Intervista – Francesca Curti Giardina anima e voce di “Dodici cartoline da Napoli” al Trianon Viviani

Napoli si fa carta, inchiostro e melodia. Sabato 9 maggio 2026, alle 21.00, il Teatro Trianon Viviani apre il sipario su “Dodici cartoline da Napoli”, spettacolo ideato e firmato da Gino Aveta. Un racconto affidato all’attore di Renato De Rienzo, cantato da Francesca Curti Giardina, che attraversa l’anima più vera della città, quella che non invecchia e resiste al tempo come pietra lavica.

Un itinerario tra cielo, mare e voci
Dodici quadri, dodici istantanee sonore. È un cammino tra gli azzurri del golfo e le ombre dei vicoli, tra il profumo di pane a sera e il silenzio che precede una tammurriata. Ogni “cartolina” è un frammento di Napoli eterna: storia che respira, cultura che batte, sentimento che non si piega. La musica diventa strada, la parola diventa finestra.

Le anime sul palco
A cucire i fili di questo viaggio c’è la voce di Curti Giardina, che si fa vento e scialle. Con lei, la chitarra del M° Andrea Sensale disegna ponti tra teatro e canzone. La narrazione è affidata a Renato De Rienzo: suo il compito di rievocare i grandi Direttori d’Orchestra che hanno dato respiro alla Canzone napoletana. Parole e note si cercano, si rispondono, si abbracciano.

Dodici brani per dodici Maestri: da Giuseppe Anepeta a Gianfranco Lombardi, da Roberto De Simone a Gianni Aterrano, e molti altri. Un omaggio a chi ha diretto non solo orchestre, ma il cuore di una città.

La Napoli che canta a più voci
Lo spettacolo tiene insieme tutte le lune di Napoli. C’è quella notturna e innamorata della canzone classica, con le firme di Edoardo Nicolardi, Ernesto De Curtis, Mario Pasquale Costa, Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo. C’è la Napoli che ha stregato gli scrittori d’Europa, musa di pagine e partiture. E c’è la Napoli dei bassi, dove il sacro bussa alla porta del profano e Libero Bovio, Enrico Cannio, Claudio Mattone raccontano la vita a fior di pelle.

“Dodici cartoline da Napoli” non è solo concerto. È lettera d’amore spedita senza francobollo, è memoria che si fa speranza, è poesia che cammina in tre quarti, come ci racconta Francesca Curti Giardina.

L’ INTERVISTA

Cantante, musicoterapista e attrice, Francesca Curti Giardina ha fatto della sua voce una casa, del palcoscenico un altare quotidiano, e della musica melodia in memoria. Napoli è la terra che culla la sua arte, donata al pubblico con intensa devozione in spettacoli cucitile addosso per trasformare il canto in palpito emozionale, proprio come avviene nello spettacolo “Dodici cartoline per Napoli”.

  • Francesca, cos’è Napoli per lei: più un luogo o più uno stato d’animo?  

Sicuramente uno stato d’animo che ha in sé tanti luoghi: della memoria, della famiglia, degli amici, della cultura. Napoli, escludendo la retorica, è passione.

-Pensando allo spettacolo che porterà in scena al Trianon, qual è il suono che le fa dire: “Questa è Napoli?”

E’ il suono di ‘Era de Maggio’. Ti spiego il perchè: sono orfana di mamma da piccola e sono rimasta con un papà che ora non c’è più, ma che amava la musica e mi diceva sempre che dovevo cantare ‘Era de Maggio’. Sarà per questo, sarà perchè è una canzone meravigliosa, ma è una musica che mi lega alle mie radici e alla dolcezza di Napoli; alla sua eleganza, e alla capacità di farsi cultura che non urla.

-A tal proposito, sostiene che Napoli la accolga o la metta più alla prova come artista?

In certi momenti mi accoglie e in altri mi mette più alla prova, perchè a volte non è facile essere accolta per la musica colta, per la raffinatezza. E’ un po’ un discorso a metà, in quanto la tradizione di cultura, a volte è supportata ed a volte no.

-A suo avviso, può una melodia della canzone napoletana cambiare il modo in cui vediamo la città? Se si, tra le canzoni che si ascolteranno nello spettacolo, quale potrebbe essere quella che ha davvero il potere di cambiare la città?

Per me sì, e potrebbe essere – sottolineo il condizionale perchè sarebbe bello avvenisse – Na canzuncella doce doce, una canzone del 1989 di Claudio Mattone, interpretata durante l’ultima apparizione televisiva alla quale Carosone partecipò. Per il testo soprattutto, perchè le parole sono significative rispetto a ciò che chiedevi; e poi per la musica.

