Il 45% sospeso: storia di un mismatch osservato dalla scrivania di HR

C’è un numero che mi torna in mente più spesso di quanto vorrei: 45%. È la percentuale delle posizioni aperte che in Italia vengono classificate come difficili da reperire. Quasi una su due. Un dato che sembra tecnico, freddo, statistico. E invece, per chi come me vive di colloqui, curriculum, attese e speranze, quel numero ha un volto, un respiro, a volte perfino un’ombra.

Perché quel 45% non è solo un indicatore economico. È una sedia vuota. È una porta che non si apre. È un incontro che non avviene.

E ogni giorno, nel mio lavoro, mi ritrovo a fare i conti con questo paradosso: il lavoro c’è, i giovani anche, ma non si trovano.

Il paradosso visto da dentro: quando il mismatch non è teoria, ma quotidianità

Da HR Manager, il mismatch non lo leggo nei report: lo vedo negli occhi delle persone. Lo vedo nel giovane che entra in ufficio con un curriculum impeccabile, ma che alla domanda “Cosa cerchi davvero?” abbassa lo sguardo, come se nessuno glielo avesse mai chiesto. Lo vedo nell’imprenditore che mi dice: “Mi serve qualcuno che sappia già fare tutto”, e io penso che nessuno nasce imparato, e che la formazione non è un costo, ma un ponte.

Lo vedo nei colloqui che iniziano bene e finiscono con un “ci penso”, che spesso significa “non mi ci vedo”. Lo vedo nei ragazzi che cercano un luogo dove crescere, non solo un luogo dove timbrare. Lo vedo nelle aziende che cercano fedeltà, mentre i giovani cercano senso.

E ogni volta mi sembra di assistere allo stesso copione: due persone che parlano la stessa lingua, ma con accenti così diversi da non capirsi più.

Il mismatch come disfunzione sociale: una crepa che attraversa tutti

Il mismatch non è colpa dei giovani. Non è colpa delle aziende. Non è colpa della scuola. È una disfunzione sociale, una crepa che si è aperta lentamente, mentre il mondo del lavoro cambiava più in fretta delle persone.

Le aziende chiedono competenze tecniche, digitali, trasversali. I giovani arrivano con percorsi scolastici che spesso non dialogano con il mercato. Le imprese cercano disponibilità immediata, mentre i ragazzi cercano equilibrio. Le aziende parlano di flessibilità, i giovani la interpretano come vita. È come se avessimo costruito due strade parallele: vicine, ma incapaci di incrociarsi.

Piccole scene di un grande paradosso

Potrei raccontare decine di episodi, ma ne scelgo tre, piccoli e veri.

  1. Il candidato perfetto che non accetta un ragazzo brillante, motivato, preparato. Gli propongo un ruolo interessante, un buon ambiente, un percorso di crescita. Mi dice: “Mi piace, ma non mi ci vedo”. E io penso che forse non cerchiamo più un lavoro, ma un’identità.

L’azienda che vuole “uno che resta”. Un imprenditore mi dice: “Io voglio gente che rimanga”. Gli rispondo: “Per farli restare, bisogna prima farli entrare bene”. E capisco che spesso il problema non è trovare persone, ma meritarle.

  1. La giovane che vuole imparare, ma non sa da dove iniziare. Una ragazza mi confessa: “Vorrei crescere, ma nessuno mi ha mai spiegato come”. E lì capisco che la formazione non è un benefit: è un atto di responsabilità.

Ricostruire il ponte: un invito, non una morale

Il 45% non è un destino. È un promemoria. Ci ricorda che il futuro del lavoro non si costruisce con annunci perfetti o colloqui impeccabili, ma con formazione vera, ascolto reciproco, leadership che accompagna, aziende che si mettono in discussione, giovani che imparano a raccontarsi, un nuovo patto tra generazioni.

Forse il mismatch non è altro che questo: un ponte che abbiamo smesso di costruire, convinti che l’altro dovesse fare il primo passo. Ma i ponti non si costruiscono da soli. Si costruiscono insieme. E ogni volta che un giovane trova il suo posto, e un’azienda trova la sua persona, quel 45% si riduce un po’. E la sedia vuota, finalmente, si riempie.

Pasquale Orefice
Pasquale Orefice
HR Manager della GDO specializzato in riorganizzazione aziendale, sviluppo dei team e performance dei punti vendita; nei suoi articoli racconta il lavoro con uno sguardo concreto e umano, attento alle persone e ai cambiamenti delle organizzazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_imgspot_img

Iscriviti alla newsletter

Uno spazio per condividere idee, storie e punti di vista. Iscriviti per restare in contatto.

spot_img

Ultimi articoli