La domanda dietro la regata
Una città può accogliere con entusiasmo una competizione mondiale e, nello stesso tempo, sentirsi esclusa dalle decisioni che accompagnano quell’evento? Le giornate della regata preliminare della 38ª America’s Cup hanno messo Napoli davanti a questa domanda. Sul lungomare il Race Village della Rotonda Diaz ha richiamato molte persone; a Bagnoli è andata in scena una protesta.
Due esigenze che non si escludono
La Rete No America’s Cup, i comitati civici e gli sfollati dei Campi Flegrei hanno chiesto di fermare i lavori sulla colmata, di garantire la messa in sicurezza sismica dell’area flegrea e di trovare una sistemazione per chi ha dovuto lasciare casa a Bagnoli e Pozzuoli. Non è una richiesta che possa essere archiviata come semplice rifiuto dello sviluppo.
La posizione di Ditto
Enrico Ditto, imprenditore, considera l’appuntamento una vetrina importante per Napoli. Proprio per questo segnala la tristezza di una manifestazione diventata divisiva: da una parte il pubblico che vive il lato festoso dell’evento, dall’altra persone che chiedono attenzione per cantieri, sicurezza e condizioni abitative.
Spiegare prima che la distanza cresca
Per ricucire, non bastano messaggi generali sul valore dell’America’s Cup. Servono tempi dei lavori comprensibili, aggiornamenti sullo stato dei cantieri e una spiegazione trasparente del rapporto tra gli interventi e la bonifica. Il dialogo con i residenti dovrebbe precedere i prossimi appuntamenti, non arrivare soltanto quando il conflitto è già esploso.
Una responsabilità per il 2027
La primavera del 2027 porterà la Louis Vuitton Cup e dal 10 luglio 2027 è previsto l’avvio del Match. Il calendario offre un margine per cambiare metodo. Se le istituzioni sapranno coinvolgere Bagnoli, Pozzuoli e l’area flegrea, la vetrina internazionale potrà diventare un progetto condiviso, non una linea di separazione.




