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	<title>Lavoro - Parlami</title>
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	<description>Notizie. Storie. Persone.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2026 19:19:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lavoro - Parlami</title>
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		<title>Il segreto della felicità sul lavoro: quello che le persone cercano davvero</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/10/08/il-segreto-della-felicita-sul-lavoro-quello-che-le-persone-cercano-davvero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 19:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Valore d’impresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una domanda che mi accompagna ogni giorno Ogni giorno incontro persone diverse. Ascolto storie, aspettative, paure, sogni professionali e desideri di cambiamento. Attraverso i colloqui, i confronti con candidati, le conversazioni con colleghi, imprenditori e responsabili aziendali, mi capita di entrare in contatto con la parte più autentica del mondo del lavoro. Ed è proprio [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Una domanda che mi accompagna ogni giorno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno incontro persone diverse. Ascolto storie, aspettative, paure, sogni professionali e desideri di cambiamento. Attraverso i colloqui, i confronti con candidati, le conversazioni con colleghi, imprenditori e responsabili aziendali, mi capita di entrare in contatto con la parte più autentica del mondo del lavoro. Ed è proprio da queste esperienze che nasce una riflessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo spesso di stipendi, contratti, benefit e opportunità di carriera, ma raramente ci soffermiamo su una domanda che riguarda tutti: cosa rende davvero felice una persona al lavoro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo mi sono accorto che la risposta è molto meno scontata di quanto si possa immaginare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stipendio conta, ma non basta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ho incontrato professionisti con incarichi importanti che vivevano le proprie giornate con un senso costante di insoddisfazione. Allo stesso tempo ho conosciuto persone con ruoli semplici, lontani dai riflettori, che raccontavano il proprio lavoro con entusiasmo e gratitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo perché la felicità professionale non dipende soltanto da quanto si guadagna o dalla posizione che si occupa. Esiste qualcosa di più profondo, qualcosa che spesso non compare nei curriculum e nemmeno nelle buste paga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone vogliono sentirsi utili. Vogliono sapere che il loro contributo ha un valore. Vogliono sentirsi parte di un progetto e non semplicemente occupare una scrivania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cercano davvero le persone nel lavoro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i colloqui quasi nessuno parla esclusivamente di denaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone chiedono come sia l&#8217;ambiente di lavoro. Vogliono capire se troveranno ascolto, rispetto e possibilità di crescita. Cercano un luogo dove poter esprimere le proprie capacità senza vivere ogni giornata come una sfida contro stress e tensioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse la vera novità degli ultimi anni è proprio questa: il lavoro non viene più scelto soltanto per lo stipendio, ma anche per la qualità della vita che è in grado di offrire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore delle relazioni umane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una verità che emerge continuamente dalle storie che ascolto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone non lasciano sempre un&#8217;azienda per guadagnare di più. Molto spesso lasciano un ambiente che non le fa stare bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un collega che tende la mano in un momento difficile. Un responsabile che riconosce un risultato. Un team che collabora invece di competere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono dettagli che possono sembrare piccoli, ma che spesso determinano la differenza tra arrivare al lavoro con entusiasmo o con pesantezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ripensiamo alle nostre esperienze professionali, infatti, non ricordiamo le pratiche archiviate o le e-mail inviate. Ricordiamo le persone che abbiamo incontrato lungo il percorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando il lavoro ha un significato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un elemento che accomuna quasi tutte le persone soddisfatte del proprio lavoro: il senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi riesce a trovare un significato nelle attività che svolge ogni giorno affronta le difficoltà in modo diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non importa che si tratti di un dirigente, di un artigiano, di un impiegato o di un operaio. Ciò che conta è sapere che il proprio contributo serve a qualcosa, che lascia una traccia, che produce valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando accade questo, il lavoro smette di essere soltanto un obbligo e diventa parte di una storia più grande.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La felicità si nasconde nei piccoli momenti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse commettiamo un errore quando immaginiamo la felicità come qualcosa di straordinario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo a una promozione, a un aumento o a un riconoscimento importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, osservando le persone che si dichiarano soddisfatte del proprio lavoro, emerge spesso un&#8217;altra realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La felicità si nasconde nelle piccole cose. In una parola di apprezzamento inaspettata. In un cliente soddisfatto. In un progetto concluso con successo. In una pausa caffè condivisa con chi ci fa sorridere anche nelle giornate più complicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono momenti semplici, ma sono quelli che restano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una riflessione che vale per tutti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tanti anni di incontri e confronti, se c&#8217;è una lezione che il mondo del lavoro mi ha insegnato è questa: le persone cercano sì uno stipendio dignitoso, ma cercano soprattutto rispetto, fiducia e la possibilità di sentirsi parte di qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il lavoro occupa una parte importante della nostra vita. E quando un luogo riesce a farci sentire apprezzati, ascoltati e utili, smette di essere semplicemente un posto dove lavorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa un posto in cui crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il vero segreto della felicità professionale è tutto qui. Non nel trovare il lavoro perfetto, ma nel trovare un luogo dove poter essere, prima di ogni altra cosa, semplicemente se stessi.</p>
