Sanremo 2026, Achille Lauro è il vero idolo della seconda serata

Sanremo 2026, Achille Lauro è il vero idolo della seconda serata

La seconda serata della 76esima edizione del Festival di Sanremo viene aperta da Laura Pausini, in inversione di tendenza rispetto al solito ingresso del conduttore di punta che annuncia i suoi compagni di viaggio. “Stasera ti accompagno io”, dice Laura in piena familiarità con Carlo Conti.

A dispetto della conduzione piatta della prima serata, lo sprint di esordio di Conti parte in crescita nel tono della voce, e poi si perde. Le nuove proposte uscite dal Festival vedono avanzare in gara Niccolò Filippucci ed Angelica Bove, due giovani che portano avanti la linea melodica del Festival. Pilar Fogliati e Lillo non sortiscono l’effetto ilare che vorrebbero portare al Festival. La differenza in termini di gradimento del secondo appuntamento all’Ariston, la fa Achille Lauro, l’unico vero personaggio che sul palco troneggia sia come artista che come conduttore. Achille può tutto perché sa osare e dosare al contempo. È veramente “idol”, come in tanti lo chiamano. L’esordio canoro con Pravo e la sua Opera non risulta una sferzata di energia, che in compenso viene data dal gruppo dolce e genuino del coro Anfass che intona ‘Si può dare di più’. Questi dolci ragazzi hanno più enfasi nell’esibizione di quanto ad esempio Paradiso abbia potuto mostrare nella sua seconda chance canora. Nella carrellata dei big la melodia di Nigiotti risulta culla di un testo meraviglioso. Forse il più bello insieme a quello di Fedez e Masini, in questa serata. Fulminacci resta una conferma. La sua ‘Stupida sfortuna’ entra nella testa con un sound pop che strizza l’occhio alla musica beat anni Settanta. Riascoltando Ermal Meta si apprezza ancora una volta l’intenzione di scrittura, ma non la riuscita del pezzo.

La seconda serata sanremese conferma che i brani vanno riascoltati più volte prima che si familiarizzi con essi, tanto da canticchiarli e portarli nelle proprie vite.
Lo spaccato narrativo dedicato a Milano – Cortina per gli atleti olimpici e paralimpici uscenti, viene gestito con media andatura. La linea autorale purtroppo pecca in originalità e robustezza, come si avverte anche nelle battute sul palco di Lillo e Pilar. La sola incursione di vera grazia sul palco è l’esibizione di Levante, artista a tutto tondo che non delude mai in ogni suo progetto.
I momenti più alti della serata sono affidati a due giganti della musica italiana: Fausto Leali e Ornella Vanoni. In tal frangente gli italiani davvero si beano e ricordano la musica ispirazionale che ancora vorremmo poter sentire.
Discorso a parte merita la riproposizione di ‘Perdutamente’ di Achille Lauro, testo che immediatamente fa pensare al disastro di Crans Montana che ha adottato questa canzone come simbolo e ricordo. Lauro aveva promesso un simile omaggio e il fatto che abbia riportato all’Ariston un siffatto brano, accompagnato dall’angelica voce della soprano Valentina Gargano stringe metaforicamente in un abbraccio i tanti genitori che nella notte di Capodanno hanno perso i figli o sono stati in spasimo per loro. Qui c’è l’apoteosi della musica che si fa nuova preghiera per raccontare una pagina di cronaca dedicata a tante vite spezzate.

Il buonumore ritorna in teatro con la sua ‘Me ne frego’ e ‘Rolls Royce’, successi che hanno consacrato Lauro a Sanremo.

In una serata che non fa scalpore ma procede liscia come l’olio nei ranghi della compostezza, i cantanti in classifica randomica per le cinque posizioni sono: Tommaso Paradiso, LDA e AKA 7even, Nayt, Fedez e Masini, Ermal Meta.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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