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	<title>vacanze - Parlami</title>
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		<title>Fine vacanze, la verità sullo stress: «Non è una sindrome»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Caiazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 16:05:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre porta sempre con sé lo stesso rituale: articoli, post e consigli su come combattere la sindrome da rientro. Ma se questa condizione non esistesse affatto? Lo sostiene con convinzione Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, punto di riferimento per la salute emotiva e comportamentale. «La sindrome da rientro non [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Settembre porta sempre con sé lo stesso rituale: articoli, post e consigli su come combattere la sindrome da rientro. Ma se questa condizione non esistesse affatto? Lo sostiene con convinzione Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, punto di riferimento per la salute emotiva e comportamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La sindrome da rientro non è una diagnosi: è il conto di un&#8217;estate in cui non ci siamo mai assentati», afferma senza esitazioni lo specialista, capovolgendo una narrazione che si ripete puntualmente ogni fine estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sindrome che non esiste nei manuali scientifici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato di partenza è chiaro: questa presunta sindrome non è presente in nessuna classificazione diagnostica riconosciuta dalla comunità scientifica. Non è un caso, ma una precisa scelta metodologica. Tornare a una routine dopo una pausa è infatti un processo del tutto fisiologico, con dinamiche note e una durata limitata nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Barretta individua due rischi concreti nell&#8217;uso improprio del termine sindrome. Da un lato si trasforma in malattia qualcosa che semplicemente non lo è. Dall&#8217;altro si toglie spazio e attenzione a un disagio psicologico autentico, quello che si manifesta con l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno e che, nonostante la sua gravità, riceve molta meno visibilità mediatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ogni settembre discutiamo per giorni di una condizione che non esiste, mentre di quelle che esistono non parliamo quasi mai», spiega lo psichiatra. «Il paradosso è che questo eccesso di allarme su un fenomeno normale finisce per rendere meno riconoscibile il disagio vero, quello che non si esaurisce in due settimane e che meriterebbe una risposta clinica».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è tornare, ma non essersi mai davvero fermati</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se rientrare al lavoro è un fenomeno normale, perché oggi risulta così più pesante rispetto al passato? La spiegazione di Barretta si sposta indietro nel tempo, verso il periodo di vacanza stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In passato le ferie rappresentavano un&#8217;interruzione vera: un momento in cui il lavoro diventava, di fatto, irraggiungibile. Oggi questa possibilità si è quasi dissolta. La posta elettronica rimane sempre consultabile, i messaggi di lavoro viaggiano sulle stesse applicazioni utilizzate per la vita privata, e la reperibilità si nasconde in continue micro-interruzioni che nessuno percepisce come lavoro effettivo, proprio perché durano pochissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chi torna stanco da due o tre settimane di ferie non ha un disturbo. Ha una vacanza che non è mai cominciata», sottolinea il direttore scientifico del Centro Noesis. Possiamo cambiare paesaggio, spostarci verso mete lontane, ma l&#8217;ambiente digitale in cui viviamo gran parte delle nostre giornate ci accompagna comunque, senza lasciarsi condizionare dalla distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Disconnettersi è un diritto, non un privilegio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa riflessione nasce una domanda differente rispetto a quella che solitamente accompagna il rientro settembrino. Non conta tanto come affrontare il ritorno in ufficio, quanto piuttosto se siamo ancora capaci di staccare completamente durante le nostre pause.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo psichiatra pone l&#8217;accento su un tema decisivo: il diritto alla disconnessione, che definisce inalienabile per ogni lavoratore, non un&#8217;opzione facoltativa. «Il diritto al riposo, se l&#8217;ambiente immateriale resta accessibile in ogni ora e in ogni luogo, è un diritto svuotato», afferma con fermezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Barretta chiarisce però che una legge da sola non risolve il problema. È necessaria anche una vera educazione al benessere digitale, che dovrebbe partire già dai banchi di scuola e dai contesti familiari, ancor prima che dagli ambienti lavorativi. Solo così, conclude lo specialista, la salute emotiva smetterà di essere considerata una prova di resistenza individuale e tornerà a essere riconosciuta come una responsabilità che riguarda tutti.</p>
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