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		<title>Il lavoro che include: sette giovani costruiscono il loro futuro a Pomigliano grazie al Centro Iso Riabilitativo APS</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/09/23/il-lavoro-che-include-sette-giovani-costruiscono-il-loro-futuro-a-pomigliano-grazie-al-centro-iso-riabilitativo-aps/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 18:33:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Iso riabilitativo Aps Pomigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Dott.Domenico Manna]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusione al lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano d'Arco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un giorno che vale più di tanti discorsi. Per il Centro ISO Riabilitativo per l’Età Evolutiva APS* quel giorno è stato il 23 settembre. Un giorno di emozione, di orgoglio e di futuro, perché due altri ragazzi del Centro Iso riabilitativo APS di Pomigliano d’Arco hanno iniziato la loro prima esperienza lavorativa. Sono Federica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un giorno che vale più di tanti discorsi. Per il Centro ISO Riabilitativo per l’Età Evolutiva APS* quel giorno è stato il 23 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno di emozione, di orgoglio e di futuro, perché due altri ragazzi del Centro Iso riabilitativo APS di Pomigliano d’Arco hanno iniziato la loro prima esperienza lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono Federica e Angelo, due giovani con autismo e disabilità intellettiva che hanno scelto di mettersi in gioco, di imparare e di crescere fuori dalle mura del Centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Federica è stata accolta dallo staff del Caffè Internet in Piazza Sant&#8217;Agnese a Pomigliano d&#8217;Arco.<br>Angelo è entrerato a far parte del team di Han Salon a Sant&#8217;Anastasia.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.ilmonito.it/wp-content/uploads/2026/09/e149ec7d-3266-477c-8b13-773aa0cda6ff-1-723x900.avif" alt="" class="wp-image-440891" style="aspect-ratio:0.8033333333333333;width:723px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">A fare il primo passo con loro c’è stato il Direttore Generale del Centro Iso, il Dott. Domenico Manna, che li ha accompagnati personalmente nelle nuove realtà per l&#8217;inizio di questa avventura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi giovani non si tratta di un punto di partenza, ma di una continuità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di loro, altri cinque giovani hanno già intrapreso questo cammino, grazie al lavoro svolto nei Laboratori Sociali Inclusivi dedicati al &#8220;Dopo di Noi&#8221;: Flavia e Lorenzo, oggi al lavoro da Mabirò a Pomigliano d&#8217;Arco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vincenzo, in forza al Caffè Internet di Pomigliano d&#8217;Arco, Christian, impegnato al Caffè Internet di Sant&#8217;Anastasia, Jole, che ha trovato la sua opportunità in un *noto ristorante di Pomigliano d&#8217;Arco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Federica e Angelo diventano sette. Sette volti, sette famiglie, sette progetti di vita che si concretizzano in realtà occupazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché per il Centro ISO, inclusione non è una parola da convegno. Significa costruire competenze, allenare l&#8217;autonomia, restituire dignità e dare una possibilità concreta di sentirsi parte della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni inserimento è il risultato di un lavoro di squadra: c&#8217;è il talento del ragazzo, c&#8217;è la speranza della sua famiglia, c&#8217;è la dedizione quotidiana dei nostri professionisti e, soprattutto, c&#8217;è il coraggio di quegli imprenditori locali che hanno detto sì, aprendo le porte delle loro attività. Il lavoro è molto più di un impiego. È indipendenza, è relazione, è autostima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impegno del Dott. Manna e del suo staff è di continuare a percorrere questa strada, credendo che a ogni giovane debba essere garantito il diritto di scoprire chi può diventare.</p>
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		<title>Pomigliano D’Arco, dal laboratorio al lavoro 9 ragazzi protagonisti di percorsi di inclusione lavorativa</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/09/15/pomigliano-darco-dal-laboratorio-al-lavoro-9-ragazzi-protagonisti-di-percorsi-di-inclusione-lavorativa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Iso riabilitativo Aps Pomigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Dott.Domenico Manna]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano d’Arco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pomigliano d’Arco – 15 settembre 2026 L’inclusione lavorativa può diventare una realtà concreta quando formazione, territorio e imprese scelgono di lavorare insieme. È questo il percorso che sta portando avanti il Centro ISO Riabilitativo SSR di Pomigliano d’Arco, attraverso i laboratori sociali inclusivi dedicati al Dopo di Noi, trasformando le competenze acquisite dai ragazzi in [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Pomigliano d’Arco – 15 settembre 2026</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inclusione lavorativa può diventare una realtà concreta quando formazione, territorio e imprese scelgono di lavorare insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il percorso che sta portando avanti il Centro ISO Riabilitativo SSR di Pomigliano d’Arco, attraverso i laboratori sociali inclusivi dedicati al Dopo di Noi, trasformando le competenze acquisite dai ragazzi in esperienze concrete all’interno del mondo del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da aprile 2026, cinque ragazzi del Centro ISO – Flavia, Lorenzo, Luciano, Vincenzo e Christian – hanno raggiunto un importante traguardo: la firma di un contratto CCNL della durata di un anno, presso Mabirò, Caffè Internet di Pomigliano d’Arco e Caffè Internet di Sant’Anastasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato che rappresenta molto più della semplice firma di un contratto: significa acquisire responsabilità, sperimentare l’autonomia, sentirsi parte di una squadra e costruire concretamente