A volte succede che la vera curva sia la tribuna
Normalmente si crede che un giornalista sportivo non sia tifoso di alcuna squadra. Ma questa normale ed auspicabile condizione non sempre si riscontra. Spesso veniamo a conoscenza di media che descrivono il calcio in modo obiettivo senza lasciarsi condizionare dalla propria passione verso la squadra del cuore. Addirittura ho letto, in qualche scritto, che ”A volte succede che la vera curva sia la tribuna” ed in qualche caso ho potuto anche riscontrare che, nel luogo dove si dovrebbe raccontare il calcio in modo sereno e credibile, effettivamente accade che il giornalista, oltre ad esultare per la realizzazione di un goal, si comporta in un modo eccessivamente fazioso esultando o criticando in modo eccessivo.
E’ normale …
E’ normale che accada quanto sopra descritto perchè, se una persona non fosse stato tifoso da ragazzino, difficilmente avrebbe deciso di dedicarsi successivamente al giornalismo sportivo, come il calcio.
Il tutto si dovrebbe risolvere seguendo i veri canoni del giornalismo
Tranquilli, a parte le cronache televisive del tifoso giornalista trasmesse dalle pay tv -per chiari fini commerciali- il tutto si dovrebbe risolvere seguendo i veri canoni del giornalismo, con il tempo. Quando ciò non accade, sono possibili pericolose, incresciose ed antipatiche situazioni conflittuali. E’ un modo di fare giornalismo lontano anni luce da quella che è la deontologia di chi esercita un mestiere molto delicato.
Da più parti si chiede un calcio pulito
Da più parti si chiede un calcio pulito e con questa definizione non si vuole solo fare riferimento ad eventuali anomalie, inchieste e scandali vari, ma anche a soprattutto ad un calcio dove gli addetti ai lavori ed i media -attenendosi scrupolosamente e deontologicamente alle regole della professione- raccontino eventi e varie situazioni in modo asettico e super partes, in modo da rendere partecipe coloro che tengono a cuore oltre l’evento sportivo anche il normale svolgimento dello stesso.
Le cronache e i commenti sportivi non sono un fatto privato
Le cronache e i commenti sportivi non sono un fatto privato a disposizione di presidenti, di società o di organizzatori di manifestazioni ed eventi. Su qualsiasi attività d’interesse pubblico i giornalisti hanno il diritto-dovere di darne conto correttamente ai cittadini, titolari del diritto all’informazione, secondo i principi della lealtà e della verità sostanziale dei fatti.
Il dovere più pregnante del giornalista
Il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla L. n. 69/1963 che dalla stessa Carta dei Doveri quale “obbligo inderogabile”. Gli organi di informazione sono l’anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l’esercizio di quella sovranità che secondo l’art. 1 Cost. “appartiene al popolo”. Un’informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità. In più punti la Carta dei Doveri pone l’accento su quelli che, al pari del dovere di verità, vanno considerati valori etici assolutamente inderogabili: l’autonomia e la credibilità del giornalista.
Si vogliono narratori che raccontino le loro verità
Si vogliono narratori che raccontino le loro verità -in nome del sacrosanto diritto di libertà di informazione ed opinione- senza condizionamenti vari o linee editoriali legate ad un qualsivoglia e magari legittimo interesse.
Nel momento in cui mi siedo dietro la mia scrivania
Nel momento in cui mi siedo dietro la mia scrivania, per scrivere un articolo, dimentico la mia fede calcistica e cerco di garantire, nel migliore di modi, tutte le squadre e le rispettive tifoserie.
Racconto tutto ciò che vedo
Racconto tutto ciò che vedo, ben consapevole di non essere l’unico portatore dell’assoluta verità, ma animato da autentica sincerità,
Rendere credibile il calcio?
Rendere credibile il calcio? Esprimere opinioni legittimate da obiettività e precisione? Non fomentare con vari slogan riportati su alcune testate giornalistiche nazionali, contrapposizioni e manifestazioni incresciose da parte di varie tifoserie? Avere il coraggio di fare anche un giornalismo di inchiesta per garantire, nel tempo, uno sport che appassiona milioni di persone? Finalità che si spera abbiano un riscontro pragmatico e non restino solo vaghe, utopiche e sane intenzioni.
Nella storia del giornalismo sportivo
Nella storia del giornalismo sportivo – riporta un articolo di Repubbica Sport- non mancano casi di firme illustri che hanno sempre saputo tenere separate passione sportiva e professione. Sandro Ciotti era laziale, come altre famose voci di “Tutto il calcio”, ad esempio Claudio Ferretti ed Ezio Luzzi, ma dalle loro radiocronache non si capiva di certo, e neppure si intuiva il cuore genoano di Enrico Ameri. E nessuno ha mai potuto rimproverare Roberto Beccantini di scarsa obiettività, pur essendo egli juventino nel profondo. All’epoca dello storico Novantesino Minuto condotto da Paolo Valenti (amava la Fiorentina) e Maurizio Barendson (lui era del Napoli), molti corrispondenti non nascondevano le loro passioni, dal napoletano Luigi Necco all’ascolano Tonino Carino, però sempre con eleganza: nessuno di loro avrebbe mai esultato contro qualcuno.
Non ha futuro il calcio, se
Non ha futuro il calcio, se sui maggiori quotidiani sportivi, sulle tv nazionali e private, si dibattono tematiche serie ed importanti con l’abito del tifoso ed un simbolica bandiera molto colorata…




