Clelia Moscariello – Affidare al verso pensieri intimi, sensazioni, memorie e proiezioni significa inchinarsi alla poesia. L’anima stessa, nella sua massima aspirazione, ne è incline, quando sa dedicarsi all’ascolto delle cose. E chi si ferma a poetare, chi diventa canto con la sua stessa esperienza di vita, non è semplicemente un poeta. E’ l’aedo che traghetta la sua esperienza oltre il limite temporale, unendo più dimensioni di se stesso, della vita e del mondo in senso generico. A questa esperienza totalizzante, ma profondamente concreta, si avvicina per la quinta volta la giornalista, scrittrice ed esperta in comunicazione editoriale, Clelia Moscariello, animata dallo spirito del “Se ne frega la luna stanotte”. Il titolo della silloge edita Pav Edizioni, nella collana Aonia, chiude il cerchio del racconto vitale della scrittrice, assecondando il corso delle fasi lunari, fatte di momenti pieni, nuovi, calanti e crescenti.
La Grande Madre, satellite di ogni cosa, si presenta nel verso di Clelia Moscariello
La Grande Madre, satellite di ogni cosa, si presenta nel verso di Clelia Moscariello con il fascino ancestralmente magnetico che si riversa sul volgere del mondo. Così la donna non è semplice poetessa, ma sacerdotessa di un verso che si bagna nella vita ordinaria, vestendola di una magia da cui spesso viene spogliata. L’immagine ricorrente del movimento delle stelle intorno alla Luna; del profumo della vita affidato ai fiori; dei movimenti del cielo; si unisce alla bellezza del poetare di ispirazione Baudelairiana. Essa ammanta di tenerezza il disincanto. Vibra in questa raccolta che danza in metro libero, come racconto a cielo aperto, tra le scomodità e dolcezze della vita. L’evoluzione poetica di Clelia Moscariello si fa ricca di veridicità in un libro che mostra il tratto psicologico di chi scrive ed impara a leggere l’Oltre. La raccolta è infatti un inno all’umanità che si lascia influenzare dalla Natura, che non ha paura di agire, nonostante sia spinta dalla forza della Luna che influenza l’io tanto nel bene, quanto nel male.
La poesia che ne deriva sovverte i canoni della normale composizione in versi
La poesia che ne deriva sovverte i canoni della normale composizione in versi. Non nasce dalla malinconia o dalla nostalgia, ma si concretizza in un tratto evolutivo netto della personalità che scrive o recepisce il poetare. Diventa centrante e funge da baricentro tra l’iperuranio emotivo e la Terra che è fune gravitazionale dalla quale tutti siamo richiamati. Riequilibra il lettore riportandolo in asse con se stesso. Se ne frega la luna stanotte non è solo l’ultimo titolo di un libro di Clelia Moscariello, ma diventa un mantra di liberazione capace tanto di farci spiccare il volo, quanto di tenerci per mano, conferendoci la sicurezza che è giusto andare per il mondo, restando comunque legati ad un filo sottilmente sospeso che ci accompagna con spirito creatore.
Clelia Moscariello vince la sua ultima sfida editoriale
Clelia Moscariello vince la sua ultima sfida editoriale con questa raccolta che arriva dopo “L’ultima notte della falena” (2010); “Questa primavera” (2017); “Battiti” (2018); “Io non amo le rose” (2021). Con la quinta silloge qui presentata, rinfranca chi ha sete di veridicità; racconta lo slancio nella battaglia del quotidiano portando pace negli oceani del cuore di chi legge.

L’ INTERVISTA
–Clelia Moscariello, la poesia è un atto di spoliazione del sé. Da cosa ti ha liberato e cosa ti spinge a “mondare” nella nostra realtà?
La poesia mi ha innanzitutto liberata dal pregiudizio, dagli schemi e dalle categorie che non solo facevano parte del mio mondo interiore, ma anche del mio mondo esteriore. Sappiamo che se parliamo di qualcosa che avviene all’esterno, lo facciamo perchè attribuiamo potere ad un aspetto che è forte dentro di noi. In psicologia non a caso si parla di meccanismo di proiezione. Quando diamo un potere eccessivo a qualcuno o a qualcosa di esterno, con la capacità di farci influenzare, è perchè questo qualcosa o qualcuno agisce forte al nostro interno. La poesia mi ha donato la libertà. Mi ha donato ali grandi e mi ha insegnato ad usarle! Ognuno di noi ha diversi modi per iniziare il proprio percorso di libertà, passando per differenti gradi fino a sentirsi davvero libero. Ciascuno ha diverse situazioni che lo attanagliano. I meccanismi interiori spesso sono delle prigioni. Ecco, la poesia mi ha liberato dai meccanismi che vedevo all’esterno ma erano soprattutto dentro di me.
