L’ultima lezione di Enrica Bonaccorti: il coraggio gentile della televisione di ieri

La scomparsa di Enrica Bonaccorti, morta a 76 anni dopo aver combattuto a lungo contro un tumore al pancreas, segna molto più della fine di una carriera televisiva. Chi ha vissuto la televisione italiana tra gli anni Ottanta e Novanta ricorda bene quel volto garbato, quell’eleganza discreta che sembrava appartenere a un’altra stagione del piccolo schermo, quando la popolarità non coincideva necessariamente con il clamore.

Negli ultimi mesi Bonaccorti aveva scelto di raccontare pubblicamente la propria malattia. Lo aveva fatto senza retorica, con parole semplici ma profonde: parlava di un “letargo a occhi aperti”, di una sospensione emotiva più che di paura. Anche quando aveva spiegato di aver interrotto la chemioterapia, non aveva rinunciato alla speranza nella ricerca scientifica, ricordando quanto fosse importante continuare a sostenere il progresso della medicina. Era il suo modo, ancora una volta, di stare davanti al pubblico: con sincerità e dignità.

La sua storia televisiva è inseparabile da quella di una Rai che stava cambiando volto. Dopo gli inizi tra teatro e cinema, Bonaccorti divenne uno dei volti più familiari del servizio pubblico con programmi come Italia Sera e soprattutto Pronto chi gioca?. Qui accettò una sfida che molti avevano rifiutato: raccogliere l’eredità lasciata da Raffaella Carrà. La stessa Bonaccorti raccontò in seguito di aver temuto quel ruolo, ma la televisione spesso premia proprio chi accetta il rischio. Il programma si rivelò infatti un successo, confermando la sua capacità di parlare al pubblico con naturalezza.

Come spesso accade nello spettacolo, alla popolarità seguirono anche momenti difficili. Una polemica nata durante una diretta televisiva – quando annunciò di essere incinta – la trasformò improvvisamente in bersaglio mediatico. A quella tempesta si aggiunse la tragedia personale della perdita del bambino. Bonaccorti raccontò anni dopo di essersi sentita abbandonata: un episodio che dice molto del rapporto, talvolta spietato, tra televisione e vita privata.

Il passaggio a Mediaset nei primi anni Novanta le regalò una nuova stagione di visibilità con Non è la Rai, la trasmissione ideata da Gianni Boncompagni che segnò un’epoca della televisione commerciale. Anche lì Bonaccorti dimostrò il suo stile: meno rumoroso rispetto alla nuova televisione emergente, ma sempre attento e professionale.

Negli anni successivi la sua presenza sul piccolo schermo si fece più discreta. Apparve spesso come ospite e opinionista, continuando nel frattempo a lavorare come autrice di testi musicali. Nella sua vita privata non mancarono relazioni importanti, tra cui quella con Renato Zero, che ha più volte ricordato il legame speciale che li univa e il ruolo che Bonaccorti ebbe agli inizi della sua carriera.

Oggi, guardando indietro, la figura di Enrica Bonaccorti sembra raccontare un modo diverso di fare televisione. Una televisione meno aggressiva, più educata nei toni, dove il carisma non aveva bisogno di urlare per essere riconosciuto. La sua morte chiude simbolicamente una stagione della TV italiana, ma lascia anche una traccia: quella di una professionalità gentile, capace di attraversare successo, polemiche e dolore senza perdere la propria misura.

E forse è proprio questa la sua eredità più preziosa: ricordarci che, anche nel mondo veloce e spesso crudele dello spettacolo, la dignità può restare la forma più autentica di popolarità.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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