La Voce di chi non ha Voce: la mamma di Liberato

Sono la mamma di Avitabile Liberato un ragazzino affetto da una gravissima disabilità con tracheotomia e portatore di peg , fa uso di macchinari per la sopravvivenza. Mio figlio ha 16 anni, la sua vita è stata un susseguirsi di problematiche legate al suo stato di salute. Noi la vita non la viviamo, ma la subiamo , da parte di istituzioni che invece di contribuire a darci un po di sollievo , contribuiscono a danneggiarci sempre di più.

Liberato non cammina, non parla , non può mangiare né bere per bocca, viene nutrito con una pompa gastrostomica detta Peg. Mio figlio trascorre le sue lunghe giornate tra letto è se non ha dolori su una carrozzina .Quando era più piccolo riuscivo a portarlo a fare una passeggiata, adesso non più.Questa è solo una breve sintesi di cosa significa essere disabile gravissimo. Cosa significa per mio figlio per me è I suoi fratelli che da 16 anni lo seguiamo con amore e attenzione.

La mia vita non è più mia ,è un appendice della sua. Per me non esistono ore di riposo,il mio è un lavoro 24 ore su 24 , 365 giorni all’anno . Quello che chiedo a chi si occupa di politiche sociali , alla regione , al ministero e al governo (sicuramente impossibile e non verrà neppure preso in considerazione).

Chi si occupa di questa materia dovrebbe passare anche una sola giornata e nottata con noi,forse in questo modo riuscirebbe a capire il significato della parola ormai tanto di moda “caregiver”. Io sono un caregiver, non lavoro,perchè il mio lavoro è seguire mio figlio in tutti i suoi bisogni. Tutto ciò non è minimamente riconosciuto dal nostro Stato. Io sono solamente una manovalanza a costo zero.

Non avrò mai nessuna pensione,non mi posso e non mi devo ammalare altrimenti mio figlio ne risentirà a livello di assistenza. Non sono state create strutture ad hoc che possano ospitare in maniera sicura e dignitosa i nostri figli in caso di una nostra temporanea assenza (per un ricovero) con personale qualificato e ben formato .

Questo sarebbe un passo importante per creare dei pilastri solidi per mettere in atto la legge del “Dopo di Noi”.

Dovrebbero uscire dai loro uffici, alzarsi dalle loro comode poltroncine e fare un bagno di umiltà in queste famiglie. Quando in una famiglia arriva un figlio disabile, non si deve curare solo il disabile , tutta la famiglia bisognerebbe prendere in considerazione.

L’isolamento è la peggior insidia che affligge la famiglia di un disabile. Se avevi degli amici spariscono, i parenti spariscono, se mai ci sono stati. Se non vuoi impazzire e soccombere devi crearti una corazza che a volte viene scambiata per superbia. Non è cosi, siamo solamente dei poveri disperati che cercano non di vivere, ma di sopravvivere. Non dover elemosinare sempre tutto quello che ci spetta di diritto , senza umiliarci ulteriormente chiedendoci una rendicontazione.

Servono Servizi adatti ai nostri figli nel caso noi venissimo a mancare , riconoscimento della figura del caregiver. Noi col nostro lavoro facciamo risparmiare dei bei soldoni all’amministrazione pubblica. Concludo . Più interesse per noi e i nostri figli,non solo in campagna elettorale.

dal profilo di Anna Combatti, mamma di Liberato

Francesco Baldi
Francesco Baldi
Freelance del Sociale, editor Radio TV, speaker radiofonico, presidente associazione ETS. Volontariato da 40 anni e social media manager di comunicazione nel terzo settore.

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