Iran travolto dalla mancanza di solidarietà mondiale e dalle aggressioni del regime della Repubblica Islamica che reprime le proteste interne, limita i diritti civili e sociali, controllando l’informazione e punendo il dissenso. L’interruzione di energia elettrica, di acqua, il blackout informativo con internet sospeso, ed ancora i continui arresti cui potrebbero seguire esecuzioni capitali, sta davvero compromettendo il rapporto tra Stato e società. Mentre la gente in strada grida aiuto contro l’oppressione e l’inflazione che rende loro la vita quotidiana impossibile, il solo che sembrerebbe rispondere alla richiesta di aiuto collettiva è Donald Trump, presidente Usa che aveva annunciato l’ipotesi interventista a sostegno degli iraniani contro la Repubblica Islamica. Gli Usa pongono sotto i riflettori del mondo, l’uso di droni militari contro i manifestanti pacifici, da parte del regime di Teheran e su X il Dipartimento di sicurezza americano aggiunge: “La Repubblica islamica considera gli iraniani nemici combattenti e dichiara loro guerra. Il mondo intero sta assistendo alle azioni di questo regime e non saranno dimenticate”.
Intanto cresce l’esasperazione del Paese, alimentata dalle minacce israeliane e statunitensi, e dalle violazioni delle libertà fondamentali. Se precedentemente a scendere in piazza era stato solo il movimento Donne, Vita, Libertà”, rivendicando pari opportunità e libertà espressiva per le donne iraniane, ora tutta la popolazione è scesa a protestare. Dalla fine della guerra contro l’Iraq nel 1988, i movimenti di protesta non si sono mai fermati e ruotano su quattro principi cardine: economia, libertà, giustizia e sicurezza.

IRAN, IL FRENO DI TRUMP
L’autorità tedesca, in vista di un possibile intervento militare da parte in Iran degli Stati Uniti, ha emesso la raccomandazione “che lo spazio aereo iraniano non venga sorvolato fino al 10 febbraio”. Trump però fa un passo indietro rispetto all’ipotesi interventista e frena dichiarando: “Le uccisioni si sono fermate, vediamo. Siamo stati informati da fonti molto importanti, che gli omicidi sono finiti, con sospensione delle esecuzioni pianificate”. Si attende oggi la riunione del Consiglio di Sicurezza Onu per un “briefing sulla situazione”. Intanto, al diciottesimo giorno di ribellione sociale con ben 617 raduni in 187 città iraniane, sono state arrestate almeno 18.470 persone, con morte confermata di 2.165 civili. Amnesty International parla di massacro senza precedenti, invocando l’azione diplomatica della comunità internazionale.
IRAN E UCCISIONI ILLEGALI, IL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL
Amnesty denuncia “uccisioni illegali di massa di dimensioni senza precedenti” da parte delle autorità iraniane che avrebbero ammesso un totale di 2000 morti dalle proteste pacifiche iniziate il 28 dicembre. A causa dell’escalation sanguinaria partita dall’8 gennaio, invoca l’azione immediata degli stati membri delle Nazioni Unite attraverso la convocazione di riunioni e sessioni straordinarie del Consiglio dei diritti umani e del Consiglio di sicurezza, deferendo la situazione dell’Iran alla Corte penale internazionale.
Secondo le prove raccolte da Amnesty, le forze di sicurezza posizionate in strada e sui tetti di abitazioni private, di moschee e di stazioni di polizia avrebbero ripetutamente aperto il fuoco colpendo i manifestanti incapaci di difendersi. La situazione sta degenerando anche nelle strutture sanitarie, colme di feriti e famiglie in cerca di familiari da riconoscere tra i sacchi di cadaveri impilati in obitori, camion o magazzini.




