Al Ponte della Sanità dieci incidenti mortali in sei mesi, l’ultimo con un pedone

«Anche se può essere riconosciuto un calo, non può comunque essere letto come una rassicurazione. Dieci incidenti mortali in sei mesi, in una sola città, non sono una statistica favorevole: sono famiglie che il giorno dopo non hanno più un padre, una madre, un figlio. Un’emergenza che si misura in vite non si riduce con un confronto tra semestri su numeri che si contano sulle dita», afferma Enrico Ditto, responsabile enti locali di Azione. Il confronto nasce dai dati esaminati il 27 ottobre dall’Osservatorio per il monitoraggio dell’incidentalità stradale riunito in Prefettura. Secondo la Polizia Locale, nel primo semestre 2026 gli incidenti con esito mortale in città sono stati 10, contro i 14 dello stesso periodo del 2025, e tra le vittime figurano soprattutto pedoni e motociclisti.

Tre giorni prima, all’alba di sabato 24 ottobre, un lavoratore di 58 anni originario dello Sri Lanka è morto in via Santa Teresa degli Scalzi, all’altezza del Ponte della Sanità, travolto prima da uno scooter e poi da un furgone. I conducenti dei due mezzi si sono allontanati senza prestare soccorso. Il motociclista è stato posto agli arresti domiciliari, mentre lo scooter era privo di assicurazione.

«Quello che è accaduto al Ponte della Sanità non è una fatalità», prosegue Ditto. «Un uomo che andava a lavorare, un mezzo senza assicurazione, due conducenti che scappano: è il segno di un controllo che sulle strade cittadine resta discontinuo».

A giugno, in via Caracciolo, un sessantenne è stato investito da uno scooter guidato da un ventinovenne privo di patente e di assicurazione, che era in fuga da un controllo. In Prefettura il Comune ha riferito di 92 attraversamenti pedonali rialzati installati fino al 2025 e di 19 realizzati nel 2026 su 22 programmati, mentre altri 16 attendono ancora un finanziamento. Secondo l’Osservatorio Asaps-Sapidata, a fine settembre la Campania contava 30 pedoni morti dall’inizio dell’anno, un dato che la colloca al terzo posto in Italia.

«Un intervento programmato e non finanziato resta un’intenzione», aggiunge Ditto. «Il metodo deve partire dai dati: sapere dove, a che ora e con quali mezzi si muore sulle strade di Napoli e dell’area metropolitana, e concentrare lì risorse e controlli, a partire dal contrasto ai mezzi senza patente e senza assicurazione. Gli enti locali dispongono di strumenti e informazioni. La responsabilità è usarli con continuità, non soltanto nelle settimane successive a un fatto di cronaca».

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