Adolescenti fuori controllo, quando non sottovalutare i segnali dell’aggressività

Adolescenti al centro della cronaca. Gli episodi degli scorsi giorni impongono una riflessione sulla sempre più diffusa aggressività adolescenziale che troppo spesso sfocia in episodi drammatici come quello accaduto nell’istituto superiore di La Spezia, dove uno studente di 19 anni ha accoltellato e ucciso un compagno di scuola.

Questo è solo uno dei fatti di cui frequentemente si sente parlare negli ultimi anni e, senza entrare nel caso specifico, occorre fermarsi un attimo e chiedersi dove gli adulti stanno sbagliando nei confronti di questi ragazzi che hanno sviluppato una vera e propria tendenza all’uso della violenza.

L’aggressività adolescenziale e le sue radici

Secondo gli psicologi, l’aggressività negli adolescenti è un segnale di disagio profondo, legato spesso alla rabbia, alla vergogna, alla paura: non sapendo gestire emozioni forti reagiscono aggressivamente, vedendo la violenza come un mezzo, non come un difetto, utile ad esempio per ottenere autonomia. Proprio questo bisogno di autonomia fa nascere conflitti con genitori, insegnanti ed amici, con i quali tentano di apparire superiori per nascondere quel senso di inadeguatezza e vuoto che nasce il più delle volte da una bassa autostima. Conflitti familiari, mancanza di regole chiare e esperienze di bullismo o di umiliazione sono fattori scatenanti. L’aggressività si pone al servizio della crescita, rispondendo al bisogno di una riaffermazione di se stessi non più come bambini, ma come quasi adulti. Essa diviene violenza quando è ormai fuori controllo e apertamente rivolta agli altri o contro sé stessi, con carattere di distruttività. La violenza, ma anche l’aggressività, sono richieste di aiuto, sebbene espresse in modo contraddittorio. Le trasformazioni del corpo, la maturazione degli organi genitali, la mancanza di prospettive e valori, l’influenza dei modelli sociali mediatici incentrati su successo e prevaricazione, innescano il bisogno di intensificare i comportamenti che portano all’acquisizione di un’identità personale unica e definita, che gli permetta di percepirsi con una precisa definizione di sé stesso.

Gli adolescenti devono confrontarsi con il cambiamento psicofisico e con le nuove dimensioni esistenziali che creano in molti di loro insoddisfazione. Si tratta di solito di ragazzi particolarmente sensibili alla frustrazione, che dipendono da una figura genitoriale. Hanno umore instabile e sentimenti di rabbia verso sé e verso gli altri. La violenza giovanile nasce da una serie di fragilità personali, pressioni sociali e modelli culturali deviati, che gli adulti e la società faticano a comprendere e gestire, ma di fronte ai quali non possono restare inermi. Gli adulti devono ascoltare e creare un dialogo costruttivo, essere presenti senza accettare passivamente comportamenti aggressivi, devono dare poche regole ma chiare e condivise. È importante porre dei limiti: i divieti e le limitazioni non sono forme di repressione, bensì forme di apertura che spingono l’adolescente a muoversi in autonomia. Qualora l’aggressività fosse grave e persistente è necessario cercare il supporto di uno psicologo o di un terapeuta familiare. Occorre smetterla di sottovalutare i problemi e girarsi dall’altra parte. Anche le istituzioni (scuola, servizi sociale e sanità) devono collaborare, passando da un approccio repressivo ad uno educativo e di sostegno, vedendo l’aggressività come un segnale da affrontare con strumenti professionali e umanità.

Mina Puca
Mina Puca
Giornalista dinamica, con una forte attenzione all'attualità e una particolare sensibilità per la fotografia. Si distingue per la sua capacità di raccontare storie complesse in modo chiaro e coinvolgente.

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