“Inquilini”, scritto e diretto da Filippo Stasi, al Teatro TRAM di Napoli, si impegna nella disamina dei rapporti umani nell’ambito della convivenza. La recensione.
“Inquilini” indaga i rapporti umani e la loro complessità
La regia essenziale di Inquilini punta tutto sull’attore e sul contatto diretto con il pubblico, creando un’esperienza intima e immersiva. La casa diventa così metafora di una condizione esistenziale condivisa, dove la sicurezza della routine si intreccia con la sensazione di prigionia in un equilibrio senza soluzione.
“Inquilini”, scritto e diretto da Filippo Stasi, è in scena al Teatro TRAM di Napoli e rappresenta una profonda riflessione sulle dinamiche della convivenza e delle relazioni umane in uno spazio condiviso. Lo spettacolo porta sul palco sei personaggi, interpretati da Daniele Arfè, Viola Capponcelli, Mattia D’Angelo, Simona De Sarno e Michele Pedata, che vivono in una casa che si evolve da semplice luogo fisico a uno spazio mentale. Questo ambiente sospeso accoglie abitudini quotidiane, silenzi e sottili tensioni che si accumulano fino a creare gabbie invisibili. Attraverso dialoghi intensi e pause ricche di significato, “Inquilini” esplora il delicato bilanciamento tra il desiderio di restare e quello di andarsene. La porta d’uscita resta sempre aperta, ma varcarla comporta affrontare una scelta cruciale: cambiare o rimanere intrappolati dalle proprie paure.

Le dichiarazioni del regista, Filippo Stasi
Il regista Filippo Stasi descrive lo spettacolo come una risposta alla necessità di raccontare una generazione sospesa tra la voglia di cambiare e la difficoltà di agire concretamente. Mi interessava indagare ciò che non viene detto, quei silenzi che spesso parlano più delle parole, ha spiegato Stasi, aggiungendo che il testo ha preso forma durante il periodo della pandemia, riflettendo l’”effetto capanna” che molti hanno sperimentato.
La narrazione non offre risposte definitive, ma pone un quesito universale e senza tempo: fino a che punto siamo davvero liberi di abbandonare le nostre abitudini?
I sei personaggi sembrano bloccati in uno stato di immobilità, prigionieri delle proprie ossessioni. Vivono anestetizzati, ridotti alla sola soddisfazione dei bisogni primari come mangiare o dormire per evitare di affrontare i loro pensieri. La casa è ritratta come una vera e propria “prigione“, anche nella componente scenografica curata da Francesca Sorrentino: sedie, tavoli e altri arredi diventano metafore visive delle gabbie interiori che li soffocano. A questo si aggiungono i costumi: sempre gli stessi pigiami logori e consunti, simbolo tangibile di un’anima tormentata e incapace di cura o evoluzione.
Lo spettacolo è sostenuto da Piccola Città Teatro ed è in scena al Teatro TRAM di Napoli il 10 e l’11 aprile 2026. Gli orari prevedono rappresentazioni serali venerdì alle 21:00, sabato alle 20:00 e una replica domenicale alle 18:00.
Prezzi:
– Biglietto intero: €13,00
– Ridotto (under 26 e over 65): €10,00
– Studenti: €9,00
– Abbonamenti: 4 spettacoli a scelta €36; 8 spettacoli a scelta €64
Per informazioni e prenotazioni:
– WhatsApp: 342-1785930
– Email: tram.biglietteria@gmail.com
Fonte immagine: Ufficio stampa




