Tittibi, gioielli con una storia imprenditoriale di successo che parla alle donne tra simboli e camaleonticità

La creatività come dono, la professionalità come esercizio ed impegno. In Tiziana Di Giorgio, titolare e mente creativa del marchio di gioielli Tittibi, coesistono entrambe, alimentate da una sana passione che affonda la sua storicità nell’attività familiare, dedita per 40 anni al mondo degli accessori. Da qui la scelta di dare vita ad un brand di bijoux che sa coniugare versatilità, colore, stratificazione e materiali, solo per rappresentare le donne che hanno voglia di sognare, senza rinunciare alla propria personalità.

Le collezioni gioiello Tittibi hanno investito sulla moda e sul richiamo artistico, divenendo eco per le donne “pop” che desiderano sentirsi libere di essere e di esprimersi in modo diretto. Negli ultimi 10 anni in cui Tiziana Di Giorgio ha scelto di dare vita alla sua azienda, ogni bijoux è diventato simbolo ed espressione di leggerezza, ricercatezza e bellezza. Se infatti un capo moda viene indossato per sentirsi bene col proprio essere, un gioiello assurge a questa missione ancor di più. Funge da dettaglio che diventa scelta consapevole nel comunicare chi realmente si è. E così su un capo più basic, o più sofisticato, ed ancora più sbarazzino, Tittibi riesce a fare la differenza diventando “gioiello parlante” nel senso più rappresentativo possibile. Si rivolge infatti alle donne o alle ragazze che hanno voglia di affermare il loro esserci, senza passare inosservate. Diventa vessillo di una comunicazione istantanea, che pone i riflettori sulla presenza vestita da essenza. Tittibi riesce ad essere tutto ed anche di più, con una creatività non scontata, che sa dare slancio alle donne, rinnovandosi anche nella pubblicità del brand sui social. Qui il concetto di inclusività creativa di Tiziana, declinato in gioiello o in capospalla che sta bene a tutte, non resta un semplice mood sbandierato, ma si appura in una colloquialità che Di Giorgio ha con i suoi followers ed i suoi clienti, fatta di interazione partecipata, motivata. La mente di Tittibi ha reso la semplicità divulgativa, forza del suo brand. Ascolta ed interpreta non solo i suoi gusti, ma quelli delle sue followers, che Tiziana fa entrare direttamente nei momenti creativi della sua giornata in atelier. Tittibi è un brand che non si ferma mai: promette ed assicura continue novità in ogni momento dell’anno, raccontando step by step ciascuna suggestione creativa che il momento lavorativo presenta alla sua ideatrice. Così il gioiello che fa sognare e calamita l’attenzione di chi lo indossa e soprattutto di chi lo osserva, non diventa semplicemente oggetto di desiderio femminile, ma è presenza significativa nel look di ogni donna che sceglie Tittibi per farsi adornare e rappresentare. Tiziana, artista ed imprenditrice, è una mente concreta che nell’attività non ha avuto paura di sognare per realizzarsi. E’ il simbolo di un empowerment femminile fondato sulla consapevolezza e sulla determinazione che osa, diventando richiamo a sensazioni positive comunicate con un gioiello. Foggiana di nascita, mamma di tre figli, ha reso la sua più grande passione una solida realtà in espansione, concretizzata in una nuova collezione fatta di perle, simboli sacri e femminili, di cui ci parla in esclusiva in questa intervista.

L’ INTERVISTA

– Tiziana, Tittibi è elogio alla bellezza che diventa gioiello in modo concreto. Come nasce questo amore nel tempo, e che legami ha con il mondo dell’accessorio?

Provengo da una famiglia che commercializza accessori moda da oltre 40 anni, esportandoli. Con il tempo, con la mia creatività con cui penso di essere nata, (perchè un po’ credo che si nasca artisti), ho dato libera espressione alle idee, unendole al bagaglio acquisito negli anni in cui ho affiancato l’attività lavorativa familiare.

Il mio brand nasce da una ricerca personale ed intima nel voler creare qualcosa che sia più di un semplice accessorio; qualcosa di simbolico che possa trasmettere un messaggio, una sensazione, una personalità, nel momento in cui lo si indossa. I miei accessori come si può notare, sono abbastanza evidenti.

