Charlie Kirk, l’esempio dell’attivista scuote anche l’Italia

E’ il 23 settembre quando i microfoni dell’aula parlamentare a Montecitorio si accendono in occasione della commemorazione di Charlie Kirk. Una discussione animata dal dissenso di una fazione verso l’altra porta alla luce aspetti della politica italiana spesso velati dal formalismo e dalla compostezza di chi la pratica.

Charlie Kirk: la voce di un popolo

Un colpo di sparo ha ammutolito la voce di un uomo largamente conosciuto e seguito in America. Attivista politico, braccio destro di Trump, conservatore a tutto tondo, Charlie Kirk aveva tanta gente dalla sua parte, che lo guardava con gli occhi della meraviglia. Al suo funerale si contavano centinaia di migliaia di persone, convinte di aver perso l’emblema della libertà, il combattente in prima linea dei valori americani. Patriota, martire della fede cristiana, figura di grazia ed empatia; così viene descritto e ricordato da chi lo conosceva dagli albori della sua carriera. La scomparsa di Kirk non ha soltanto comportato il vacillamento della stabilità politica negli Stati Uniti, dando il via ad una vera e propria caccia ai radicali di sinistra, ma ha fortemente influenzato il dibattito politico europeo, ritenendo necessario esprimersi in relazione all’evento.

Il confronto tra i partiti: polarizzazione o obiettività?

Toni accesi, dichiarazioni pungenti velate dal sarcasmo, accuse mirate. Sono questi i fili conduttori, gli unici punti in comune del confronto tenuto nella sede parlamentare italiana, perché, per il resto, le posizioni di destra e di sinistra sono più che distinte. L’una elogia la figura di Kirk, sottolineando l’uso smisurato della “violenza” politica da parte della sinistra; l’altra invece afferma dell’inopportuna strumentalizzazione della morte di Charlie, scatenante odio verso la sinistra stessa.

Sulla morte di Kirk si è espresso Alessandro Amorese, deputato di Fratelli d’Italia, primo tra tutti ad intervenire sulla questione: “Figlio, marito, padre, cristiano, conservatore ucciso, perché aveva in mano questo microfono, l’unica vera arma che possedeva, insieme alle idee, ai valori, ai progetti che portava avanti“. E ancora Gianni Cuperlo, deputato del PD: “Se stuprano mia figlia io le dico di tenerti il bambino, ti piaccia o no. Devi. Perché? Legge di Dio. Chi ha parlato così non era un simbolo della libertà. Quanto a voi solo un’ignoranza colpevole può indicare da questa parte, non del Parlamento, ma del Paese, il terreno di coltura della violenza politica.”.

La lunga riflessione, a tratti contorta della politica di Kirk, porta con sé tante consapevolezze. Uccidere qualcuno perché contrari al suo pensiero è un fallimento della democrazia. Riconoscersi nelle parole di Charlie è un fallimento del progresso culturale. Sfruttare le parole e la morte di un uomo per fare propaganda politica è un fallimento dell’etica. Oggi come ieri, il problema non è Charlie Kirk ma chi lo segue, perché é la massa a rendere un pensiero lecito di essere conosciuto e diffuso.

Andromeda Pezone
Andromeda Pezone
Studentessa universitaria, attenta al quotidiano, sensibile e curiosa su vari temi. Il mio occhio critico punta soprattutto sull’ambito scientifico, per cui nutro una grande passione, e sul mondo femminile.

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