il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il percorso si amplia ulteriormente con l’avvio di tre nuovi stage per altrettanti ragazzi con autismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">🍽️ Jolie inizierà il proprio percorso presso un noto ristorante di Pomigliano d’Arco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Angelo inizierà lo stage presso HON Salon, parrucchiere per donna di Sant’Anastasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Federica inizierà il proprio percorso presso Caffè Internet di Pomigliano d’Arco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questi nuovi percorsi sono 9 i ragazzi del Centro ISO coinvolti in concrete esperienze di inserimento nel mondo del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il nostro obiettivo non è semplicemente accompagnare i ragazzi, ma creare le condizioni affinché possano esprimere le proprie capacità all’interno della società – sottolinea il Direttore del Centro ISO, dott. Domenico Manna. – Quando un ragazzo entra in un’azienda, acquisisce competenze e responsabilità, non sta soltanto svolgendo un’attività: sta costruendo la propria autonomia e affermando il proprio ruolo nella comunità».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentale è il contributo delle imprese del territorio di Pomigliano d’Arco e Sant’Anastasia, che stanno dimostrando concretamente come l’inclusione possa rappresentare un valore per tutta la comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Centro ISO continuerà quindi a lavorare per creare nuove collaborazioni con aziende, attività commerciali, professionisti e realtà imprenditoriali disponibili ad accogliere giovani con autismo e a offrire loro concrete opportunità di formazione e lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’APPELLO DEL CENTRO ISO</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerchiamo nuove aziende e nuove attività del territorio disposte ad aprire le proprie porte ai nostri ragazzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non chiediamo soltanto di offrire un posto di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediamo di offrire un’opportunità, di riconoscere una capacità, di permettere a una persona di mettersi alla prova e di costruire il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l’inclusione vera nasce quando una comunità smette di chiedersi “cosa non può fare?” e comincia a chiedersi:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Cosa possiamo permettergli di diventare?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Centro ISO Riabilitativo SSR – Pomigliano d’Arco<br>Direttore: dott. Domenico Manna</p>



<p class="wp-block-paragraph">FORMAZIONE. AUTONOMIA. INCLUSIONE. LAVORO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ogni ragazzo ha talenti unici. E ogni talento merita un’opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Curriculum: il foglio che racconta chi sei prima ancora che tu arrivi</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/08/23/curriculum-il-foglio-che-racconta-chi-sei-prima-ancora-che-tu-arrivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 23:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[Recruiting]]></category>
		<category><![CDATA[Selezionatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il CV oggi è un biglietto d’ingresso, non un documento Il curriculum è diventato un oggetto strano. Lo guardi e sembra un foglio, ma in realtà è una porta. Nel 2026 un recruiter impiega in media 7,4 secondi per decidere se continuare a leggere, sette secondi, il tempo di un respiro, e in quel respiro [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Il CV oggi è un biglietto d’ingresso, non un documento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il curriculum è diventato un oggetto strano. Lo guardi e sembra un foglio, ma in realtà è una porta. Nel 2026 un recruiter impiega in media 7,4 secondi per decidere se continuare a leggere, sette secondi, il tempo di un respiro, e in quel respiro tu entri o resti fuori. È per questo che un CV non può essere solo un elenco di mansioni ma deve essere un racconto breve, una fotografia sincera di come lavori davvero. Questo articolo vuole spiegare in modo semplice, attraverso esempi e qualche curiosità, cosa fare e cosa evitare, o per meglio dire cosa scrivere e cosa non scrivere su quel famoso foglio digitale che racconta le nostre esperienze professionali e, in parte, anche chi siamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I CV perfetti che non dicono niente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni settimana mi arriva almeno un curriculum impeccabile, pulito, ordinato, quasi chirurgico. Eppure non dice nulla. Una volta un candidato mi raccontò che aveva tenuto in piedi un magazzino da solo per una settimana intera, tra ritardi di fornitori, assenze di colleghi e problematiche varie, ebbene, quello era l’episodio più forte del suo profilo, quello che avrebbe fatto scattare l’interesse di chiunque. Nel CV non compariva. E questo succede più spesso di quanto immagini: le parti migliori delle persone restano fuori dal foglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I CV romanzo che perdono il punto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci sono quelli che scrivono troppo. Nel 2026 il 32% dei CV supera le due pagine, ma sono davvero pochi i selezionatori li leggono fino in fondo(le stime parlano di circa il 4%, ed io faccio parte del restante 96%). Una volta, ad esempio, ricevetti un curriculum di ben cinque pagine, un diario più che un documento. Decisi di contattarlo comunque e quando gli chiesi cosa cercasse davvero, mi rispose una frase che valeva più di tutto: vorrei un posto dove posso far funzionare le cose meglio di come le trovo. Quella frase era il suo valore professionale. Ma nel CV non c’era. E questo è il problema: spesso ciò che conta davvero non viene scritto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole che non significano nulla</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti critici sono i famosissimi vocaboli, quelli che io chiamo i maledetti aggettivi qualificativi che, a mio parere, dequalificano: dinamico, flessibile, multitasking, orientato agli obiettivi ecc. Nel 2026 queste parole compaiono nel 68% dei CV italiani. Il problema è che non raccontano niente. Sono etichette, non storie. Un selezionatore vuole vedere un episodio, un risultato, un numero. Senza questo, il CV sembra scritto da un algoritmo e non da una persona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri che fanno scattare l’interesse</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un CV con almeno tre risultati misurabili ha il 41% di probabilità in più di ottenere un colloquio. Non servono numeri enormi, basta la verità: riduzione dei tempi, aumento delle vendite, gestione di un processo, risoluzione di un problema. I numeri sono la parte più sincera del CV, quella che dice: questo l’ho fatto davvero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il CV che funziona nel 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un curriculum efficace non deve essere perfetto, deve essere autentico. Deve raccontare come lavori, non solo cosa hai fatto. Deve mostrare la direzione, non solo il percorso. Deve far capire che dietro quel foglio c’è una persona che sa muoversi, che sa risolvere, che sa prendere in mano una situazione quando serve. E soprattutto deve essere scritto per chi lo leggerà, non per chi lo manda. Chi invia lo stesso CV a tutti, in realtà, non sta parlando a nessuno. