Allerta meteo a Napoli, Ditto: serve prevenzione

L’esponente di Azione chiede una manutenzione idraulica programmata e costruita con i cittadini

Dopo l’allerta arancione che tra l’8 e il 9 ottobre ha interessato Napoli e l’area metropolitana, Enrico Ditto, imprenditore e responsabile enti locali di Azione, invita le istituzioni a cambiare approccio. «Ogni autunno si ripete la stessa sequenza: il bollettino, le ordinanze di chiusura, le strade invase dall’acqua, la conta dei danni. Poi tutto torna come prima, fino al temporale successivo», osserva.

Cosa è accaduto tra l’8 e il 9 ottobre

La Protezione civile regionale aveva dichiarato l’allerta arancione per rischio idrogeologico sulla Zona 1, che comprende Piana campana, Napoli, isole del Golfo e area vesuviana, dalle 15 dell’8 alle 15 del 9 ottobre. A Napoli hanno chiuso parchi, cimiteri e impianti sportivi all’aperto. Scuole sospese ad Afragola, Casoria, Giugliano, Portici ed Ercolano.

Tra Arzano, Grumo Nevano e Giugliano si sono verificati allagamenti diffusi e il cedimento di una strada comunale, mentre il prefetto ha convocato il Centro coordinamento soccorsi.

Fiducia nelle infrastrutture

Ditto riconosce il lavoro di vigili del fuoco, protezione civile, polizia locale e volontari, ma pone una questione di fondo: un territorio che chiude le scuole a ogni allerta arancione ammette di non potersi fidare delle proprie infrastrutture. Il motivo, a suo avviso, è la scarsa regolarità dei controlli su caditoie e reti fognarie, con punti critici immutati da anni.

Il metodo proposto

La proposta si fonda su tre strumenti: una mappatura condivisa delle criticità tra Comuni e Città metropolitana, un cronoprogramma pubblico della manutenzione ordinaria e una raccolta strutturata delle segnalazioni di residenti e comitati di quartiere.

«Chi abita in una strada che si allaga sa dove si forma il ristagno e da quanto tempo accade. Queste informazioni vanno ordinate e trasformate in priorità di intervento», spiega Ditto, ricordando che la manutenzione ordinaria costa meno del ripristino.

Coordinamento oltre i confini comunali

«L’acqua non si ferma ai confini amministrativi», aggiunge. Senza un coordinamento stabile tra enti si interviene sempre a danno già avvenuto. Il lavoro più utile resta quello invisibile: pulire una caditoia prima della stagione delle piogge, verificare un collettore prima dell’avviso di allerta.

Matteo Bellini
Matteo Bellini
Opinionista dalla penna tagliente, analizza l’attualità con lucidità e spirito critico, offrendo punti di vista incisivi e mai scontati.

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