Tea Ranno è l’autrice di Cenere, in uscita per Vallecchi Editore, dal prossimo 30 ottobre. Ecco tutte le info del libro in merito.
Sullo sfondo di un Seicento cupo e sferzato dalla superstizione, Cenere prende le mosse all’indomani dell’esecuzione di Caterina Giudici, una giovane donna accusata ingiustamente di stregoneria e mandata al rogo. Mentre sulla città e sui palazzi del potere soffia un maestrale furioso, l’eco del fuoco incrocia i destini di oppressori e oppressi. Tra le stanze sfarzose dei conti Vespertizi si muove Donna Stefana, nobile spietata e capricciosa, artefice dell’iniqua denuncia nata per vendicarsi di un rifiuto d’amore. Attorno a lei, il coro muto ma vibrante delle sue serve: la saggezza millenaria della vecchia Menegota, il dolore della cuoca Tomasa e, soprattutto, la determinazione della quattordicenne Delinda, pronta a rischiare la vita pur di far trionfare la giustizia e vendicare l’amica tradita e l’amore perduto. A fare da controcanto alla cieca spietatezza dei giudici dell’Inquisizione – ben rappresentati dal compiacimento del Giudice Corselli – s’alza la voce intima di Fra’ Lorenzo, un francescano tormentato dal dubbio e dall’ipocrisia di una fede usata come strumento di morte.
Con una lingua ricca, figurativa e intrisa di suggestioni d’epoca, Tea Ranno firma una storia intensa sul potere della calunnia, la condizione femminile e la luce incrollabile della dignità umana che sopravvive persino dove tutto sembra essere diventato cenere.
Incipit. Donna Stèfana quella mattina, contrariamente all’abitudine che la voleva in piedi dopo mezzogiorno, si svegliò molto presto e pretese che la lavassero in camera. Le serve, che già a quell’ora s’aggiravano come ombre per la cucina semibuia, s’allarmarono per la stranezza e, nascondendo l’inquietudine sotto il capo chino, portarono su per gli scaloni brocche ricolme d’acqua bollente. Si muovevano a fatica, con le mani tremanti e una specie di torpore nelle membra ghiacciate, ma non era solo il freddo a intorpidirle, né la fame che doleva negli stomaci vuoti. Nessuna di loro aveva dormito. Raggomitolate nei giacigli dietro la cucina, nel lezzo stantio d’olio rifritto e lardo, s’erano scambiate per tutta la notte voci e sussurri. S’erano voltate, rivoltate, accucciate l’una nelle braccia dell’altra per darsi coraggio, il terrore, però, era lì, in quell’odore di carne bruciata che continuava a colmare le narici, in quelle urla che ciascuna risentiva senza potersene liberare e che il vento – un maestrale furioso che sibilava tra fronda e fronda – sembrava rinnovare in un’eco inestinguibile.
Tea Ranno siciliana d’origine, dal 1995 vive e lavora a Roma. Laureata in giurisprudenza, si occupa di diritto e letteratura. Il suo romanzo d’esordio, Cenere (e/o, 2006), finalista ai premi Calvino e Berto, ha vinto il premio Chianti nel 2007. Ha successivamente pubblicato i romanzi In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Mondadori, 2012) vincitore del premio Rea, Viola Foscari (Mondadori, 2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amurusanza (Mondadori, 2019), Terramarina (Mondadori, 2020) premio Città di Erice, Gioia mia (Mondadori, 2022), Avevo un fuoco dentro (Mondadori, 2024). Ha pubblicato numerosi albi illustrati e romanzi per ragazzi, tra questi, per Il Battello a Vapore, Bellissima, Bombolla, Cuore di Cristallo, La fabbrica dei contrattempi, Un tram per la vita, la storia di Emanuele Di Porto, sfuggito al rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma. Diversi suoi racconti figurano in raccolte antologiche, tra essi Prove di vita intima, su Luisa Baccara, signora del Vittoriale in Musa e getta (Ponte alle Grazie, 2021), Il lusso dell’imprevisto, in La Parola e i racconti (Libreria Editrice Vaticana, 2022). I suoi romanzi sono pubblicati in numerosi paesi esteri.
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