–Se ne frega la luna stanotte. Perché questo titolo?
Questa raccolta è nata dall’osservazione del cielo durante l’estate del 2018. Ero da sola a casa sul terrazzo e mi sono ritrovata ad osservarla anche tutte le sere, nei movimenti assiali che riuscivo a vedere ad occhio nudo. Credo sia sempre importante osservare quello che c’è fuori. La silloge è stata ispirata da ciò che mi ha fornito Madre Natura.
Il titolo è un po’ romantico
Il titolo è un po’ romantico. Qualcuno ha trovato un rimando con lo stile Loredana Bertè. In effetti sono stata volutamente rock, genere che mi piace, perchè ho parlato di una Luna che spesso se ne frega di noi. Vorremo sentirla vicina e magari nel momento in cui lo desideriamo, non ci appare. La Luna rappresenta tante cose: la proiezione della nostra figura materna; il nostro stesso senso materno; la nostra vocazione; il nostro essere donna o la nostra parte femminile che è nascosta in ogni genere umano.
E’ un elemento naturale ma ha tanti aspetti simbolici
E’ un elemento naturale ma ha tanti aspetti simbolici. Per gli antichi era una vera e propria divinità. La Luna è collegata alla nostra femminilità e ad una certa ambiguità. E’ qualcosa di più nascosto rispetto al Sole che si gode in trasparenza. La Luna ha un bagliore nascosto che si alterna al Sole. Ho voluto evocare tutti questi aspetti simbolici come inno alla Luna. Non ultimo, la mia femminilità ed il rapporto con mia madre, alla quale è dedicata questa raccolta. E’ stata ed è una figura importante nella mia vita, perchè con lei ho vissuto un rapporto molto conflittuale che poi ho risolto nel tempo. Quindi la Luna del libro è anche mia madre!
– Se potessi definire il tuo circuito poetico, come lo faresti?
Spesso mi chiedono quali siano le mie ragioni poetiche ed io sono in difficoltà. Molte persone credono che parlare d’amore significhi per forza parlare del sentimento di coppia. Io parlo difficilmente d’amore, non perchè non lo provi nella mia vita, ma perchè a volte si cade nella banalità. La mia poesia parla di sentimenti, di tanti aspetti del quotidiano e delle relazioni con gli altri. Credo che la poesia riguardi il sentire la magia anche dove non c’è. Una volta ero fuori ad un ristorante con una mia amica e ho visto uno squarcio di luna tra due palazzi e ho detto: “Guarda che meraviglia!”. Ad un certo punto l’ho fotografata e lei mi ha sottolineato che era evidente che bazzicassi nella poesia, perchè io ero andata oltre nella definizione. La poesia è un sentire diverso; è una sensibilità che va oltre l’apparenza della banalità quotidiana. E’ saper vedere un tocco di magia dove molti altri non la percepiscono.
-La silloge è dedicata a tua madre. Motivo ricorrente in essa è l’immagine non solo della luna, ma anche delle stelle. Immagina una notte stellata condivisa con tua madre. Quali risonanze avrebbe?
Fortunatamente credo di averle detto quasi tutto ciò che avevo da dirle. Una di queste cose che ho avuto modo di farle arrivare in un’intervista in radio, è che lei, nonostante i dissapori passati, è diventata il mio modello. Con tutti i suoi limiti è una persona che mi ha detto sempre di fregarmene delle categorie e degli schemi, e che è sempre andata avanti per la sua strada fregandosene di molti limiti imposti da situazioni o persone. Mi sento molto connessa a mia madre e oggi per fortuna abbiamo un rapporto che definisco stupendo.
-Nella poesia parli di “Futuri”. Perché hai scelto la declinazione al plurale e quali sono i futuri della poesia, genere coltivato oggi da pochi?
Mi riferisco al plurale della parola perchè penso che a volte potrebbe essere veritiera la teoria degli universi paralleli e del fatto che attraverso altre dimensioni noi possiamo essere presenti in maniera diversa. Questa idea, credibile o meno, mi affascina molto ed è suggestiva da rappresentare poeticamente. I Futuri della poesia partono dall’assunto che in Italia essa sia molto sottovalutata e relegata alla classica triade ‘sole, cuore, amore’ o ‘sole, luna, mare’. Invece dovrebbe essere respirata ovunque. E’ poesia quella di Baudleaire, ma anche quella di Fabrizio De Andrè. Quella di tutti i poeti, piccoli o grandi. Anzi, nessuno è piccolo quando fa poesia.
