Sirene, Sciantose, Malafemmene e altre storie di donne veraci: a teatro con Monica Sarnelli il perfetto spazio narrativo del femminile

C’è qualcosa di profondamente magico nel raccontare le donne attraverso uno sguardo che finalmente le restituisca a se stesse. Sirene, Sciantose, Malafemmene e altre storie di donne veraci, scritto da Federico Vacalebre e diretto con sensibilità e potenza da Carlo Cerciello, si muove esattamente in questa direzione, chiudendo il tour dell’anno con un lavoro che è insieme celebrazione e riscrittura del femminile.

Lo spettacolo con Monica Sarnelli, che accompagna anche l’ultimo appuntamento di stagione del Teatro Italia di Acerra, si configura come una sorta di affresco emotivo e culturale: una “cartolina” dedicata alle donne di Napoli, ma tutt’altro che nostalgica o decorativa. È piuttosto un atto di restituzione, una presa di parola che scardina stereotipi e riapre narrazioni rimaste troppo a lungo incatenate a uno sguardo maschile.

In questo percorso, la voce di Monica Sarnelli diventa elemento centrale e imprescindibile. Non è solo interpretazione: è corpo, memoria, identità. La sua vocalità attraversa le epoche e i registri, evocando le figure delle sirene, delle sciantose, delle “malafemmene” senza mai cadere nella caricatura. Ogni brano cantato in napoletano o in italiano, è una tessera che ricompone un mosaico complesso, fatto di dolore, ironia, resistenza e dignità. E’ un codice di comprensione e lettura che Monica rende miniatura dorata su cui far passare il polpastrello ammirato per la bellezza dei contorni e l’essenza del messaggio. 

Uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo è proprio la riflessione sulla canzone napoletana come spazio narrativo storicamente dominato da autori uomini. Per decenni, infatti, il maschile ha tracciato una mappa concettuale del femminile, per definirne contorni, desideri e contraddizioni attraverso parole e melodie. Questo lavoro ribalta la prospettiva: prende quel repertorio e lo attraversa criticamente, restituendolo a una voce femminile che lo abita, lo interroga e, in qualche modo, lo riscrive.

La regia di Cerciello accompagna tale processo con rispetto e intelligenza, evitando ogni eccesso e lasciando che siano i corpi, le parole e soprattutto la musica a costruire il senso. Ne emerge uno spettacolo coerente, stratificato, capace di parlare al presente senza rinunciare alla profondità della tradizione.

Sirene, Sciantose, Malafemmene non è solo un omaggio: è un gesto poetico inserito in un perfetto spazio narrativo. Le anime che si fanno musica, prosa e scena, sono quelle di donne come Cinzia Cordella, magnetica, asciutta e penetrante nel suo spazio teatrale accanto alla Sarnelli; e di Annarita Di Pace, Isabella Parmiciano, Tiziana Traverso, Monia Massa, Eunice Petito, strumenti che suonano non solo in senso pratico, ma con la loro esperienza di donne.

Lo spettacolo dà piena luce al mondo femminile. E’ ricamo di bellezza e canzone, di profondità e visione. Le protagoniste con le loro storie sono un invito ad ascoltare le nostre voci non più filtrate, non più raccontate da altri, ma finalmente libere di cantarsi da sole. E la voce di Monica Sarnelli diventa strumento drammaturgico. Non vuole ammaliare, vuole svelare. L’artista non usa il belcanto fine a se stesso. Modula timbro e attacco per “diventare” ogni donna: suadente sirena, carnale sciantosa, forte e volitiva malafemmina.

La Sarnelli ancora una volta sa farsi inchiostro, lasciando traccia significativa con tratto pieno. Entra, affascina e conquista lo spazio all’interno e fuori dal palco. Cambia l’aria con le sue note. Mostra che le donne di Napoli non sono archetipo. Sono vita, palpito, cammino, parlato…e poi ancora carezza e scelta, e dunque lingua vera con pagine scritte e non, che non vanno stropicciate ma venerate. 

Elegante e sincera nel suo canto, l’artista con 45 anni di carriera, porta avanti sul palco lo spirito di tutte le donne, come scelta di vita, condivisa non a caso, con tante altre colleghe che abbracciano il suo stesso spirito e ideale: quello dell’esistenza come espressione del cuore puro e della sensibilità delle donne.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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