C’è un’area di Napoli che da oltre trent’anni rappresenta una promessa mai davvero mantenuta. Si chiama Bagnoli-Coroglio, e oggi torna al centro dell’attenzione per i cantieri legati all’America’s Cup 2027 e per le tensioni che questi lavori stanno generando tra comitati di cittadini e struttura commissariale.
A intervenire sul tema è l’imprenditore campano Enrico Ditto, che prova a spostare il dibattito dal piano dello scontro a quello del metodo. «Bagnoli non è un terreno su cui costruire posizionamenti. È un pezzo di città che aspetta da oltre trent’anni e che oggi, per la prima volta, ha risorse stanziate, un cronoprogramma e un’attenzione nazionale».
Perché la diffidenza dei cittadini ha senso
Al centro delle polemiche c’è soprattutto la scelta del capping sulla colmata, contestata da residenti e associazioni che chiedono garanzie precise su balneabilità futura e monitoraggio ambientale. Dall’altro lato, chi gestisce l’opera rivendica il rispetto delle scadenze fissate.
Ditto non liquida le proteste come un ostacolo da superare, ma le legge come una risposta comprensibile a decenni di attese disattese. «Il dissenso non è un problema, è una funzione: quando un territorio ha alle spalle trent’anni di promesse mancate, la diffidenza è una reazione razionale e va trattata come tale».
Il vero rischio, sottolinea, è un altro: che il confronto tecnico si trasformi in scontro di tifoserie. «Il problema nasce quando la discussione smette di riguardare il merito tecnico e diventa un derby. In quel momento non vince nessuno: non vincono i cittadini di Bagnoli, non vince l’amministrazione, non vince chi contesta».
La proposta: dati pubblici e impegni tracciabili
Secondo l’imprenditore, la strada per uscire dall’impasse passa da un principio semplice ma non scontato: rendere tutto verificabile. «Un’opera di questa dimensione si regge su una sola cosa: la verificabilità. I dati ambientali vanno pubblicati con continuità e in forma leggibile, gli impegni presi in Consiglio comunale vanno resi tracciabili, i tempi di rimozione delle opere temporanee e i relativi costi vanno dichiarati prima e non dopo».
Solo a queste condizioni, spiega, il dialogo tra le parti può davvero portare a qualcosa. «Su questo terreno il confronto è utile e produce risultati. Fuori da questo terreno resta solo rumore».
L’ombra delle elezioni sul dossier Bagnoli
Con l’avvicinarsi della stagione elettorale, Ditto lancia un avvertimento che riguarda soprattutto la politica locale. «Ci avviciniamo a una stagione elettorale e il rischio è evidente: che Bagnoli diventi la materia prima di una campagna, con le posizioni fissate in anticipo e nessuna disponibilità reale ad ascoltare l’altra parte».
Un rischio che, secondo lui, avrebbe conseguenze molto più durature del vantaggio politico che potrebbe generare. «Sarebbe un errore che il territorio pagherebbe per intero. Il consenso costruito sulla contrapposizione dura una tornata elettorale, il danno di un’occasione sprecata dura decenni».
Un test per la credibilità del Sud
Il discorso si allarga infine a una questione più generale, quella della capacità del Mezzogiorno di portare a termine grandi opere pubbliche. «Il Sud ha un problema storico di credibilità nell’attuazione. Bagnoli è, in questo momento, il banco di prova più visibile: se questa città dimostra di saper gestire un cantiere complesso mantenendo aperto un confronto serio con chi ci vive, il beneficio reputazionale va ben oltre l’area occidentale di Napoli. Vale per gli investimenti, per il turismo, per la fiducia delle imprese».
Chi deve fare cosa
Ditto chiude il suo intervento assegnando compiti precisi a ciascun protagonista della vicenda. «Alle istituzioni spetta rendere il processo verificabile e ascoltare senza filtri. A chi contesta spetta restare nel merito. A chi fa politica spetta la parte più difficile: rinunciare a un vantaggio immediato su un dossier che riguarda la vita delle persone».
La sintesi finale racchiude il senso dell’intero ragionamento: «Su Bagnoli non serve unanimità. Serve un’unione di intenti sull’obiettivo, e poi il confronto più duro possibile sui modi per raggiungerlo».




