C’è una geografia del dolore che non si misura in chilometri, ma in centimetri. Spesso pensiamo ai “muri” come a imponenti barriere di cemento armato o distese di mare invalicabili, simili a quelle che circondano Lampedusa, simbolo universale di una lotta perenne tra il diritto di esistere e il dovere di accogliere. Eppure, esiste un muro altrettanto spietato che abita le nostre strade: è il gradino di un marciapiede, una rampa inaccessibile, un’architettura sorda che urla “tu non puoi passare”.
Il progetto video “Oltre la rampa” nasce da questa consapevolezza “l’inclusione non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana di abbattimento”. Quando insieme a Claudio Roberti, sociologo e anima del video, abbiamo deciso di filmare quella specifica barriera architettonica, non stavamo solo documentando un disservizio urbano. Stavamo riprendendo un confine. Nel video, il volto di Claudio non racconta solo la difficoltà fisica. Racconta il peso sociologico di essere “respinti” dallo spazio pubblico. La disabilità, in quel momento, cessa di essere una condizione personale e diventa un fallimento collettivo. Allora dobbiamo avere il coraggio di dire che ogni barriera architettonica è un muro contro la pace sociale. Una barriera è totalizzante perché non ferma solo il corpo; ferma il pensiero, la partecipazione, la possibilità di sentirsi parte di una comunità che accoglie.
Accogliere non significa solo aprire un porto; Significa progettare una città che non lasci indietro nessuno. L’articolo premiato ex aequo con il Premio Comunicazione sulla Disabilità 2025 ci ha già mostrato quanto sia urgente cambiare narrazione. Non abbiamo bisogno di “eroi” della disabilità, ma di una politica della bellezza e del diritto che sappia guardare a terra, lì dove il marmo si fa barriera.
Lampedusa ci insegna che i diritti sono universali o non sono. Se un uomo non può accedere a un luogo pubblico per una rampa mancante, quel muro è un insulto alla solidarietà tanto quanto un filo spinato. La nostra “riflessione sulle barriere totalizzanti” vuole essere un grido di pace: un invito a trasformare ogni ostacolo in un ponte.
Partecipare a un concorso che porta il nome di Cristiana Matano significa onorare una sensibilità che sapeva leggere il mondo attraverso gli ultimi. “Oltre la rampa” non è solo un titolo; è una direzione ostinata e contraria. È la convinzione che la vera “bellezza del territorio” non risieda nei monumenti, ma nella libertà di tutti di poterli raggiungere.
“Perché solo quando avremo abbattuto l’ultimo gradino invisibile nelle nostre teste, potremo dire di aver abbattuto davvero tutti i muri del mondo”.




