Fondi europei e PMI: perché l’Italia resta indietro

L’Italia fatica ad accedere ai fondi europei


Nonostante l’Unione Europea metta a disposizione strumenti finanziari cruciali per sostenere innovazione, ricerca e transizione ecologica, le imprese italiane continuano a rimanere ai margini dei fondi europei a gestione diretta. È questo il quadro che emerge dall’analisi di Vincenzo Vinciguerra, project manager certificato e consulente con oltre dieci anni di esperienza nei programmi comunitari.

I numeri parlano chiaro: meno del 10% delle risorse disponibili attraverso programmi come Horizon Europe, LIFE, Erasmus+ e Creative Europe viene intercettato dal sistema produttivo italiano. Un dato che segnala una fragilità strutturale, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese, spesso prive di competenze interne dedicate all’europrogettazione.

Secondo Vinciguerra, il problema non è solo informativo, ma culturale e organizzativo. Molte aziende non dispongono di figure specializzate nella gestione tecnica e amministrativa dei progetti europei e finiscono per rinunciare in partenza. Altre, pur ottenendo il finanziamento, si trovano in difficoltà nella fase di attuazione, dove i controlli sono stringenti e la rendicontazione deve rispettare criteri rigorosi.

La burocrazia europea, unita alle procedure nazionali di cofinanziamento e verifica, rappresenta un ostacolo che scoraggia soprattutto le realtà più piccole. In un contesto altamente competitivo, solo i progetti costruiti secondo le metodologie europee e supportati da competenze adeguate riescono ad avere successo.

Competenze e accompagnamento per colmare il gap

Vinciguerra, docente a contratto presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope e Consulente IFEL Campania, sottolinea come la soluzione non possa essere improvvisata. La sua esperienza, riconosciuta anche dal premio Le Fonti Awards 2023, dimostra che l’accesso ai fondi europei richiede un accompagnamento strutturato e continuativo.

Da questa visione nasce il modello di “consulenza continuativa su misura”, applicato attraverso UROPP Finance. Un metodo che prevede l’affiancamento dell’impresa in tutte le fasi: dall’analisi dei fabbisogni alla selezione del bando, dalla progettazione alla rendicontazione, fino alla formazione del personale interno.

L’obiettivo è trasformare la finanza agevolata europea in uno strumento stabile di crescita, superando l’approccio episodico che ha finora penalizzato molte imprese italiane. Solo così, conclude Vinciguerra, sarà possibile ridurre il divario con gli altri Paesi europei e valorizzare appieno le opportunità offerte dall’Unione.

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