“Io sono notizia”, la viralità di Fabrizio Corona pungola il diritto all’informazione

Non è un giornalista ma fa informazione. Ha fatto parte della fossa dei leoni in cui è caduto e adesso la sconfessa. Fabrizio Corona è davvero l’uomo che fa notizia, come lui stesso asserisce ed i dati lo confermano. I 62 milioni di visualizzazioni totalizzati in soli 45 giorni di dichiarazioni rilasciate dall’ex re dei paparazzi, oggetto di smentite, sono irrobustiti dal grande feed back registrato dall’eco di Falsissimo sui social, sulle tv e nel discorrere comune. Corona è al centro della cronaca, della curiosità collettiva e spalanca una porta su un mondo frivolo, quello del gossip e della tv, popolato da personaggi che la gente conosce, ama e con cui ha familiarizzato. Amplifica il concetto di gossip liberandolo dal vestito di falso chiacchiericcio, coprendolo della dignità e scomodità dell’inchiesta. Da carnefice diventa vittima agli occhi di molti e si riabilita, addirittura pungolando i professionisti dell’informazione sul vero senso della loro professione, e soprattutto sul diritto di parola ed espressione che dopo il caso Mediaset lo ha visto diventare simbolo di una prerogativa inalienabile messa a tacere con l’oscurantismo a carico suo e dei profili che lo rappresentano sulle varie piattaforme social.

Fabrizio Corona diventa allora il paladino che mette a nudo presunte verità e che ora viene preso di mira da un sistema che esiste e che intende far tacere non lui, ma qualcosa di più importante: la nostra voce. Il non appartenere alla categoria di giornalisti rafforza la sua posizione agli occhi del pubblico. Corona può e riesce ad essere scomodo. Ha scoperchiato il vaso di Pandora e indebolito molti personaggi che con diritto di replica gli si oppongono, lasciando pesare il valore del potere maggiore che pende maggiormente tra le parti giunte in contenzioso.

FALSISSIMO, NEL NOME IL FOCUS PROGRAMMATICO DELL’ ATTACCO A MEDIASET?

Da vera belva del panorama televisivo Fabrizio Corona sceglie come nome del format da lui ideato, il contrario del programma di punta Mediaset: Verissimo, fortemente trainato dall’azienda con la conduzione della compagna del suo patron. Lo fa con la consapevolezza di avere risonanza proprio in questa associazione semantica, ed insinua una velata pulce nell’orecchio del pubblico affezionato alle dichiarazioni rilasciate dai vari personaggi dello star system nostrano su Canale 5. Poi arriva la bomba: Corona prende di mira proprio i fratelli Berlusconi, partendo da Signorini, fino ad arrivare a Maria De Filippi e Gerry Scotti. Intende smantellare ad effetto domino tutto il palinsesto e i personaggi diventati beniamini. Sarà casualità o linea programmatica pregressa? Fatto sta che Fabrizio Corona inizia il progetto di Falsissimo partendo da scomode verità di personaggi minori e fatti di cronaca giudiziaria, per poi arrivare, come il cavallo di Troia alla tavola del re. Il pubblico si appassiona e intanto inizia ad interrogarsi sul mondo patinato dello spettacolo e su ciò che rappresenta nel nostro immaginario. La sua popolarità arriva alle stelle. Netflix gli dedica un documentario finanziato con soldi spropositati e Falsissimo arriva addirittura a teatro. Corona però non demorde e continua ad essere generoso con l’opinione pubblica. Anche se su Instagram e YouTube i suoi contenuti non sono visibili, Tik Tok resiste nel preservare decine di condivisioni dei suoi video e lui promette di non fermarsi nel proporre al pubblico ciò che gli è stato vietato di dire. Corona per Mediaset e Meta viola le norme sulla corretta comunicazione e sulla diffamazione, ma diventa ancora più credibile agli occhi della gente.

IL LINGUAGGIO DI CORONA, UN NUOVO MODO DI COMUNICARE CON IL PUBBLICO

A conti fatti Falsissimo è il format del momento. Supera di gran lunga il concetto della comunicazione del podcast o dei social tipica degli influencers, coniugando entrambe le dimensioni di lentezza e diretta colloquialità in un solo contenitore in cui Corona amplifica il suo personaggio. Lo fa con un nuovo linguaggio tutto suo, fatto di pause e accenti espressivi rafforzati dagli imperativi: “Mettilo sullo schermo”; “Mettimi la chat”, sottolineando il suo essere diretto nella interlocuzione con gli spettatori. Corona comunica in modo assertivo. Si erge a deus ex machina del suo prodotto: lo pensa, lo farcisce e poi ci mette la faccia con una gestualità che lo vede unico dominatore di una conversazione da cui tutti pendono. Complice la luce a sfondo scuro su cui la sua figura palestrata si staglia nell’immagine, come eroe di un bassorilievo nel silenzio che lo circonda, Fabrizio parla alla gente in modo semplice, mostrando le sue prove tra chat e telefonate registrate. Sa essere persuasivo anche nelle allusioni. E protrae il sospeso della narrazione in ogni momento della giornata, perfino nelle ospitate a cui partecipa o nelle serate in cui è ospite in discoteca. Prolunga lo spannung comunicativo fino all’esasperazione e crea attaccamento alle sue argomentazioni, curiosità sulle sue segnalazioni e partecipazione con la gente che lo segue. Coniuga il suo essere personaggio con la tensione a seguire le orme giornalistiche paterne che potrebbero donargli allure di nuova serietà e cambiamento. Con la struttura del linguaggio non verbale Corona accarezza le facoltà persuasive del buon oratore: sa essere chiaro fino a convincere con una struttura di linguaggio semantico e fisico che il pubblico capisce nell’immediato, diventando empatico coi suoi racconti, la sua vita e le vicende che porta in essa. Il risultato? All’indomani della decisione di Meta di chiudergli i profili, in molti solidarizzano con lui, anche chi non avrebbe voluto farlo, perchè il diritto di parola è sacrosanto in un Paese democratico e il fatto che quanto da lui dichiarato sia stato subito messo a tacere, ci fa interrogare sulla libertà di fare informazione ed inchiesta in Italia, soprattutto quando al centro di essa ci sono i potenti.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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