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parlami.eu/2026/08/23/curriculum-il-foglio-che-racconta-chi-sei-prima-ancora-che-tu-arrivi/">Curriculum: il foglio che racconta chi sei prima ancora che tu arrivi</a> proviene da <a href="https://www.parlami.eu">Parlami</a>.</p>
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		<title>Ora basta, mi metto in proprio… apro un franchising</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/07/26/ora-basta-mi-metto-in-proprio-apro-un-franchising/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 10:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Franchising]]></category>
		<category><![CDATA[Imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lavoro stressante, fiato sul collo, permessi che diventano un miraggio, ferie negate come se fossero un lusso e non un diritto, oppure decine di colloqui senza uno sbocco, senza una risposta, senza nemmeno un cenno di possibilità, e allora arriva quel momento in cui la testa dice basta e nasce l’idea di mettersi in proprio, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lavoro stressante, fiato sul collo, permessi che diventano un miraggio, ferie negate come se fossero un lusso e non un diritto, oppure decine di colloqui senza uno sbocco, senza una risposta, senza nemmeno un cenno di possibilità, e allora arriva quel momento in cui la testa dice basta e nasce l’idea di mettersi in proprio, un pensiero che parte come una scintilla e diventa una ricerca compulsiva su Google della parola magica franchising, perché sembra la soluzione perfetta per chi vuole cambiare vita senza partire completamente da zero, un modo per sentirsi imprenditore ma con un marchio già pronto, una strada che promette meno rischi e più certezze almeno sulla carta</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mi dai un consiglio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso mi capita, lavorando da anni come manager e vivendo ogni giorno la realtà concreta di una società franchisee con più punti vendita, di ricevere questa domanda semplice e diretta, mi dai un consiglio, e dietro quella frase c’è sempre un mondo intero, c’è chi è stanco del lavoro dipendente, chi non sopporta più il fiato sul collo, chi ha collezionato permessi negati e ferie rimandate, chi ha fatto colloqui su colloqui senza uno sbocco, chi sente che è arrivato il momento di cambiare strada, e quando mi chiedono un consiglio non cercano una definizione tecnica, cercano una voce che ha visto le cose da vicino, che ha vissuto la gestione di un punto vendita, che ha affrontato problemi reali, che ha parlato con clienti veri, che ha gestito personale, che ha fatto conti, che ha visto successi e cadute, e allora rispondo con quello che conosco, con quello che ho imparato sul campo, perché l’esperienza diretta o indiretta è l’unica che rende un consiglio davvero utile, e quando parlo di franchising non parlo mai per teoria, parlo per vita vissuta, per giornate complicate, per decisioni prese all’ultimo minuto, per errori che insegnano più di qualsiasi manuale e per soddisfazioni che arrivano quando meno te lo aspetti</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa davvero aprire un franchising</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aprire un franchising significa entrare in un sistema già definito dove tu investi capitale tempo e responsabilità mentre il franchisor ti offre il marchio il know how le procedure e un modello di business già testato, e tutto questo sembra rassicurante ma comporta anche una serie di regole che devi rispettare, perché sì sei in proprio ma non completamente, sei libero ma entro confini precisi, sei imprenditore ma con un manuale operativo che non hai scritto tu, e questa è la prima verità che chi sogna il franchising deve comprendere</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il franchisor e chi è il franchisee</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il franchisor è l’azienda madre, quella che possiede il marchio il format il modello di business e le procedure che tu andrai a replicare, è il proprietario del brand e il custode delle regole, mentre il franchisee sei tu, l’imprenditore che decide di aprire un punto vendita utilizzando quel marchio seguendo quelle procedure e rispettando quegli standard, una relazione che funziona solo se entrambe le parti sanno esattamente cosa devono fare e cosa devono garantire</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il franchising attira chi vuole cambiare vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il franchising attira perché promette un brand già noto un format collaudato un supporto iniziale e una riduzione del rischio percepito, e la parola chiave è percepito perché il rischio non sparisce semplicemente cambia forma, e chi è stanco del lavoro tradizionale vede nel franchising una via più semplice per mettersi in proprio, una strada che sembra più sicura e più guidata, soprattutto quando la voglia di indipendenza supera la pazienza verso il vecchio lavoro</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è tutto oro ciò che luccica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci sono i contro, quelli che non trovi nelle brochure, la libertà imprenditoriale ridotta che ti fa capire che sei in proprio ma non troppo, i costi nascosti che spuntano quando meno te lo aspetti, le royalties che non vanno mai in ferie, gli obblighi di acquisto che ti legano mani e piedi, il territorio limitato che non puoi scegliere liberamente, i margini che in certi settori sono più sottili della carta forno, e allora capisci che aprire un franchising richiede lucidità realismo e una buona dose di verità</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa davvero mettersi in proprio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di aprire un franchising devi aprire una società, e qui arrivano le curiosità che pochi conoscono, perché aprire una semplice società in Italia non è complicato ma ha costi precisi, una SRL semplificata può costare tra i 300 e i 600 euro tra notaio e imposte, una SRL ordinaria può arrivare a 1500 euro, poi ci sono i costi di apertura della partita IVA che il commercialista gestisce con poche centinaia di euro, e infine i costi fissi annuali come INPS gestione commercianti che parte da circa 3800 euro l’anno, e questo prima ancora di parlare del franchising, perché il franchising arriva dopo, con la fee d’ingresso che può andare da 5 mila a 30 mila euro nei format più comuni e con l’allestimento che spesso supera i 20 mila euro, e questa è la parte che molti scoprono solo quando ormai sono seduti davanti al contratto</p>