La mia filosofia è quella di unire all’estetica un significato di ciò che si indossa. Tutto quello che creo deve trasmettere un’emozione legata ad un’immagine. Ad esempio il cuore sacro che fa parte della nuova collezione, ha un richiamo religioso, ma anche un rimando a due stilisti che amo molto: Dolce & Gabbana, a cui mi ispiro tanto. Ho avuto una evoluzione nella creatrività, perchè sono cresciuta con questa idea di poter trasmettere qualcosa quando si indossa un gioiello, ed è quello che cerco di realizzare sempre.

– Proviamo a contestualizzare l’evoluzione della sua creatività con i suoi luoghi di origine. Quanto hanno influito nella sua idea dell’immagine femminile da omaggiare?

La mia è una storia un po’ particolare perchè sono nata a Foggia, in Puglia; poi per una serie di eventi familiari come la morte di mio padre, mi sono trasferita in Campania, dove ho vissuto fino ai 15 anni. Successivamente mi sono ritrasferita in Puglia fino ai 30 anni, ed adesso mi ritrovo nuovamente in Campania. Il Sud ha influenzato la mia evoluzione personale.

Sono una imprenditrice del Sud, mi piace sottolinearlo; per questo voglio trasmettere l’idea di una donna che ce la fa, che si mette in gioco con tutti i suoi impegni familiari, sdoganando gli steriotipi in cui la società vuole imbrigliare il femminile. Mi metto in gioco concretamente ogni volta, e intendo comunicare anche l’imperfezione di una donna che non deve sentirsi mai sbagliata (perchè anche io spesso sbaglio nel mio lavoro… ad esempio nelle gaffe che posso commettere in una diretta).

Mi piace dare l’idea di una donna che fisicamente ed esteticamente non deve essere perfetta, ma intende essere semplicemente se stessa. La perfezione non esiste e forse i social devono trasmettere anche questo lato. Siamo presi da una voglia di vita senza sbavature che non è concreta e che cerco di sdoganare, ad esempio, nella mia comunicazione nelle dirette.

– Quanto le è costato, in termini di sforzo, affermarsi come imprenditrice investendo su se stessa, superando la paura di non farcela che spesso può attanagliare noi donne?

Nasco da una storia familiare abbastanza importante che mi vede da sola, senza una figura maschile. Nasco come donna forte e tale è anche la mia vita lavorativa, frutto di una serie di esperienze che mi hanno visto essere una commessa nel mondo dell’accessorio in cui sono sempre stata, per poi evolvermi in imprenditrice.

Sono una persona positiva, per questo non ho avuto paura di sbagliare o di non farcela. Sono sempre stata molto convinta che in qualche maniera ce la potevo fare, perchè ho una passione così forte per il mio lavoro, che non ho paura. Può sembrare assurdo, ma non mi sono mai lasciata scoraggiare dal timore, e attraverso le mie creazioni cerco di comunicare questo a tutte le donne che mi scelgono.

– Qual è l’immagine del primo gioiello da lei creato ed indossato, che le è cara?

Il primo gioiello da me creato è stato un orecchino preso su una bancarella, arricchito con una fragola ed una perla. Mi sono accorta che tutte le persone che mi vedevano, volevano quell’orecchino. Al tempo lavoravo come commessa e mi chiedevano dove lo avessi acquistato. Quell’episodio è stato un imput, tanto che ne ho creato un altro ed ho ottenuto la stessa reazione.

Non mi sono più fermata nel creare. Ho fatto corsi di soutache; mi sono informata sui materiali; ho contattato la mia famiglia per capire come muovermi. Ho iniziato a creare gioielli a casa e non in un laboratorio; poi ho scelto di aprire un’azienda. Sono trascorsi 10 anni; ora sono una società, ma sono stata prima una ditta individuale.

– Parliamo di simbolismi. I suoi gioielli ne sono carichi. Sono api, segno di eternità; richiami alla natura; riferimenti alla pop art con inserti di pop corn sui gioielli; cuori o corni, ed anche perle. Con quale slancio li ha adottati e in che direzione va l’attuale collezione?