In scena il 9 maggio canterà in “Dodici Cartoline da Napoli”. Se lei potesse scrivere una cartolina a qualcuno ora, a chi scriverebbe?

Scriverei al Maestro Vessicchio che ci ha lasciato recentemente e ha rappresentato la Napoli elegante di cui parlavo prima, e che dovrebbe sempre più rinascere. Ogni cartolina dello spettacolo ha una dedica particolare. Sono spedite metaforicamente a delle persone che conoscerete a teatro. La regia di Gino Aveta le ha messe insieme puntando alle emozioni. Anche la scaletta dei brani è stata improntata su questo, perchè il pubblico possa emozionarsi. 

– Nello spettacolo, come cercherà di mettere insieme tutte le cartoline dedicate alla città?

Voglio dare un’immagine della città positiva, non aggressiva, piena di cose da raccontare, piena di curiosità ed aneddoti, di parole dolci ed appassionate, oltre che di voglia di lottare. Nello spettacolo ci sono delle canzoni il cui testo racchiude anche una voglia di ribellione per la rinascita. Vorrei e spero che le persone, una volta uscite dal teatro, possano portare con sé la voglia di portare avanti la Napoli bella. 

– Quanta verità lei cerca di mettere in una canzone, partendo dalla sua esperienza di vita?

Parto dal presupposto che se non c’è verità, come si fa a cantare! Ne parlavo proprio con Alessandro Lopez, il fratello di Massimo e ci confrontavamo su cosa fosse per noi il teatro e l’arte. Entrambi ci trovavamo d’accordo sul fatto che siano una magica finzione tinteggiata di realtà. Se non ci mettiamo sul palco nudi, per come siamo, alla gente arriva poco. Credo che mostrarsi per quello che si è, sia davvero importante. La finzione può riguardare le quinte, gli oggetti di scena, i dialoghi teatrali, che ci saranno all’interno di questo spettacolo; però poi alla fine deve rimanere l’artista con la sua verità. E se questa verità non arriva, secondo me ci sono meno possibilità di conquistare un pubblico.

Quale brano meno conosciuto che canterà in scena, crede debba maggiormente essere divulgato dell’antologia napoletana?

‘Scetate’ è un brano che fa parte dello spettacolo e che quando intono nei miei laboratori di musicoterapia (sono musicoterapista e lavoro con la diversa abilità e non, in ogni fascia di età), mi chiedono di ripetere perchè non l’hanno mai conosciuto. Il brano ha in sé delle scale musicali arabe, che si sentono nettamente e che fanno parte di ciò che Napoli ha vissuto storicamente, sociologicamente. A questa canzone, il Maestro Andrea Sensale che mi accompagnerà alla chitarra in scena, tiene particolarmente. 

-Ritornando al suo incontro con la musica, quando ha sentito di essersene veramente innamorata?

E’ successo da poco che abbia capito consapevolmente quanto realmente la musica possa farmi del bene. Faccio anche un lavoro terapeutico con la musica, e vedo ogni giorno come compia dei piccoli grandi miracoli, facendo risuonare le armonie che abbiamo dentro. Poco tempo fa mi sono resa conto del dono che ho avuto e di cui sono paga, a prescindere da quello che la mia carriera potrà restituirmi.

– Ci sono altri impegni che porterà avanti dopo lo spettacolo al Trianon?

C’è un progetto molto bello ed importante che si è consolidato con il Museo civico Gaetano Filangieri a Napoli. Si chiama ‘Napule è’. Prevede un appuntamento mensile nel museo che diventa custode della canzone classica napoletana, da domenica 30 maggio a domenica 27 dicembre. Canterò con Andrea Sensale alla chitarra e Cinzia Martone al pianoforte. 

– Se la sua vita artistica potesse dare a un monito a chi la segue, quale sarebbe?

Di aiutare gli altri con il proprio sorriso, e di portare un sorriso musicale sempre. Io sorrido sempre. L’importante è lasciare alle persone che incontri un sorriso come scia luminosa da lasciare all’altro. E dunque direi: sorridete di più.

– Una frase dello spettacolo che per lei rappresenta un dono, qual è?

Di Napoli hanno parlato in tanti, ma a mio avviso aveva ragione Goethe (citato nel mio spettacolo),  quando diceva che Napoli è la città più bella dell’universo.

Pina Stendardo
Pina Stendardo
Giornalista attenta ai fermenti quotidiani, raccontati con umanità. Convinta che scrivere sia un atto d’amore e responsabilità, ama divulgare il bello dell’Arte e del sociale, proponendo una narrazione alternativa sullo spaccato culturale.

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