quella storia lì&#8221;: Ditto risponde a Saviano sul turismo e l&#8217;immagine della città</a> proviene da <a href="https://www.parlami.eu">Parlami</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un imprenditore del settore ospitalità prende parola su un dibattito che tocca reputazione, economia e identità urbana</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un confine sottile tra denuncia e semplificazione. Enrico Ditto, imprenditore napoletano da anni impegnato nello sviluppo turistico del territorio, lo ha percepito chiaramente leggendo le recenti dichiarazioni attribuite a Roberto Saviano, nelle quali lo scrittore avrebbe evocato un possibile collegamento tra la crescita del turismo a Napoli e le dinamiche della criminalità organizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua risposta è pubblica, pacata e precisa. &#8220;Mi spiace, Roberto, ma su questo tema non condivido il tuo punto di vista.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal territorio, una visione diversa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ditto non parla da osservatore esterno. Vive e lavora a Napoli, conosce il settore dall&#8217;interno e ha assistito in prima persona alle trasformazioni che la città ha attraversato negli ultimi anni. Quella che descrive è una realtà in evoluzione: più turisti, nuova imprenditorialità, un riconoscimento culturale crescente che ha portato Napoli sotto i riflettori internazionali in modo inedito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, secondo lui, non è che si parli della città. Il problema è come lo si fa, e con quali basi. &#8220;Quando si affrontano questioni così rilevanti è fondamentale fare riferimento a dati, fonti e riscontri concreti&#8221;, osserva. In assenza di questa solidità, anche le voci più autorevoli rischiano di contribuire a distorcere la percezione di un territorio intero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le parole che pesano oltre i confini locali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli è una città guardata. Dal resto d&#8217;Italia, dall&#8217;Europa, dal mondo. E in questo contesto, ogni dichiarazione pubblica di chi ha una voce riconosciuta entra in un circuito che supera di gran lunga il dibattito napoletano. Investitori e operatori internazionali ascoltano, e certi frame narrativi si sedimentano con una persistenza che i dati reali faticano poi a correggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Esiste una parte significativa del tessuto economico e sociale che opera nella piena legalità&#8221;, ricorda Ditto. Non è una difesa d&#8217;ufficio, è una richiesta di completezza. Quella stessa completezza che distingue un&#8217;analisi seria da una suggestione, per quanto in buona fede formulata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rispetto per Saviano, disaccordo sul merito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiusura dell&#8217;intervento di Ditto è significativa nel tono. Il percorso personale e professionale di Saviano viene riconosciuto senza riserve. Ma proprio perché quella voce ha peso, le parole che pronuncia su Napoli richiedono una responsabilità proporzionata. &#8220;Napoli merita analisi approfondite, capaci di restituire tutte le sue sfaccettature.&#8221; Una frase che suona come invito, non come attacco.</p>
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		<title>Millionaire rilancia con un workshop gratuito: quattro serate online per imparare a fare impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 17:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Business Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fare impresa]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Imprenditoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritorno della storica rivista imprenditoriale parte da un evento digitale aperto a tutti, tra AI, scenari globali e strumenti concreti per chi vuole costruire qualcosa C&#8217;è un momento in cui una rivista smette di essere solo carta e diventa qualcosa di più. Per Millionaire, quel momento è adesso. Dopo oltre trentacinque anni di storia, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno della storica rivista imprenditoriale parte da un evento digitale aperto a tutti, tra AI, scenari globali e strumenti concreti per chi vuole costruire qualcosa</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un momento in cui una rivista smette di essere solo carta e diventa qualcosa di più. Per Millionaire, quel momento è adesso. Dopo oltre trentacinque anni di storia, il brand più iconico dell&#8217;imprenditoria italiana è pronto a riscrivere il proprio ruolo, e comincia da un workshop online gratuito: &#8220;Un&#8217;Impresa da Millionaire&#8221;, in programma dal 27 al 30 aprile ogni sera alle 21:00.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa non è un semplice evento promozionale. È il primo passo di un progetto più articolato che punta a trasformare Millionaire in un ecosistema capace di ispirare, formare e connettere chi vuole davvero fare impresa oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa succede in queste quattro serate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il workshop è pensato per chi vuole capire cosa sta cambiando nel mondo dell&#8217;impresa, non in astratto ma in modo operativo. Imprenditori ed esperti si alterneranno per analizzare i principali driver di trasformazione del mercato: nuovi equilibri geopolitici, accelerazione tecnologica, intelligenza artificiale applicata ai modelli di business.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il filo conduttore è pratico: come aumentare la marginalità, come strutturare progetti competitivi, come anticipare i cambiamenti invece di subirli. Un percorso pensato per chi ha un&#8217;idea ma non sa ancora come trasformarla in realtà, e per chi invece fa già impresa ma sente il bisogno di aggiornarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Non aspettare le opportunità, costruiscile&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rilancio di Millionaire si muove attorno a una parola chiave: &#8220;imprenditivi&#8221;. Non imprenditori nel senso classico del termine, ma persone che hanno una mentalità propositiva, capaci di agire invece di attendere. È la definizione che usa Gianluca Lo Stimolo, Amministratore Delegato della testata, nel descrivere il pubblico a cui la nuova Millionaire si rivolge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Savino Novelli, Presidente della rivista, ha una storia personale con questo brand: è stato lettore prima di diventarne il presidente, e quella prospettiva continua a guidare il suo approccio. «Credo profondamente che oggi in Italia sia ancora possibile fare impresa, a patto di conoscere il contesto e sapersi muovere con consapevolezza», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandro Dattilo, Direttore Responsabile, ha scelto una formula efficace per raccontare questo momento: «stop, reset, go». Non una pausa, ma una trasformazione nata dall&#8217;ascolto. «Siamo ripartiti dalle storie reali, dagli errori, dalle ripartenze», ha spiegato, anticipando la linea editoriale che caratterizzerà la nuova Millionaire: nessun filtro, strumenti concreti, dialogo diretto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre il workshop: la visione a lungo termine</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il workshop è solo l&#8217;inizio. Il progetto Millionaire prevede il ritorno della rivista in edicola, nuovi contenuti digitali e lo sviluppo dei Club Millionaire, luoghi pensati per chi vuole crescere insieme ad altri imprenditori e professionisti, sia online che offline.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modello che guarda oltre la pubblicazione periodica e punta a costruire una community attiva, capace di generare valore concreto per chi ne fa parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le iscrizioni al workshop sono gratuite su <a href="https://workshop.millionaire.it." type="link" id="https://workshop.millionaire.it.">workshop.millionaire.it</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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