L. Scalfi (CEO Liceo STEAM international): “I condizionatori sono solo la punta dell’iceberg. Non è un problema di risorse ma si ordine di priorità”


A pochi giorni dalla prima campanella i sindacati della scuola scoprono, con la sorpresa di chi apre per la prima volta una finestra, che le aule italiane non hanno l’aria condizionata. Nove edifici scolastici su dieci ne sono privi, secondo l’indagine di Tuttoscuola. Sei su dieci sono stati costruiti prima del 1975; nel Lazio i plessi climatizzati sono l’1,6%, in Sicilia il 95% delle aule non ha alcun impianto e quattro edifici su cinque non hanno nemmeno l’agibilità. Numeri che non sono cambiati nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre. Erano lì anche a giugno, a marzo e dieci anni fa“.

È quanto dichiarato in un articolo pubblicato su Tuttoscuola a firma di Laura Scalfi, componente della segreteria nazionale di ORA!, che si è espressa in merito al problema della mancanza di dispositivi di raffreddamento nelle scuole italiane.

Eppure – prosegue – la reazione è quella dell’emergenza improvvisa. E la soluzione proposta è, se possibile, ancora più rivelatrice del problema: rinviare l’inizio delle lezioni. Fa caldo, quindi non si entra. C’è un filo che lega il caldo di settembre a tutto il resto, ed è sempre lo stesso: quando il sistema non regge, l’unica variabile che si accetta di comprimere è il tempo scuola degli studenti. Si taglia sulla didattica, mai sulle strutture. Si rinvia il rientro, non si programma la manutenzione. Si chiude, non si ripara” sottolinea Scalfi.

Gli studenti sono l’anello sacrificale di una catena in cui tutti gli altri anelli amministrazioni, enti locali, rappresentanze sindacali— hanno sempre qualcosa di più urgente da proteggere”.

L’articolo termina quindi con una riflessione “il punto non è che l’Italia non abbia risorse: è dove sceglie di metterle. Il Superbonus è costato allo Stato oltre 120 miliardi di euro, più di sei volte l’intera dotazione del PNRR per l’istruzione. Con una frazione di quella cifra ogni scuola italiana sarebbe oggi climatizzata, isolata e a norma. E mentre le aule sfiorano i 36 gradi, il Paese ha messo in bilancio 13,5 miliardi per il Ponte sullo Stretto: un’opera faraonica che collega due sponde in cui, nel frattempo, il 95 per cento delle aule siciliane non ha un impianto di raffrescamento e quattro scuole su cinque non hanno l’agibilità. Ci sono però i soldi per il ponte più lungo del mondo e 57 euro per ogni aula. Non è una mancanza di risorse: è un ordine di priorità”.

Redazione
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