<h2 class="wp-block-heading">E adesso il commercialista&#8230;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva sempre quel momento in cui l’entusiasmo incontra la realtà e la realtà ha un nome preciso, il commercialista, perché è lui che ti spiega cosa puoi fare e cosa non puoi fare, quali costi devi sostenere, quali tasse devi considerare, quali obblighi hai come imprenditore, ed è qui che molti capiscono che mettersi in proprio non è solo un’idea romantica ma un progetto concreto che richiede numeri veri, e il commercialista diventa il primo alleato per non trasformare un sogno in un incubo amministrativo</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tirando le somme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mettersi in proprio è un atto di coraggio, aprire un franchising è un atto di strategia, e capire la differenza è fondamentale per non farsi abbagliare dal marchio, perché il franchising può essere una scelta intelligente ma solo se lo si affronta con consapevolezza realismo e la capacità di leggere la realtà per quella che è</p>



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		<title>&#8220;Aletheia Law Firm&#8221; un network internazionale per la tutela dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Tramontano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 06:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Aletheia Law Firm]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Studio Legale Andretta]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela Diritti Umani e dei Lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Tramontano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore di Napoli, in via San Tommaso d&#8217;Aquino, ha sede una realtà che rappresenta un nuovo modo di concepire la professione forense. Aletheia Law Firm non è soltanto uno studio legale, ma un Legal Network for Human Rights nato dalla visione dell&#8217;Avvocato Mariella Fiorentino, ideatrice del progetto e professionista abilitata al patrocinio dinanzi alla [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore di Napoli, in via San Tommaso d&#8217;Aquino, ha sede una realtà che rappresenta un nuovo modo di concepire la professione forense. <strong>Aletheia Law Firm</strong> non è soltanto uno studio legale, ma un <strong>Legal Network for Human Rights</strong> nato dalla visione dell&#8217;<strong>Avvocato Mariella Fiorentino</strong>, ideatrice del progetto e professionista abilitata al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori. Il nome <em>Aletheia</em>, che in greco antico significa &#8220;verità&#8221; o &#8220;disvelamento&#8221;, sintetizza la missione del network: fare della tutela dei diritti fondamentali il fulcro di un&#8217;attività professionale capace di operare ben oltre i confini nazionali, costruendo un ponte tra Napoli, Strasburgo e la Repubblica di San Marino, nel segno della cooperazione giuridica europea e internazionale. L&#8217;idea sviluppata dall&#8217;Avvocato Mariella Fiorentino nasce dalla convinzione che il diritto debba evolversi insieme alla società, offrendo risposte concrete alle nuove sfide della tutela della persona, della dignità del lavoro e dell&#8217;uguaglianza sostanziale. Da questa visione prende forma un network multidisciplinare composto da professionisti di elevato profilo, accomunati dall&#8217;obiettivo di promuovere una giustizia moderna, inclusiva e orientata alla difesa dei diritti umani. Accanto all&#8217;Avvocato Fiorentino opera l&#8217;<strong>Avvocato Francesco Andretta</strong>, giuslavorista di consolidata esperienza, anch&#8217;egli patrocinante dinanzi alla Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni Superiori, il cui contributo rafforza l&#8217;eccellenza del network nelle materie del diritto del lavoro, della previdenza e della tutela dei lavoratori. A completare il team di Aletheia Law Firm sono professionisti di riconosciuto prestigio internazionale. Tra questi <strong>Grégory Thuan Dit Dieudonné</strong>, figura di riferimento nel panorama giuridico europeo e internazionale; <strong>Kristina Pardalos</strong>, giurista con una consolidata esperienza nelle istituzioni e negli organismi internazionali; e <strong>Carmen Barbieri</strong>, che contribuisce con competenze specialistiche a rafforzare l&#8217;approccio multidisciplinare che caratterizza il network.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione di professionalità provenienti da differenti esperienze giuridiche e culturali rappresenta uno degli elementi distintivi di Aletheia Law Firm, consentendo di affrontare questioni complesse con una prospettiva ampia e una visione realmente internazionale. L&#8217;attività del network si sviluppa principalmente nei settori del diritto del lavoro, dell&#8217;antidiscriminazione, della tutela delle persone con disabilità e della difesa dei diritti fondamentali, con un approccio che coniuga rigore tecnico, sensibilità sociale e costante attenzione all&#8217;evoluzione della giurisprudenza europea. La partecipazione dei suoi professionisti a qualificati organismi internazionali dedicati ai diritti umani e al confronto giuridico europeo conferma il profilo istituzionale di Aletheia Law Firm e la volontà di contribuire attivamente allo sviluppo di una cultura della legalità fondata sulla centralità della persona. In un&#8217;epoca in cui le trasformazioni del mondo del lavoro, le nuove forme di discriminazione e la tutela delle categorie più vulnerabili richiedono competenze sempre più specialistiche, Aletheia Law Firm si propone come un interlocutore autorevole per cittadini, imprese e istituzioni, capace di trasformare principi giuridici complessi in strumenti concreti di tutela. La forza del progetto risiede proprio nella visione dell&#8217;Avvocato Mariella Fiorentino, che ha saputo dare vita a una rete internazionale di professionisti accomunati dagli stessi valori di indipendenza, competenza e responsabilità sociale, facendo di Napoli il punto di partenza di un&#8217;iniziativa destinata a dialogare con le principali realtà giuridiche europee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aletheia Law Firm dimostra così come il diritto possa essere molto più di una professione: uno strumento di crescita civile, di inclusione e di promozione della dignità umana. Una realtà che, attraverso il lavoro quotidiano del suo team, conferma come la ricerca della verità e la tutela dei diritti fondamentali possano rappresentare il motore di una giustizia sempre più vicina alle persone.