Al Monaldi nasce un reparto trapianti: senza autorizzazione formale non si può operare

«Come è possibile che solo in Campania si possa prefigurare il mancato rispetto di una norma statale imperativa come l’articolo 16 della legge 91 del 1999? Quella norma consente l’attività trapiantologica esclusivamente in strutture individuate, autorizzate e accreditate al Servizio sanitario nazionale». Così Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania, interviene dopo l’inaugurazione, il 14 ottobre, del nuovo reparto Trapianti di Cuore e Procedure Innovative in Cardiochirurgia dell’Ospedale Monaldi di Napoli. Sui percorsi di realizzazione del reparto e sulle relative istanze autorizzative l’associazione esprime forti perplessità. La presa di posizione si colloca nell’azione di tutela che Federconsumatori conduce da tempo sul Centro Trapianti del Monaldi, dalla sua attivazione alla gestione fino all’assetto organico. Il confronto è uscito dall’ambito locale dopo il caso del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore eseguito proprio al Monaldi.

Secondo Carlo Spirito, referente legale di Federconsumatori Campania per la sanità, l’autorizzazione all’esercizio è lo strumento con cui l’ordinamento verifica e certifica che una struttura sanitaria possieda i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi, un adeguamento che nel caso del Monaldi prende le mosse dall’ispezione compiuta nel 2023. Dove la legge la prescrive, la sua mancanza equivale al difetto del presupposto sostanziale per esercitare l’attività. Requisiti e titolo autorizzativo, afferma Spirito, sono inscindibili e non rappresentano adempimenti formali, bensì presidi a tutela della salute pubblica.

Berritto chiede che sia fatta chiarezza sul punto decisivo: «Si chiarisca se autorizzazione ed accreditamento siano stati finalmente conseguiti». Il presidente di Federconsumatori Campania teme che la regione possa diventare un caso isolato sul piano nazionale, con prassi di accondiscendenza verso le carenze autorizzative. «La continuità assistenziale non può prescindere dalla sicurezza delle cure», prosegue, «e invocarla in modo generico per derogare alla legalità significa intaccare la fiducia che i cittadini ripongono nel servizio sanitario pubblico».

Sui volumi di attività Spirito entra nel merito dei numeri. L’Accordo Stato-Regioni del 14 febbraio 2002 fissa a 25 trapianti annui la soglia minima per un centro e a 50 il volume ottimale. Il Centro del Monaldi, secondo il legale, non ha mai raggiunto la soglia minima, è sceso più volte sotto la media nazionale e non pubblica dati essenziali sugli esiti clinici, a partire dalla sopravvivenza dei pazienti adulti a un anno dall’intervento. Sulle autorizzazioni rinnovate nel 2024 la posizione di Berritto si fa più netta. Tecnici e professionisti che, discostandosi dalle indicazioni prudenti del Centro nazionale trapianti, hanno avallato il rinnovo immediato, compreso quello per l’attività pediatrica poi sospesa, si trovano a suo giudizio in una grave situazione di conflitto di interessi. Per questo ritiene del tutto inopportuno che partecipino alle prossime fasi istruttorie e decisionali. Per la cardiochirurgia pediatrica l’associazione chiede di superare il ricorso ai convenzionamenti esterni e di bandire concorsi pubblici, come impone l’articolo 97 della Costituzione, con l’obiettivo di assicurare al reparto stabilità di organico, competenze e indipendenza, e di porre fine ai disagi delle famiglie.

Alle istituzioni competenti Berritto domanda il rispetto più rigoroso delle norme vigenti, oltre a risposte urgenti su come siano stati impiegati i finanziamenti regionali e su come vengano monitorati i volumi di attività. Chiede inoltre l’apertura di un tavolo permanente di trasparenza con i cittadini.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_imgspot_img

Iscriviti alla newsletter

Uno spazio per condividere idee, storie e punti di vista. Iscriviti per restare in contatto.

spot_img

Ultimi articoli