Mi faccio trascinare più che dalle emozioni personali, da ciò che mi trasmette la moda con la sua tendenza. La ricerca di essere una donna camaleonte mi fa pensare ad una lei che può essere religiosa in un giorno, e magari più “pop art” nell’altro; ad una donna che si mette in discussione e non veste sempre nella stessa maniera. Questa voglia di cambiare oggettistica, serve a far capire a chi ti trovi di fronte che tu oggi puoi indossare una collana con un pop corn, o con una ciliegina (che fanno parte di una linea più simpatica e sbarazzina), per poi passare ad un genere simbolico fatto di madonnine e cuori sacri, o a corni tipici della linea Strange Hearth che ho adorato, come sottolineo sempre.

La linea Strange Hearth con richiami a colori e luoghi italiani, ha spopolato. Ci racconti come è nata.

Pensi che per disegnare il mio corno che ha avuto gran successo, non ho dormito la notte. Volevo realizzare qualcosa che avesse un simbolo scaramantico a livello mondiale, seguendo però le tendenze. Ho disegnato un corno con l’occhio che mi hanno associato ad un altro brand, ma che in realtà nasce dal desiderio tutto mio di comunicare il mio “io ti guardo”, anche in senso apotropaico. Il mio voleva essere un corno parlante. Questi articoli sono stati tanto esportati in America. Punto tantissimo all’estero per marcare il valore della moda, del buon gusto e dell’artigianato italiano. E sono contentissima e onorata che i miei prodotti girino tutto il mondo. Risponde benissimo la Francia, il Belgio dove ho tre rivenditori. Strange Hearth è stata una delle linee che ho venduto in assoluto di più e quella invernale sarà ancora più bella.

– Ha stupito piacevolmente tutti introducendo i Labubu su collane simpaticamente cangianti. Perchè questa scelta?

Seguo le tendenze con grande piacere e ho una vena giovanile che mi fa approdare alla moda che si rivolge in questa direzione. Mi piace osare e ho accarezzato l’idea di proporre qualcosa che fosse divertente e insieme glamour, con un pizzico di originalità. Io stessa indosso tanto le collane di questa linea che è andata molto bene. Amo seguire la moda nonostante alcune tendenze abbiano un riferimento ad un età diversa da quella che è la mia fascia di clienti, ma ci sono tante donne che si mettono in gioco indossando qualcosa di più sbarazzino.

– In riferimento alla linea invernale, quando l’ha creata, e partendo da quali suggestioni?

L’ho creata a Luglio. Purtroppo penso che con me si rompano un po’ tutti i canoni che sono previsti nella moda e nella creazione. Sa che in autunno si lavora all’estate e in estate all’inverso. Siccome nasco come creativa, non sono mentalmente preparata ad una standardizzazione del genere – anche perché io vedo, vivo emozioni e creo – non riesco a legarmi ai tempi e alle caratteristiche di un vero e proprio stilista. Il corno l’ho ideato a marzo, mentre la collezione invernale, essendo stata creata a Luglio, prevede un numero di pezzi contati. Sono tutti articoli fatti a mano. Creo tutto al momento ed ogni settimana c’è qualcosa di nuovo. La mia collezione invernale non si può vedere già adesso. Continuano a chiedermi cosa io abbia creato. Ed io voglio questo: il desiderio di scoprire cosa posso fare, perché non lo sai in modo scontato.

– Nel tempo abbiamo ammirato anche la linea di capispalla che ha ideato, insieme ad abiti originalissimi, recanti inserti creativi da lei disegnati. Oggi ha scelto di concentrarsi solo su giacche e trench. Che rapporto ha con questi indumenti moda, dal momento che ha optato per questa esclusiva dimensione dell’abbigliamento?

Sono una donna da giacca ed ho voluto eliminare l’abbigliamento per concentrarmi su articoli selezionati e di ottima qualità. Fare tutto diventa difficile; per questo ho inteso dare predominanza del brand all’accessorio e al capospalla che non può mancare. Amo le spille, i trench, i capispalla e li indosserei ogni giorno, anche d’estate. Mi piace decorarli e per questo non potevano mancare nella mia collezione autunno-inverno.

