Nel corso di un’intervista radiofonica, Claudio Roberti – sociologo e coordinatore nazionale per la sociologia della disabilità presso l’Associazione Sociologi Italiani (ASI) – ha offerto una riflessione approfondita sul contributo della sociologia alla comprensione e trasformazione della condizione delle persone con disabilità nella società contemporanea.
Roberti ha sottolineato come la sociologia non sia solo una disciplina teorica, ma un campo attivo nella ricerca, nella progettazione sociale e nell’analisi delle realtà complesse. Il sociologo, infatti, è definito come progettista e organizzatore sociale, capace di intervenire a livello macro (sistema sociale), meso (istituzioni, gruppi), e micro (relazioni quotidiane).
Particolare attenzione è stata data ai nuovi criteri multidimensionali per la valutazione della disabilità, che superano le vecchie logiche basate su percentuali e tassonomie. In questo contesto, secondo Roberti, la sociologia deve giocare un ruolo centrale nella ridefinizione dei parametri di accertamento e nella costruzione di politiche inclusive.
A proposito dell’accessibilità urbana e sociale, Roberti ha denunciato il persistere di barriere architettoniche, spesso aggravate da interventi mal progettati, inefficaci o addirittura pericolosi. Questi temi sono al centro del suo ultimo libro “Sempiterne. Le barriere multi-sistemiche”, edito da La Valle del Tempo, nel quale vengono analizzate le cause socio-culturali e politiche del mancato superamento delle barriere fisiche e simboliche.
Infine, è stato affrontato il tema del lavoro per le persone con disabilità, evidenziando i limiti occupazionali ancora presenti: molti restano inoccupati, alcuni svolgono lavori precari, sottopagati o in nero. I dati Istat – osserva Roberti – mostrano che la maggioranza delle persone con disabilità non lavora, evidenziando un grave ritardo culturale e normativo.

DI: VALERIO TRAMONTANO




