C’è un sentimento che quasi nessuno ammette di provare, eppure quasi tutti conoscono. È quella sensazione ambigua che nasce nell’osservare qualcuno scivolare, inciampare, cadere. Non è malvagità. È qualcosa di più sottile e difficile da nominare. In tedesco esiste una parola precisa per descriverlo: Schadenfreude. In italiano, quella parola non c’è. Ma il sentimento, sì.
Da questa assenza linguistica – e da questa presenza emotiva – nasce lo spettacolo che Orsetta Borghero porta in scena venerdì 22 maggio alle ore 20.45 presso lo Spazio OIT di Milano, in via Nicola Antonio Porpora 14. Un monologo scritto da Martina Marasco e Francesca Notaro, diretto da Ettore Distasio, che sceglie deliberatamente di non rassicurare nessuno.
Mia Martini e Alex Schwazer: due storie che appartengono a tutti
Lo spettacolo prende forma attorno a due figure reali, due persone che il grande pubblico ha conosciuto, sostenuto e poi, in momenti diversi della storia recente, abbandonato o condannato. Mia Martini, artista di straordinario talento, finita nel mirino di voci e sospetti che l’hanno progressivamente isolata dal mondo musicale. Alex Schwazer, atleta, travolto da una vicenda giudiziaria e mediatica che ha ridefinito, nell’immaginario collettivo, il suo intero valore umano.
Orsetta Borghero non li interpreta nel senso classico del termine. Li evoca. Dà voce, attraverso di loro, a qualcosa di più grande: il meccanismo con cui la società costruisce i propri capri espiatori, si compatta attorno alla condanna e trova, in quell’atto collettivo, una forma di sollievo.
Un monologo che non lascia scampo al pubblico
La scena di Schadenfreude – Chi sei quando nessuno ti vede? è ridotta all’osso. Uno spazio vuoto, un leggio, la parola. La regia di Ettore Distasio lavora per sottrazione, affidando tutto il peso drammaturgico all’interpretazione della Borghero, attrice capace di abitare il silenzio con la stessa precisione con cui costruisce il ritmo di un monologo lungo e esigente.
Il pubblico, seduto di fronte a questa scena minimale, non può nascondersi. Lo spettacolo non offre alibi, non distribuisce assoluzioni. Chiede, invece, di riconoscersi. Di ammettere di aver guardato, anche solo per un attimo, con quella soddisfazione silenziosa che non si confessa ma si prova.
Dopo Milano, la tournée italiana
Lo spettacolo è destinato a una distribuzione nazionale nella prossima stagione, inserito nei circuiti della nuova drammaturgia contemporanea. Un percorso che darà a pubblici diversi la possibilità di confrontarsi con una domanda che resta sospesa ben dopo il buio in sala: chi siamo davvero quando nessuno ci vede?
Per informazioni: borgherobusiness@gmail.com