Il suo capospalla, così come i gioielli, sono un passepartout inclusivo che punta ad una indossabilità che sta bene a tutte. Come brand la sua è un’attenzione ad un concetto moda che non è selettivo, diversamente da quanto appare in giro sui social. Quanto punta a questo messaggio?

Per me è fondamentale. La donna non deve essere bella perchè longilinea o perché segue altri canoni prefissati. La sua belezza non si può e non si deve fermare all’estetica. Un capo bello o un oggetto bello deve essere portato da ognuna, qualunque sia la sua forma fisica. Io non sono una donna perfetta fisicamente, e sottolineo che non mi piace la perfezione che ci vogliono trasmettere. Tittibi è Tiziana. Sono una mamma di due femminucce e mi auguro di trasmettere la stessa cosa soprattutto alle mie figlie: che la donna è bella non perché è fisicamente perfetta. Io adoro l’oversize e cose troppo strette e minute non si vedranno mai nelle mie collezioni.

Sui social ha dichiarato di avere intenzione di approdare alla Fiera di Milano per proporre su larga scala il suo brand. Il desiderio diventerà presto realtà?

Assolutamente sì. Partirò a fine settembre per vedere di cosa si tratta e sondare il terreno. Non l’ho mai fatto; è un passo molto importante. Mi sono resa conto che con il tempo i miei rivenditori avevano bisogno di avere proprio un’immagine fisica dei miei prodotti, in quanto fino ad ora mi sono mossa esclusivamente online. Poichè quasi sempre mi dicono che le mie creazioni sono molto più belle da vicino che in foto, voglio creare questo stand alla Fiera Rho di Milano per esporre la collezione estiva e dare fattivamente possibilità di vedere da vicino i miei bijoux. Ho scelto di esporli poi a febbraio, approfittando della presenza dei buyers di tutto il mondo, che potranno così apprezzare il mio concetto di made in Italy.

– Dedichiamoci ai materiali. Li sceglie con selezione o anche essi sono frutto di una creatività immediata?

I materiali sono una sintesi di entrambe le cose. Sulla linea Strange Hearth sono stata consigliata da un’azienda di Arezzo che mi produce in laboratorio i gioielli, e lavora con marchi importanti, cosa che giustifica anche il costo delle creazioni. Per il resto lavoro i materiali anche in base ai periodi. Ad esempio, nella stagione autunnale mi oriento sull’acciaio, sulle perle barocche o sulla resina; in estate lavoro con il corallo, con i cammeo. I materiali li scelgo, li vedo, li tocco. Mi auguro di proporre sempre le eccellenze. Purtroppo la bigiotteria a differenza dell’oro, con il tempo può predisporsi al deterioramento e questa è una cosa che dobbiamo mettere in conto. Propongo una galvanica nichel free al palladio, con piccola percentuale di oro, per bijoux che vanno oggi più dell’oro.

– Tittibi compie dieci anni di attività. Cosa sogna per il prossimo decennio, proiettandosi verso il futuro?

Sogno di essere un’azienda conosciuta in maniera più ampia, in tutto il mondo. Sogno di essere una multinazionale…quindi sogno in grande!

– Quale frase motivazionale può rappresentare l’evoluzione del suo gioiello oggi?

C’è una frase che rappresenta non solo il mio brand, ma soprattutto la mia persona: “Se puoi sognarlo puoi farlo!”

– Ha una grande comunità social che la segue e a cui si rivolge, annullando la distanza tra rivenditore e cliente. A loro cosa intende dire?

Dire grazie è veramente riduttivo, perché oggi sono quella che sono anche e soprattutto per loro, per la fiducia che hanno nei miei confronti e perché mi riempiono di gioia. Fanno sì che nei momenti più bui che io possa passare, anche con l’azienda – perché oggi non è facile avere un’azienda in Italia – si possa andare avanti. Sono loro la spinta, e il motore più grande e mi sento di dire: “Oggi sono quella che sono perché me l’avete permesso voi!”.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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