Il sessismo scavalca la dignità femminile: il rispetto non ha genere

Una molestia scambiata per lusinga. Condivisione di dati senza consenso. E’ così che la società italiana, dichiarata come eticamente giusta e tutelante, in apparenza, verso i diritti assegnati egualmente ai suoi cittadini senza alcuna distinzione di genere, fallisce.

“MIA MOGLIE”: LA VIOLENZA E’ ANCHE SUI SOCIAL

Il sessismo è una forma mentis. Oggettificare la donna, spersonalizzarla, sottovalutarla è alla base dei comportamenti non solo degli sconosciuti, che in preda al soddisfacimento di un desiderio sessuale rendono la vita di una ragazza qualsiasi un inferno, ma anche dei partner che trasformano la fiducia verso la propria compagna in viscidume. “Mia Moglie” era un gruppo Facebook con oltre 30 mila utenti, la maggior parte iscritti in anonimo. Dal 2019 permetteva lo scambio di foto e video di donne a sfondo erotico. Immagini manipolate, scattate di nascosto e pubblicate senza permesso. La prima a denunciarne l’esistenza è stata Carolina Capria, scrittrice alquanto nota sulla piattaforma Instagram. Nel giro di 48 ore, migliaia di segnalazioni sono arrivate alla polizia postale permettendo nella tarda mattinata del 20 agosto la chiusura immediata del sito. A postare erano uomini con la fede nunziale al dito, ragazzi appena diventati compagni di vita. L’anonimato e le fotografie con volto o particolari censurati diventano la soluzione alle domande “E se la mia compagna mi scopre? Come sarò visto agli occhi della gente?”. Poi c’è chi, con nonchalance, senza curarsi di niente e di nessuno, esibisce la propria donna, ritenendosi forte di andare controcorrente e di non nascondersi dietro la “debolezza” della morale. Finti “oltreuomini“, veri ignoranti.

Questa realtà è agghiacciante. Una molestia verbale derubricata ad una battuta di poco conto, uno scherzo come altri, è segno di una società sensibilmente poco attenta, che vede la donna ancora come una performance sessuale. Violazioni di privacy incriminabili portate alla luce solo dopo 6 lunghi anni, sono segno di una legge disfunzionale, probabilmente inesistente o peggio ancora consenziente. Ciò che resta è solo la consapevolezza di vivere in un mondo rimasto fermo ai tempi del Medioevo che fa ancora fatica a progredire.

Andromeda Pezone
Andromeda Pezone
Studentessa universitaria, attenta al quotidiano, sensibile e curiosa su vari temi. Il mio occhio critico punta soprattutto sull’ambito scientifico, per cui nutro una grande passione, e sul mondo femminile.

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