Domenico, “cuore bruciato”: dal dolore collettivo all’inchiesta

Era il 23 dicembre quando all’ospedale Monaldi il piccolo Domenico, affetto da cardiopatia dilatativa, fu sottoposto ad un trapianto di cuore risultato fallimentare. La famiglia, inconsapevole e non informata a pieno delle condizioni del figlio, sporse denuncia. La notizia si sparse fino a diventare un caso mediatico di risonanza nazionale: la storia del bambino col “cuore bruciato” raggelò tutta Italia. Fu così che venne aperta l’inchiesta dalla procura di Napoli col solo scopo di fare chiarezza sull’accaduto. L’espianto prematuro, l’organo ghiacciato e il panico nell’equipe di medici curanti sono diventati i fattori determinanti la morte del bimbo, deceduto durante la mattinata del 21 febbraio.

Via all’inchiesta: 7 per ora gli indiziati

Sono 7 i medici indagati. Guido Oppido, Primario dell’Unità di Cardiochirurgia pediatrica, trapianti e cardiopatie congenite; Gabriella Farina, cardiochirurga, e Vincenzo Pagano, medico specialista cardiochirurgo, responsabili del programma di prelievo del cuore a Bolzano; Mariangela Addonizio ed Emma Bergonzoni, entrambe medici specialiste in cardiochirurgia pediatrica; Francesca Blasi, anestesista della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi; infine Marisa de Feo, direttore del Dipartimento di Chirurgia cardio-toracico-vascolare e dei trapianti di cuore dell’Azienda ospedaliera dei Colli. Con la tesi di esplicita volontà di occultare la verità e non per mancata comunicazione, Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia di Domenico, ha accusato fortemente gli indiziati di omicidio volontario con dolo eventuale che prevede una pena minima di 21 anni di reclusione. La difesa, in casi estremi come questi, sta puntando sul possibile atteggiamento imprudente avuto dai medici in circostanze critiche con l’obiettivo di minimizzare la pena, riducendola ad omicidio colposo.

Lo sviluppo delle indagini: ombre sul trasporto del cuore e chat shock tra le infermiere

Le indagini corrono veloci. Sono stati rinvenuti dei messaggi scambiati in chat tra le infermiere, che chiedono aggiornamenti durante la fase del trapianto, e il caposala. “Mamma mia, se lo portano sulla coscienza“, scrisse una di loro alludendo alla vita del piccolo Domenico. Ancora in corso è la questione riguardante il contenitore che avrebbe dovuto trasportare intatto il cuore da Bolzano a Napoli, i cui cartelli di sicurezza pare essere stati affissi dopo l’apertura delle indagini. In data 3 marzo è stata effettuata l’autopsia al corpo di Domenico al secondo Policlinico di Napoli, i periti avranno poi quattro mesi per sviluppare la relazione.

Mentre la legge fa il suo percorso, un vuoto incolmabile resterà nella casa del piccolo Domenico. La giustizia non restituirà un figlio ai suoi genitori, ma darà pace ad un padre, che sofferente fatica ad andare a lavoro, e ad una madre che si veste di ricordi per affrontare il presente, il ricordo del figlio. Fare luce sull’accaduto, permetterà non solo di chiarificare gli eventi, ma di impedire che resti vano il sacrificio di quella piccola anima volata via che, senza saperlo, con la sua storia ha commosso tutta Italia.

Andromeda Pezone
Andromeda Pezone
Studentessa universitaria, attenta al quotidiano, sensibile e curiosa su vari temi. Il mio occhio critico punta soprattutto sull’ambito scientifico, per cui nutro una grande passione, e sul mondo femminile.

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