Coppa Italia: stasera esordio del Napoli

Napoli, dopo gli ottimi risultati raggiunti in fra campionato e Champions che hanno sancito un ritorno in grande stile del Napoli di Conte, stasera è l’occasione per il Napoli di provare un pò di seconde e terze linee, sperimentando e facendo riposare i big. Ma la domanda vera è: perché la Coppa Italia è la competizione più sacrificabile fra le varie competizioni?

Perché la Coppa Italia non attira più ?

Negli ultimi anni la Coppa Italia ha perso progressivamente appeal, sia agli occhi delle società sia del pubblico. Nonostante la sua lunga tradizione e la possibilità di sollevare un trofeo prestigioso, la competizione fatica a ritrovare centralità nel calendario calcistico italiano. Ma perché succede? Le ragioni sono molteplici e si intrecciano tra calendario, format, motivazioni economiche e percezioni culturali.

I problemi riscontrati dal Napoli e dalle big

Uno dei problemi principali è l’affollamento del calendario. Le squadre di Serie A, in particolare quelle impegnate nelle competizioni europee, si trovano a giocare: campionato, coppe europee e Supercoppa oltre ai consueti impegni con le nazionali. In questo contesto, la Coppa Italia diventa spesso una competizione “secondaria”, nella quale i tecnici preferiscono far rifiatare i titolari. Questo porta a: turnover estremi, partite meno spettacolari e minore attenzione mediatica.

Il format della Coppa è meno spettacolare

La formula attuale non aiuta. Le big entrano tardi, gli scontri iniziali sono spesso troppo sbilanciati e la sensazione è che la competizione “cominci davvero” solo in semifinale. Ciò porta a delle conseguenze pratiche e negative. Si generano match poco equilibrati, spesso prevedibili, con le minori che hanno spesso zero possibilità di intraprendere un viaggio da sogno in vere e proprie favole sportive, come accade negli altri paesi europei. Il vestito disegnato dalla Lega é su misura per i club più blasonati, quasi a volerli portare volutamente fino in fondo per fini economici e promozionali.

Premi economici bassi per la Coppa

In un calcio sempre più guidato dagli introiti, la Coppa Italia non offre ricompense all’altezza. I premi economici sono inferiori rispetto al campionato e lontanissimi da quelli delle competizioni europee. Questo porta i club, soprattutto quelli di vertice, a non considerare la Coppa come un obiettivo prioritario, vista la sproporzione tra: sforzo → energie, rotazioni, rischi di infortuni, beneficio → ricavi e visibilità ridotti. I tifosi, quindi, a loro volta non possono non percepire tutto questo riversando sulla coppa meno attenzioni e spendendosi in maniera minima. In questo per fortuna eccezione sembra essere l’ambiente partenopeo pronto ad accogliere alla grande anche questa manifestazione con il solito supporto e con passione.

Percezione “minore” nella cultura calcistica italiana della Coppa nazionale

Al contrario della tradizione inglese, dove le coppe nazionali hanno un fascino storico, in Italia la Coppa è da sempre percepita come un trofeo di secondo piano. L’opinione pubblica tende a considerarla un premio “di consolazione”, ossia un obiettivo per chi non compete per scudetto o Champions, un evento interessante solo in primavera. Questa mentalità si riflette nella narrazione mediatica e nell’entusiasmo dei tifosi. Se a questo si aggiungano orari e palinsesti televisivi non compatibili con esigenze familiari e lavorative dei tifosi, il calo di appeal della Coppa è inevitabile.

Ma la Coppa Italia in che modo potrebbe rinascere ?

Certamente le idee ci sono e sono tante, ma andrebbero analizzate e sperimentate quanto prima. Bisognerebbe innanzitutto cambiare il format con big dentro da subito al pari delle minori, partite secche e premi più ricchi, in modo da favorire quanto più possibile il sorgere di favole locali che porterebbero passione rinnovata ed entusiasmo collettivo. Si rilancerebbe la voglia di sognare nell’Italia dei Comuni, dei borghi, delle piccole grandi città. Un’altra idea da rilanciare potrebbe essere la previsione di finali itineranti lungo lo Stivale, che aumenterebbe il coinvolgimento di tutte le realtà locali.

Conclusioni sul tema Coppa

La Coppa Italia oggi non è ancora da definirsi morta, ma certamente è finita in secondo piano. Se tornerà a essere davvero amata dipenderà dalla capacità del sistema calcio di mettere in pratica tutte le migliorie necessarie affinché si renda meno prevedibile, più ricca e meglio raccontata, in pratica più simile a uno spettacolo capace di coinvolgere tutti. Solo così potrà riguadagnare il posto che merita nel cuore dei tifosi e, soprattutto, nelle ambizioni dei vari club, blasonati e non.

Antonio Giordano
Antonio Giordano
Avvocato penalista del Foro di Nola, con una profonda passione per il diritto e per la scrittura. Tifoso del Napoli da sempre, ama raccontare la società e l’attualità con sguardo critico e autentico. Laureato presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, collabora oggi con la prestigiosa Rivista Giuridica Bruniana.
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