Competenze, l’allarme di Unioncamere

Unioncamere: lavoro e mismatch strutturale

Il mercato del lavoro italiano continua a fare i conti con un disallineamento profondo tra domanda e offerta. I dati diffusi dal Ministero del Lavoro e da Unioncamere per febbraio 2026 indicano che quasi una posizione su due tra quelle programmate dalle imprese rischia di non essere coperta per mancanza di competenze adeguate.

Un dato che, secondo il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate, conferma una criticità strutturale. Le figure più difficili da reperire sono tecniche e operative altamente specializzate: saldatori, operatori socio-sanitari, personale tecnico qualificato.

Per il segretario Nicola Troisi, il problema non è l’assenza di opportunità lavorative ma la difficoltà di creare un raccordo efficace tra percorsi formativi e sistema produttivo. Le competenze definite “introvabili” coincidono, sottolinea, con quelle che la formazione professionale costruisce e aggiorna da anni.

Il tema, dunque, non è solo occupazionale ma strategico. Sostenere la formazione significa sostenere la competitività delle imprese e l’occupabilità dei giovani, soprattutto in territori complessi come la Campania.

Formazione e lavoro: la sfida delle politiche pubbliche

Se quasi il 50% delle posizioni resta scoperto, i meccanismi di incontro tra imprese e lavoratori necessitano di una revisione. Per il Movimento, è fondamentale distinguere tra percorsi di qualità, capaci di produrre competenze spendibili, e offerte formative improvvisate.

In Campania, particolare attenzione è rivolta ai corsi per Operatore Socio Sanitario, che rappresentano uno sbocco concreto per molti giovani. Ritardi amministrativi o eccessi burocratici rischiano di trasformarsi in occasioni mancate per ragazzi e imprese.

Servono programmazione, concertazione con gli enti accreditati e monitoraggio costante dei fabbisogni professionali. Solo con tempi certi e politiche coerenti sarà possibile ridurre il mismatch e trasformare la formazione in occupazione stabile.

Il divario tra imprese che cercano personale e giovani in cerca di lavoro non può più essere ignorato. Ridurlo significa investire sul futuro economico e sociale del territorio.

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