Come si raccontano le emozioni senza semplificarle? La chiave dei sentimenti, volume curato da Valentina de Giovanni, prova a rispondere a questa domanda attraverso un progetto editoriale corale che sarà presentato sabato 31 gennaio 2026, alle ore 11:30, nel foyer del Teatro Diana di Napoli. Pubblicato da Homo Scrivens, il libro nasce dall’idea che la parola possa diventare strumento di consapevolezza, cura e ascolto, capace di restituire dignità ai sentimenti spesso trascurati nel discorso pubblico.
L’incontro vedrà la partecipazione della curatrice, della Dirigente Scolastica Immacolata Iadicicco e dell’editore Aldo Putignano, insieme a numerosi autori coinvolti nel progetto. La presenza di Maurizio de Giovanni rappresenta un momento di forte valore simbolico e culturale, capace di amplificare il messaggio del libro: la scrittura come spazio di incontro tra esperienze diverse, dove emozioni e pensiero si intrecciano. Ambientare la presentazione in uno storico teatro napoletano significa rafforzare il legame tra parola scritta e comunità, tra letteratura e vita quotidiana.
Una mappa emotiva tra voci e linguaggi diversi
I ventitré autori che compongono La chiave dei sentimenti danno vita a un mosaico narrativo che attraversa generazioni, professioni e sensibilità. Scrittori, avvocati, studenti e operatori culturali contribuiscono a un dialogo aperto sul valore educativo della parola. L’introduzione di Valentina de Giovanni e la copertina illustrata da Francesca Strino accompagnano il lettore in un percorso che invita a riconoscere le emozioni come strumenti di crescita individuale e collettiva.
Il libro include anche un’intervista a Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’AMI, e tre saggi dedicati all’educazione emotiva, offrendo uno sguardo multidisciplinare sul tema. La presentazione al Teatro Diana diventa così un’occasione di confronto e ascolto, aperta al pubblico fino a esaurimento posti, in cui ogni sentimento si trasforma in chiave di accesso a una maggiore consapevolezza. Un invito a rallentare, leggere e ascoltare, in una città che continua a fare della parola uno dei suoi strumenti culturali più vivi.




