Revenge porn e la legge del Codice Rosso contro la violenza di genere

Uno dei principali rischi legati alla vita digitale è senza dubbio il revenge porn: il 62% degli italiani, secondo la Relazione al Parlamento del Garante per la protezione dei dati personali, dichiara di esserne esposto. Per revenge porn si intende la diffusione in rete di immagini sessualmente esplicite, rese note senza il consenso dell’interessato. Per meglio esplicitare la definizione, basta riportare un’affermazione di Silvia Vecchini, pubblicata su Wired.it il 24 aprile 2014, che l’enciclopedia Treccani evidenzia proprio alla voce “revenge porn”: è la pornografia della vendetta, quella pratica di pubblicare in rete materiale imbarazzante come un video hard fatto in casa oppure un’immagine dell’ex nuda. Tutto senza il consenso dell’interessata, spesso condividendo anche nome, indirizzo o riferimenti che facciano capire chi è lei. Se uso pronomi femminili è perché nel 90% dei casi la vittima di revenge porn è una donna. Secondo la Polizia Postale nel 2025 i casi trattati sono stati 255, con 188 vittime donne e 67 uomini, nel 2024 le donne erano 192 su 264 casi. I mezzi di produzione e diffusione delle immagini attraverso le reti di telecomunicazioni hanno innescato dinamiche pericolose che hanno spinto i legislatori a definire un disegno di legge volto a contrastare la violenza di genere. Si tratta della Legge 19 Luglio 2019, n. 69 , nota come “Codice rosso” e disciplinata dall’art. 612 ter del codice penale: “Salvo che il fatto costituisca già grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia,consegna, pubblica o diffonde immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno o a sei e la multa da € 5.000 a € 15.000”. Il reato previsto dall’art. 612 ter è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge o da persona legata da relazione affettiva con la vittima o se commessi in danno a persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

A testa alta, la fiction-denuncia del revenge porn

Ieri sera, a tal proposito, è andata in onda su Canale 5 la seconda puntata della mini-serie “A testa alta”, interpretata da Sabrina Ferilli. La fiction narra la storia di Virginia Terzi, preside di una scuola, che viene travolta da uno scandalo a seguito della diffusione di un video intimo con il suo amante, un filmato pubblicato in rete senza il suo consenso e diventato in pochi minuti virale. Si tratta di una trama che ha catturato numerosissimi telespettatori, suscitando plausi e critiche, ma ponendo soprattutto attenzione su un caso di revenge porn.

Mina Puca
Mina Puca
Giornalista dinamica, con una forte attenzione all'attualità e una particolare sensibilità per la fotografia. Si distingue per la sua capacità di raccontare storie complesse in modo chiaro e coinvolgente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_imgspot_img

Iscriviti alla newsletter

Uno spazio per condividere idee, storie e punti di vista. Iscriviti per restare in contatto.

spot_img

Ultimi articoli