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="819" src="https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-1024x819.png" alt="" class="wp-image-16913" srcset="https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-1024x819.png 1024w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-300x240.png 300w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-768x614.png 768w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-150x120.png 150w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-696x557.png 696w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm-1068x854.png 1068w, https://www.parlami.eu/wp-content/uploads/2026/07/Logo-Aletheia-Law-Firm.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.aletheialawfirm.it/" type="link" id="https://www.aletheialawfirm.it/"><strong><em>Sito Aletheia</em> Law Firm </strong></a></p>



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		<title>Il silenzio che fa rumore: cosa ho capito sul Quiet Quitting</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:52:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento preciso in cui capisci che un’azienda sta perdendo i suoi pezzi migliori. Non succede quando arrivano le lettere di dimissioni sulla scrivania. Succede molto prima, nel silenzio. È quel rumore bianco che attraversa le call su Teams: email impeccabili ma chirurgiche, scadenze rispettate al millimetro, e zero telecamere accese. Nel mondo digitale [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento preciso in cui capisci che un’azienda sta perdendo i suoi pezzi migliori. Non succede quando arrivano le lettere di dimissioni sulla scrivania. Succede molto prima, nel silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quel rumore bianco che attraversa le call su Teams: email impeccabili ma chirurgiche, scadenze rispettate al millimetro, e zero telecamere accese. Nel mondo digitale lo chiamano Quiet Quitting, o dimissioni silenziose. Nei manuali di gestione del personale lo etichettano come disimpegno. Ma per chi come me vive da oltre quindici anni l&#8217;incrocio tra risorse umane e ottimizzazione dei processi, quel silenzio ha un sapore diverso. È il rumore di un ingranaggio che gira a vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità che spesso i manager non vogliono accettare è semplice: chi fa Quiet Quitting non è pigro. Sta solo cercando di non bruciare il motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diagnosi: quando il lavoro ben fatto diventa un rifugio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Su Google tutti cercano soluzioni per aumentare la produttività o formule magiche contro il burnout da lavoro. Ma la realtà di chi sta sul campo è che il Quiet Quitting non è una ribellione rumorosa; è una ritirata strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la fine della cultura dell&#8217;eroismo aziendale. Il lavoratore decide, consciamente o meno, di spegnere la spina emotiva e applicare il mansionario. Niente di più, niente di meno. Dal punto di vista delle Operations, tutto sembra funzionare: i KPI sono verdi. Dal punto di vista HR, l&#8217;anima dell&#8217;azienda si sta svuotando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che l&#8217;esperienza ti insegna a guardare oltre i numeri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dietro le quinte: il giorno in cui ho visto le mani lavorare senza il cuore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non molto tempo fa, mi è capitato di gestire una risorsa che chiamerò Dora (un nome di fantasia). Dora era brava, efficiente, precisa. Eppure, col tempo, ho iniziato a sentire che c&#8217;era qualcosa sotto quel silenzio. I suoi erano diventati compitini fatti bene, ma totalmente privi di anima e di creatività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardandola lavorare, ho avuto una sensazione nitida: era come se le sue mani si muovessero da sole, totalmente scollegate dal cervello e dal cuore. Alle mie domande o richieste di feedback, le risposte erano sempre un elenco telegrafico: “Sì, fatto”, “Fatto”, “Inviata mail”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun guizzo, nessuna obiezione, nessuna proposta. Un manager distratto avrebbe festeggiato davanti a un dipendente così allineato ed eseguente. Da HR , invece, ho capito che quel rigido rispetto delle procedure era in realtà un grido d&#8217;aiuto silenzioso. Avevamo standardizzato così tanto l&#8217;operatività da toglierle l&#8217;ossigeno. Dora non stava lavorando: si stava proteggendo da un ecosistema che le chiedeva performance ma non lasciava spazio alla sua umanità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come gestire il Quiet Quitting con la testa (e con il cuore)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se la tua squadra si sta rifugiando nelle dimissioni silenziose come ha fatto Dora, non servono i bonus una tantum o i tavoli da ping pong in ufficio. Serve una ristrutturazione chirurgica dei tuoi processi aziendali. Potresti riprogrammare il carico di lavoro: liberare le persone da inutili meeting e da mocro-attività a basso valore; tutelare la disconnessione: La reperibilità costante non è efficienza, è ansia programmata. I flussi operativi vanno pianificati per evitare eroismi dell&#8217;ultimo minuto e infine dare uno scopo alle procedure:Un processo senza un &#8220;perché&#8221; è solo una catena di montaggio dell&#8217;anima. Ogni lavoratore ha bisogno di vedere l&#8217;impatto reale del proprio pezzo di puzzle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore del tempo vuoto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la mia carriera ho capito ,non presto ma per fortuna nemmeno troppo tardi, che l&#8217;efficienza non è una saturazione al 100%. Un macchinario industriale se lavora costantemente al massimo dei giri si fonde. Gli esseri umani fanno lo stesso, solo che si fondono in silenzio, continuando a muovere le mani mentre il cuore è già altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro compito, come manager , non è controllare i badge o monitorare i clic sul PC. È creare ecosistemi sicuri in cui le persone possano portare l&#8217;efficacia delle operazioni insieme al loro talento. Perché l&#8217;entusiasmo, a differenza del dovere, non si può inserire in una procedura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ghosting lavorativo: storie di occasioni perse</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/06/13/ghosting-lavorativo-storie-di-occasioni-perse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 16:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[HR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lavoro e stage: ciò che offriamo e ciò che le persone immaginano L’inizio di tutto: una selezione vera, appena aperta Da poche settimane ho aperto una selezione per uno stage retribuito di sei mesi. Una selezione seria, costruita con metodo: annunci sponsorizzati sui portali più importanti, curriculum che arrivano a decine, scrematura, prime call conoscitive, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Lavoro e stage: ciò che offriamo e ciò che le persone immaginano</h2>



