Instagram e Facebook sotto accusa in Ue, lo psichiatra: «Sono fatti per creare dipendenza»

C’è un momento in cui la scienza e la politica si incontrano, e questo potrebbe essere quello giusto. La Commissione europea ha stabilito, in via preliminare, che Facebook e Instagram violano il Digital Services Act per il loro carattere assuefacente. Una sanzione fino al 6% del fatturato mondiale di Meta è ora sul tavolo, ma dietro il dato normativo si nasconde una questione che riguarda la salute mentale di milioni di persone, specialmente dei più giovani.

Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, centro specializzato nel contrasto alle dipendenze, non ha dubbi sul significato di questa decisione. «La Commissione europea ha messo nero su bianco ciò che noi che lavoriamo con le dipendenze ogni giorno sapevamo da tempo: i social così come sono strutturati oggi possono far male» afferma. Ma aggiunge subito una domanda che pesa più della sanzione stessa: «Una sanzione può davvero bastare a far cambiare rotta a colossi di queste dimensioni? Ne dubito».

Perché i social creano dipendenza: il ruolo dell’architettura digitale

L’indagine della Commissione, partita nel maggio 2024 e giunta ai rilievi ufficiali il 10 luglio 2026, si è concentrata su alcuni elementi tecnici precisi: lo scorrimento infinito dei contenuti, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e gli algoritmi di raccomandazione estremamente personalizzati. Meccanismi che milioni di utenti sperimentano ogni giorno senza rendersi conto di quanto siano stati progettati per trattenere l’attenzione il più possibile.

«Il punto decisivo non è il singolo contenuto che vediamo scorrere» spiega Barretta. «È che sia l’architettura stessa di questi strumenti a favorire il rischio di dipendenza. Non è ciò che appare sullo schermo, ma il modo in cui lo schermo è costruito per trattenerci». Anche i correttivi già introdotti, come il feed cronologico, non avrebbero cambiato la sostanza delle cose: «È rimasto un’opzione marginale, un buco nell’acqua, mentre il meccanismo che tiene incollati alla piattaforma è rimasto intatto».

La salute emotiva ai tempi degli schermi

Per Barretta il tema va oltre la semplice dipendenza comportamentale e riguarda un concetto più ampio, quello di ambiente. «Questi non sono effetti collaterali: sono il risultato di come i prodotti sono progettati» osserva. «Abbiamo sempre saputo che l’ambiente materiale ci influenza: l’aria che respiriamo, i luoghi che abitiamo, le relazioni che ci circondano incidono sul nostro equilibrio. Oggi accanto a quello materiale ne esiste uno immateriale, fatto anche di piattaforme e schermi, altrettanto reale e altrettanto abitato».

Un ambiente digitale che, secondo lo psichiatra, agisce concretamente sulla nostra vita interiore. «Quando parliamo di salute non possiamo più limitarci al corpo o alla mente considerati isolatamente. La nostra vita emotiva e i nostri comportamenti si formano dentro gli ambienti che abitiamo, e oggi una parte crescente di quegli ambienti è digitale». Le conseguenze toccano il sonno, l’ansia, e soprattutto il modo in cui gli adolescenti costruiscono la propria identità.

Il precedente del tabacco: una lezione da non ripetere

Barretta sceglie un paragone storico per far comprendere la portata del momento attuale. «Siamo all’anno zero dei social, in termini di consapevolezza dei danni. È accaduto qualcosa di simile con il tabacco: sapevamo delle conseguenze molto prima di dotarci degli strumenti di tutela, e nel frattempo per anni si è fumato ovunque, anche nei luoghi pubblici e accanto ai bambini».

La storia, secondo lo psichiatra, rischia di ripetersi se non si agisce con maggiore decisione. «Con i social vale lo stesso schema: ora che le evidenze si susseguono, è il momento di fare un passo avanti più deciso. Ben vengano le scelte dell’Europa, ma non illudiamoci: le sanzioni contro colossi dal fatturato pari a quello di un intero Paese non bastano, da sole, a cambiare la rotta».

Cosa prevede ora la procedura europea

Il procedimento non si è ancora concluso. Meta avrà modo di consultare il fascicolo istruttorio e presentare le proprie osservazioni scritte prima che la Commissione europea arrivi a una decisione formale definitiva, che potrebbe comunque sfociare in una sanzione economica di entità considerevole.

«Resta il fatto» conclude Barretta «che è necessario trovare gli strumenti giusti affinché tali costanti rilevanze possano di fatto trasformarsi in correttivi realmente efficaci per preservare la salute dell’utente». Una sfida che passa anche dalla capacità di ognuno di imparare a governare il proprio rapporto con la tecnologia, prima che sia lei a governare noi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_imgspot_img

Iscriviti alla newsletter

Uno spazio per condividere idee, storie e punti di vista. Iscriviti per restare in contatto.

spot_img

Ultimi articoli