C’è un dettaglio che racconta più di mille statistiche lo stato delle infrastrutture sportive di Napoli, ed è quello emerso in occasione della partita inaugurale dell’Europeo di volley contro la Svezia. In caso di pioggia, l’incontro sarebbe dovuto essere spostato a Eboli, in provincia di Salerno, per l’assenza in città di un impianto indoor adeguato a un evento di questa portata.
Il match, giocato in un’arena allestita in Piazza del Plebiscito, si è disputato regolarmente. Ma il tema resta aperto, e a farsene portavoce è Enrico Ditto, imprenditore napoletano dell’hospitality, che vede nell’episodio un segnale importante da non sottovalutare, proprio mentre la città si prepara ad accogliere l’America’s Cup.
Il titolo non basta, servono i fatti
«Un titolo come quello di Capitale dello sport non deve mai essere un punto di arrivo ma di partenza», spiega Ditto. «Il fatto che la prima struttura adatta a un imprevisto meteorologico fosse a Eboli ci dice che il lavoro da fare è ancora molto, al di là della nomina».
L’imprenditore riconosce i passi avanti compiuti dalla città, ma invita a non fermarsi: «Abbiamo recuperato terreno e attrattività negli ultimi anni, questo è innegabile, ma non significa che siamo vicini a completare il processo che deve fare di Napoli una città moderna, capace di reggere il confronto senza timore con le altre capitali europee. Al contrario, vuol dire che la strada tracciata funziona, ma è proprio quando la direzione è chiara che bisogna dare il massimo, non rallentare».
Guardare oltre i singoli traguardi
Per Ditto è fondamentale non accontentarsi dei risultati raggiunti fino a oggi, ma continuare a lavorare sull’obiettivo complessivo. «Non ci interessano le pietre miliari isolate ma l’obiettivo complessivo», afferma. «Avanti, quindi, sulla strada tracciata dall’amministrazione guidata da Manfredi, ma con la consapevolezza che c’è ancora tanto lavoro da fare, e che questa consapevolezza deve orientare l’azione dei prossimi mesi».
Un’eredità pesante da colmare
Lo sport, per l’imprenditore napoletano, rappresenta una leva strategica per la crescita cittadina, ma il ritardo infrastrutturale accumulato negli anni si fa ancora sentire. «Il disavanzo che l’attuale amministrazione ha ereditato dal passato pesa ancora oggi», sottolinea. «Napoli ha dimostrato di saper attrarre eventi e attenzione internazionale, ma servono impianti, coperture, alternative funzionanti in ogni condizione».
E conclude con un pensiero che riassume la sua posizione: «Non si tratta di un dettaglio tecnico, è la differenza tra organizzare un evento e reggere il confronto con le grandi capitali europee».