<h2 class="wp-block-heading">L’inizio di tutto: una selezione vera, appena aperta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da poche settimane ho aperto una selezione per uno stage retribuito di sei mesi. Una selezione seria, costruita con metodo: annunci sponsorizzati sui portali più importanti, curriculum che arrivano a decine, scrematura, prime call conoscitive, poi video‑colloqui più approfonditi. E infine la fase più concreta: la proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è chiaro e trasparente. In quattro, sei mesi formare una persona, darle competenze reali, accompagnarla fino a farla entrare in pianta stabile con un contratto regolare. Niente promesse vaghe, niente illusioni. Solo lavoro, formazione, futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, proprio quando tutto sembra pronto, accade qualcosa che continua a sorprendermi. Il silenzio. Un silenzio che non è semplice mancanza di risposta: è sparizione. È ghosting, come nelle storie adolescenziali in cui qualcuno smette di rispondere allo spasimante. Solo che qui non c’è un cuore ferito: c’è un’opportunità reale che resta sospesa, come una porta lasciata socchiusa e mai più riaperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti ritrovi a guardare la casella mail vuota, a riascoltare mentalmente le call, a chiederti dove si sia interrotto il filo. Perché non è solo lavoro: è un incontro mancato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La selezione non è più solo selezione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, nel lavoro in HR, in cui capisci che il colloquio non è più un semplice scambio tra domanda e offerta. È diventato un osservatorio. Un luogo in cui leggi la fragilità di una generazione che si muove con passo incerto, come se il mondo reale fosse un territorio da attraversare con cautela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivano persone che parlano a bassa voce, come se temessero di disturbare. Altre entrano con un’aria di difesa, pronte a giustificarsi ancora prima di raccontarsi. E poi ci sono quelle che non arrivano affatto: non rispondono, non confermano, non si presentano. Svaniscono. E tu resti lì, con un’opportunità concreta tra le mani, chiedendoti dove si sia spezzato il dialogo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno stage vero, non di facciata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stage che proponiamo non è un riempitivo, né un modo elegante per dire “vediamo come va”. È un percorso reale: part‑time, 900 euro netti, tutoraggio quotidiano, affiancamento costante, un progetto pensato per trasformare una persona senza esperienza in una risorsa autonoma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un investimento, non un favore. Eppure, spesso, non basta a convincere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse perché oggi tutto deve essere immediato: la crescita, la stabilità, la sicurezza. Forse perché l’idea stessa di inizio è diventata scomoda. O forse perché qualcuno ha raccontato il lavoro come un luogo dove si entra già pronti, già formati, già sicuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è così che funziona. Non è mai stato così.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’illusione dell’immediatezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un tempo che ha cancellato l’attesa. Tutto deve essere rapido, definito, garantito. La fase più delicata — imparare — è diventata un ostacolo, un fastidio, un rallentamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure il lavoro è un mestiere che si impara stando dentro il lavoro. Non c’è teoria che possa sostituire la pratica. Non c’è manuale che possa sostituire l’errore, la correzione, il passo avanti dopo il passo sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno stage fatto bene è ancora il ponte più onesto che possiamo offrire. Un ponte che non promette miracoli, ma possibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove si è rotto il filo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una malinconia che attraversa tutto questo. Una sensazione sottile, come una crepa che non si vede ma si sente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte costruiamo percorsi, programmi, affiancamenti. Dall’altra qualcuno immagina che tutto debba essere già pronto, già definito, già perfetto. E allora ti chiedi dove si sia spezzato il filo: nella scuola che non prepara, nella famiglia che protegge troppo, nella società che racconta solo successi immediati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O forse proprio nel modo in cui parliamo del lavoro: come se fosse un traguardo, non un cammino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando arriva la persona giusta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ascolta davvero. Osserva con attenzione. Fa domande che non servono a impressionare, ma a capire. Non scappa davanti alla fatica, non si spaventa davanti all’ignoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa nel suo modo di stare seduta o seduto, nel modo in cui inclina la testa quando riflette, che ti fa intuire che lì, in quel punto preciso del percorso, sta nascendo una possibilità. Una possibilità concreta, viva, che non ha bisogno di effetti speciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capisce che un’opportunità non è un regalo, ma un inizio. E in quel momento ti ricordi perché fai questo mestiere: perché quando il lavoro incontra davvero le persone, qualcosa si muove. E cambia le vite. A volte lentamente, a volte all’improvviso. Ma cambia.</p>
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		<title>Il giornalista Valerio Tramontano conquista il podio nazionale al Premio Lions “Lifebility For Humanities 2026”</title>
		<link>https://www.parlami.eu/2026/05/29/il-giornalista-valerio-tramontano-conquista-il-podio-nazionale-al-premio-lions-lifebility-for-humanities-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 15:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Documentario]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Kodokan]]></category>
