Un pezzo di storia che cede all’improvviso, sotto gli occhi increduli di una città intera. È successo ad Aversa, dove una parte del complesso monumentale di San Francesco delle Monache è crollata, riportando prepotentemente al centro del dibattito pubblico un tema che troppo spesso finisce in secondo piano: la cura quotidiana del patrimonio edilizio, storico e non solo.
A commentare l’accaduto è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e componente della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile, dove ricopre l’incarico di responsabile del Car, il Coordinamento Attività Regionali. Per il professionista, quanto avvenuto ad Aversa non va letto come un fatto isolato, bensì come l’ennesimo tassello di un mosaico preoccupante che si sta componendo in tutta Italia.
Una sequenza di crolli che non può passare inosservata
«Quanto accaduto ad Aversa ci riguarda da vicino e deve spingerci a una riflessione che va oltre il singolo episodio», sottolinea Cerbone. «Scuole, abitazioni, edifici pubblici, patrimonio storico: da Nord a Sud l’Italia sembra avere un unico grande problema, quello della prevenzione. Continuiamo troppo spesso a intervenire dopo: dopo il distacco, dopo l’ordinanza, dopo lo sgombero, dopo il crollo».
Le sue parole nascono da un’analisi degli ultimi episodi che hanno segnato le cronache italiane. Il 15 agosto, a Livorno, il distacco di un balcone ha causato la morte di un’insegnante di 56 anni. Il 30 luglio, a Pistunina, nel messinese, il crollo di una palazzina ha provocato un bilancio drammatico tra vittime e feriti. Il 16 luglio, a Bolzano, è stata una porzione del Palazzo di Giustizia a cedere durante alcuni lavori di ristrutturazione, evitando conseguenze peggiori soltanto per una questione di orario. A Sarentino, infine, il materiale isolante del soffitto della biblioteca di una scuola si è staccato, precipitando sui banchi.
«Sono episodi diversi, con dinamiche e cause che devono essere accertate caso per caso e che non possono essere automaticamente assimilati», precisa l’architetto. «Ma la loro successione ci impone una domanda: quanto spazio occupa realmente la prevenzione nella gestione quotidiana dei nostri edifici?».
Controlli, non rincorse all’emergenza
Per Cerbone la strada da percorrere è una sola: rendere la manutenzione una pratica continua e non un intervento tampone da attivare solo davanti al pericolo evidente. «Dobbiamo prenderci cura del nostro patrimonio edilizio ogni giorno, attraverso controlli, manutenzione e verifiche programmate, comprese quelle sugli elementi non strutturali. La prevenzione non può iniziare quando compare un problema evidente: deve accompagnare l’intera vita dell’edificio».
Anche le case private hanno bisogno di attenzione
L’architetto invita anche i cittadini a fare la propria parte, partendo dalle abitazioni private. «Dobbiamo partire anche dalle nostre case. Se la sicurezza dell’abitazione non diventa una priorità del cittadino, difficilmente potrà diventare una priorità stabile di chi governa. Gli edifici invecchiano e hanno bisogno di essere controllati e mantenuti nel tempo».
E chiude con un messaggio netto, che sgombra il campo da facili semplificazioni: «Le case non crollano soltanto per i terremoti. Possono crollare anche per l’assenza di cura, manutenzione e prevenzione. La sicurezza non comincia quando arrivano i soccorsi. Comincia molto prima, quando decidiamo di prenderci cura dei nostri edifici».