Il poeta è colui che riesce a dare un senso alla propria realtà
Il poeta è colui che riesce a dare un senso alla propria realtà, descrivendola in maniera originale. Non è poeta solo colui che usa la penna, ma chiunque intraveda la realtà sotto un aspetto nuovo e la faccia vedere anche agli altri. Poeta è l’artista di strada che dipinge sui marciapiedi; che fa murales. Poeta può essere chiunque ed io mi auguro che pian piano venga compreso e che si capisca che la poesia, che oggi non legge quasi nessuno ed è relegata a genere minore, abbia un valore artistico immenso. Noi la bazzichiamo senza nemmeno saperlo. Voglio essere ottimista sperando che in futuro si capisca qualcosa in più di questo genere spesso deprezzato. Non amo essere legata al passato e mi piace coltivare il presente, proiettandomi anche nel futuro prossimo.

-Nella tua raccolta compaiono le parole “Oltre” ed “Atlantide”. Sul binario del tempo, nella distonia del passato e del presente, che rapporto concettuale hanno le due dimensioni? Tu sei più l’Oltre o più Atlantide?
Il mio rapporto con il tempo mi vede attaccata al presente e al futuro laddove mi piace molto progettare. Sono un tantino nostalgica, il giusto che ci vuole. Non amo essere legata al passato e mi piace coltivare il presente, proiettandomi anche nel futuro prossimo. Mi sento più l’Oltre che Atlantide perchè cerco sempre di stare in sfida con me stessa, sorpassando i miei limiti precedenti. Cerco sempre di pormi nuovi traguardi. Anche se non nego di aver attraversato momenti in cui mi sono sentita molto Atlantide, sia per delusioni amorose che per scoramenti vari in cui mi sentivo come se nessuno mi vedesse. Ero una terra sommersa, dimenticata da tutti.
–Una poesia si intitola “Quella parola”. Qual è dunque la parola che manca al tuo sillabario poetico e a cui anela l’io.
La parola credo sia stata quella che vogliono sentirsi dire tutti: ti voglio bene. Io volevo sentirmi dire ti voglio bene nel modo in cui avevo deciso io per molto tempo, anche dai miei genitori. Volevo essere amata ed anche il come intendevo stabilirlo io. Poi col tempo mi sono resa conto che ognuno ama secondo i propri limiti. Il canale di espressione di una persona non è univoco: c’è chi si esprime tramite il canale fisico con abbracci, o con le parole. La mia poesia evoca un passato lontano tendendo al saper andare oltre, senza attaccarsi a modi espressivi precisi, guardando alla sostanza. Amare significa anche saper andare oltre determinate parole e i modi che noi vorremmo.
-Hai lasciato parlare il tuo io, spesso con l’immagine dei fiori. Qual è oggi il tuo profumo dopo essere stata anemone e poi ancora tulipano?
Prediligo profumi non troppo forti e speziati. Amo quelli un po’ agrumati, floreali e non troppo seduttivi. Adoro fragranze fresche ed estive. Questo rispecchia la mia visione delle cose. Amo essere femminile ma non in modo troppo ostentato, impostato o per certi versi volgare. Credo che la femminilità, che ha un valore altissimo, sia una sorta di seme divino pieno di potenzialità. Perciò credo nel potere della femminilità e mi ritrovo in fiori da ornamento meno pomposi. Quelli per intenderci, che si usano nel bouquet. Se dovessi scegliere sarei un iris blu o lilla.
-Hai lasciato parlare il tuo io, spesso con l’immagine dei fiori. Qual è oggi il tuo profumo dopo essere stata anemone e poi ancora tulipano?
La ricerca della bellezza è la ricerca della felicità. Automaticamente, quando la cerchiamo stiamo facendo un passo verso il bene, verso tutto ciò che è positivo. Ci stiamo già connettendo con la dimensione della bellezza che ha un potere elevatissimo, catartico e guaritore, come l’Arte che la rappresenta. Sono molto credente ma non molto osservante oggi. Penso anche che questa bellezza sia specchio di qualcos’altro di più immenso, elevato, a cui non possiamo accedere nella dimensione umana, se non in determinati frangenti.
-Al verso è affidata l’eternità. Con quale delle tue poesie – ritratto, vorresti essere ricordata nel novero dell’anima?
Non so esattamente con quale verso vorrei essere ricordata domani. Sicuramente, dovessi scegliere, vorrei essere ricordata almeno come una persona che è stata onesta e non ha mentito, nemmeno sulla propria aspirazione. Vorrei essere ricordata per la sincerità nel proporre qualcosa di creativamente diverso e sentito. Mi piacerebbe rimembrassero una donna che ha provato a vivere in maniera sincera, senza retorica. Il se e il come mi vorranno ricordare, lo lascio alla libertà dell’altro.