		<category><![CDATA[La Scintilla Onlus]]></category>
		<category><![CDATA[Lifeability For Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Lions Club]]></category>
		<category><![CDATA[Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Tramontano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CRISPANO / MILANO – Nuovo e prestigioso riconoscimento nazionale per il giornalista e autore campano Valerio Tramontano. Con l’opera “Fuorigioco dall’Ombra – Etica del Lavoro”, Tramontano si è aggiudicato il Terzo Posto assoluto sul podio nazionale della IV Edizione del Concorso “Lifeability For Humanities 2026”, l’autorevole premio letterario e artistico promosso dai Lions Club italiani [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">CRISPANO / MILANO – Nuovo e prestigioso riconoscimento nazionale per il giornalista e autore campano <strong>Valerio Tramontano</strong>. Con l’opera “Fuorigioco dall’Ombra – Etica del Lavoro”, Tramontano si è aggiudicato il <strong>Terzo Posto</strong> assoluto sul podio nazionale della <strong>IV Edizione del Concorso “Lifeability For Humanities 2026”</strong>, l’autorevole premio letterario e artistico promosso dai <strong>Lions Club</strong> <strong>italiani</strong> dedicato alla valorizzazione dell’etica nel mondo del lavoro e del sociale. Il racconto vincitore rappresenta una straordinaria evoluzione artistica e giornalistica dell’autore. L’opera, infatti, è stata interamente ideata e sviluppata partendo dal cuore pulsante del documentario “<strong>Fuorigioco dall’Ombra</strong>” realizzato in collaborazione con le associazioni “<strong>La Scintilla Onlus</strong> e L’<strong>Associazione sportiva Kodokan</strong> di Napoli”, realizzato da Tramontano nel 2025. Se il progetto originario accendeva i riflettori sull’inclusione attraverso lo sport, questo nuovo testo si spinge oltre, mettendo al centro la dignità, il diritto all’espressione professionale e l’abbattimento delle barriere nel contesto lavorativo per le persone con disabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Vedere che questo progetto continua a crescere, a trasformarsi e a raccogliere consensi così prestigiosi in tutta Italia è la testimonianza che dare voce a chi spesso rimane nell’ombra è la strada giusta</em>”, ha dichiarato visibilmente emozionato l’autore. “<em>Ringrazio Dio che guida costantemente il mio cammino nella comunicazione giornalistica, la qualificata Giuria e tutto il Gruppo Lions per aver compreso e valorizzato il messaggio profondo di quest’opera</em>”. La premiazione si terrà il prossimo <strong>11 giugno 2026</strong> a <strong>Milano</strong>, cornice in cui si terrà la cerimonia ufficiale di premiazione alla presenza dei vertici del mondo Lions e di esponenti del panorama culturale nazionale. Un traguardo d’eccellenza che Tramontano ha voluto dedicare “<em>a tutti coloro che mi sono sempre vicini, agli amici e a chiunque creda fermamente in un giornalismo e in una scrittura che siano, prima di tutto, strumenti concreti di riscatto civile e sociale</em>”</p>
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		<title>Il grande inganno della formazione: tutti la invocano, pochi la fanno davvero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Orefice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 21:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo del lavoro, soprattutto al Sud, la parola “formazione” è diventata una specie di riflesso automatico. La si pronuncia nei colloqui, nei piani aziendali, nelle riunioni in cui si parla di futuro. Ma spesso resta lì, sospesa, come una promessa che nessuno trova il tempo o il coraggio di mantenere.E intanto le persone continuano [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo del lavoro, soprattutto al Sud, la parola “formazione” è diventata una specie di riflesso automatico. La si pronuncia nei colloqui, nei piani aziendali, nelle riunioni in cui si parla di futuro. Ma spesso resta lì, sospesa, come una promessa che nessuno trova il tempo o il coraggio di mantenere.<br>E intanto le persone continuano a lavorare come hanno sempre fatto, con strumenti vecchi e aspettative nuove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Competenze richieste, competenze mai costruite</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le aziende cercano figure complete, capaci di fare tutto e subito. Vogliono autonomia, digitalizzazione, capacità relazionali, problem solving.<br>Poi però, quando si tratta di costruire queste competenze, la scena cambia: non c’è un percorso, non c’è un tutor, non c’è un investimento.<br>Si pretende ciò che non si è disposti a coltivare.<br>E chi non è “pronto” viene lasciato indietro, come se fosse una colpa personale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La formazione improvvisata che non porta da nessuna parte</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In molti luoghi di lavoro la formazione è un gesto veloce, quasi frettoloso.<br>Un “guarda come faccio io” che non insegna davvero.<br>Un “te lo spiego mentre lavoriamo” che non lascia spazio alla comprensione.<br>È un passaggio di abitudini, non di competenze.<br>E spesso sono abitudini stanche, ripetute per inerzia, che non aiutano nessuno a cresce</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di chi guida: crescere per far crescere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mio lavoro di Operations Manager, una parte importante del tempo la dedico alla formazione del personale. Ma la parte più preziosa la investo nella mia. Perché un manager che non studia non può insegnare. Non può chiedere agli altri ciò che non chiede a se stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo periodo, ad esempio, stiamo lavorando molto grazie ai corsi del PNRR “Nuove Competenze”, che ho fatto attivare per l’azienda. Sono un aiuto concreto, una spinta che porta dentro aria nuova. Ma funzionano solo se qualcuno li guida, li organizza, li rende parte della vita quotidiana del negozio. La formazione non cresce da sola: ha bisogno di una direzione, di una mano che la accompagni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una conclusione semplice, senza proclami</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione, al Sud, non dovrebbe essere un titolo nei documenti o una frase nei discorsi.<br>Dovrebbe essere un gesto quotidiano, fatto di attenzione, di tempo, di cura.<br>Piccoli passi, fatti bene.<br>Perché il lavoro cambia solo quando cambiano le persone.<br>E le persone cambiano quando qualcuno decide di investire su di loro, davvero.</p>
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