Via Caracciolo, nono incidente mortale del 2026. Un dato che si aggiunge a una serie tristemente lunga e che riporta al centro del dibattito una delle questioni più urgenti per Napoli: la sicurezza delle strade. A prendere parola è Enrico Ditto, imprenditore del settore dell’ospitalità, che da tempo segue con attenzione il tema dello sviluppo urbano partenopeo.
I numeri del 2025 e il calo che non rassicura
Nel 2025 la polizia locale ha rilevato 4.743 incidenti stradali a Napoli. Ventitré di questi sono stati mortali, contro i trentacinque dell’anno precedente: un calo del 34% che testimonia un miglioramento reale, ma che non cancella l’urgenza del problema. «Qualcosa si sta muovendo», ammette Ditto, «ma non basta a fermare la conta delle vittime». Maggio, giugno e luglio restano i mesi più critici. Pedoni e motociclisti le categorie più a rischio.
Più agenti, ma non è sufficiente
L’annuncio di nuovi ingressi nell’organico della polizia municipale napoletana è accolto con favore, ma senza trionfalismi. «Ogni rinforzo conta», dice Ditto, riconoscendo un problema di sottorganico denunciato da anni dagli stessi operatori sul campo. «Ma sarebbe un errore pensare che la sicurezza dipenda soltanto dal numero degli agenti». Più presenze in strada aiutano, certamente. Non risolvono però ciò che si crea molto prima di qualsiasi controllo.
Un problema culturale prima che operativo
Il nodo centrale, per Ditto, è di natura culturale. «La sicurezza parte da una cultura della legalità da diffondere, e questo riguarda automobilisti, motociclisti e pedoni. Finché il rispetto delle regole resta una questione lasciata al singolo, ogni intervento sull’organico interviene a valle del problema». Una lettura lucida, che non cerca colpevoli facili ma chiama in causa la responsabilità collettiva.
Il peso di una città sicura
C’è anche una dimensione legata all’accoglienza e al turismo in queste parole. Chi lavora nell’ospitalità sa quanto la sicurezza percepita influenzi la reputazione di una destinazione. «Chi accoglie ogni giorno chi arriva in città sa quanto la percezione di una strada sicura pesi sull’immagine di Napoli», afferma Ditto. «Ma prima ancora dell’immagine c’è la vita delle persone, e su quella non si può accettare alcuna assuefazione». Una chiusura che vale come promemoria: la sicurezza stradale non è un tema di comunicazione, è una questione di civiltà.




