Ci sono luoghi che custodiscono il proprio passato nelle pietre di un castello, altri nelle pagine di antichi manoscritti. Cicerale, invece, racconta la sua storia attraverso un piccolo seme: il cece.
Nel cuore del Cilento, adagiato sulle colline che dominano la valle dell’Alento, questo borgo conserva un legame profondo con la terra. Non è un caso che il suo nome derivi dal latino cicer, cioè “cece”. Da secoli, infatti, questo legume rappresenta l’anima agricola del paese, tanto da essere raffigurato anche nello stemma comunale con il motto Terra quae cicera alit, “la terra che nutre i ceci”.
Passeggiando tra i vicoli del centro storico si percepisce immediatamente l’identità autentica di questo luogo. Le case in pietra, le chiese, i palazzi storici e il silenzio che accompagna il cammino raccontano un Cilento ancora fedele alle proprie radici, lontano dai ritmi frenetici della modernità.
Ma il vero tesoro di Cicerale cresce nei campi.
Il Cece di Cicerale non è semplicemente una varietà agricola. È il simbolo della biodiversità del territorio. Piccolo, tondeggiante, dal colore dorato e con una buccia particolarmente sottile, possiede caratteristiche che lo rendono unico. Viene coltivato ancora oggi secondo tecniche tradizionali, sfruttando prevalentemente l’acqua piovana e rispettando i ritmi della natura, senza forzare la produzione. Qui in Cilento ho appreso che la biodiversità non esiste soltanto nei boschi, nei parchi naturali o nelle specie animali più rare; Vive anche nei semi custoditi con pazienza dai contadini, nelle varietà locali tramandate di generazione in generazione e nelle coltivazioni che rischiano di scomparire sotto la pressione dell’agricoltura intensiva.
Ogni seme racchiude un patrimonio genetico costruito in secoli di adattamento al territorio. Quando perdiamo una varietà agricola, non perdiamo soltanto un alimento: perdiamo una parte della nostra storia, della nostra cultura e della nostra capacità di affrontare le sfide future.
Il Cece di Cicerale rappresenta perfettamente questo concetto. La sua tutela non significa soltanto conservare una tradizione gastronomica, ma proteggere un patrimonio biologico unico, oggi valorizzato anche grazie al Presidio Slow Food e all’impegno dei produttori locali.
Dal punto di vista nutrizionale, inoltre, i ceci rappresentano uno degli alimenti simbolo della Dieta Mediterranea. Sono ricchi di proteine vegetali, fibre, vitamine e sali minerali, contribuiscono al controllo della glicemia e favoriscono il senso di sazietà. Per secoli hanno costituito una preziosa fonte di nutrimento per le famiglie contadine del Cilento, dimostrando come la semplicità possa essere straordinariamente ricca dal punto di vista nutrizionale.
Ed è proprio questa semplicità che caratterizza il modello alimentare cilentano, riconosciuto nel mondo per il suo contributo alla salute e alla longevità. Qui il benessere nasce dall’equilibrio tra alimentazione, attività fisica quotidiana, relazioni umane e profondo rispetto per la natura.
Poco distante dal centro abitato si trovano anche i resti dell’antico insediamento medievale di Corbella, un luogo che il tempo ha trasformato in un affascinante sito archeologico immerso nella vegetazione. Camminare tra quelle rovine significa compiere un viaggio nella storia del Cilento, immaginando le comunità che nei secoli hanno abitato queste colline.
Intorno al borgo si estendono uliveti, boschi, sentieri e panorami che spaziano dalla valle dell’Alento fino al mare. È un paesaggio che invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a riscoprire il rapporto autentico tra uomo e ambiente.
Anche quest’anno come ogni anno, dall’11 al 14 Agosto nel Borgo di Cicerale c’è la Festa dei Ceci di Cicerale. Qui si celebra questa identità attraverso ricette tramandate da generazioni: lagane e ceci, zuppe, piatti semplici ma ricchi di sapore, capaci di raccontare la cultura contadina meglio di qualsiasi libro.
Visitare Cicerale significa comprendere che la vera ricchezza del Cilento non risiede soltanto nella bellezza dei suoi paesaggi, ma nella straordinaria capacità delle sue comunità di custodire il proprio patrimonio naturale e culturale.
In un mondo sempre più uniforme, dove i sapori tendono ad assomigliarsi e le produzioni agricole diventano sempre più standardizzate, Cicerale ci ricorda che il futuro passa anche dalla tutela delle piccole cose.
Perché a volte è proprio un piccolo cece a raccontare la storia più grande di tutte: quella di una terra che continua a vivere in perfetta armonia con la natura, custodendo un patrimonio di biodiversità, tradizioni e cultura che merita di essere conosciuto, protetto e tramandato alle generazioni future.




