Giulia Tramontano: la Giustizia non dà pace ai vivi né tantomeno ai morti

Giulia Tramontano, 29 anni. Prima scomparsa e poi ritrovata morta la sera del 27 maggio 2023, accoltellata 37 volte dal suo compagno Alessandro Impagnatiello. Con l’accusa di omicidio e la condanna all’ergastolo, la Corte d’Assise d’Appello di Milano qualche giorno fa, il 2 settembre, conferma l’aggravante della crudeltà escludendo quello della premeditazione.

LA SENTENZA DEI GIUDICI E IL RIDIMENSIONAMENTO DELLA PENA

I giudici scrivono: “Non vi sono prove che consentano di retrodatare il proposito di assassinare Giulia Tramontano rispetto al giorno in cui l’ha accoltellata” e con questa sentenza la pena dell’assassino viene sostanzialmente ridimensionata, definendo neutre le azioni che precedevano l’ora del femminicidio. Tra il rientro a casa di Alessandro e il ritorno di Giulia passano due ore, considerate un intervallo “troppo breve per soddisfare il requisito cronologico” della premeditazione, senza tener conto degli spostamenti da parte di Impagnatiello di alcuni oggetti, prima dell’arrivo della compagna. La Corte afferma infatti che “è irrilevante conoscere quali azioni siano state compiute in quelle due ore di attesa”. Eppure, dopo quelle due ore, al mondo, vengono strappate ben due vite: Giulia e il bambino che portava in grembo da 7 mesi. Alessandro non voleva un figlio, tant’è che ha cercato di ucciderlo avvelenando la moglie con il topicida a sua insaputa, inducendola ad abortire. Il feto però ha resistito, ha continuato a lottare per venire alla luce accompagnato dall’amore immenso che solo una madre può nutrire verso un figlio. Ma niente è più forte della morte.

Cosa c’è di tollerabile in questo racconto e in grado di rivalutare una pena? L’uomo, consapevolmente, ha avvelenato la sua compagna. Quest’atto però, secondo i giudici, non incorre nell’uccisione premeditata di lei. La somministrazione di sostanze tossiche è imputabile e non c’è logica nello scindere questo dalle coltellate inflitte. Sempre secondo la Giustizia, è stata solo la “vergogna sociale” il movente dell’ azione dell’assassino, umiliato dopo la scoperta del suo stesso tradimento. Non c’è risentimento, ma solo pudore. Eppure come si giustificano i ripetuti 37 colpi? Quale furia cieca si scatena senza la piena volontà di distruggere, senza pianificazione?

E’ così che si rende evidente una crepa nel Codice penale italiano, e più in generale nella politica che rimane in silenzio ed ingiusta anche verso i morti.

Andromeda Pezone
Andromeda Pezone
Studentessa universitaria, attenta al quotidiano, sensibile e curiosa su vari temi. Il mio occhio critico punta soprattutto sull’ambito scientifico, per cui nutro una grande passione, e sul mondo femminile.

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