Centri antiviolenza a Salerno, quando i dati non coincidono: il caso sollevato da Azione

C’è un dettaglio che potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà racconta molto di come funziona, o non funziona, il sistema di informazione sui centri antiviolenza in provincia di Salerno. A metterlo in luce è Imma Zinnia, vicesegretaria provinciale di Azione, che dopo un’attenta verifica incrociata tra diversi registri ufficiali ha scoperto un disallineamento che riguarda più di un centro sul territorio.

Il caso più evidente è quello di Nocera Inferiore. Il Centro Antiviolenza dell’Ambito S01_1 ha attraversato, negli ultimi due anni, una trasformazione completa: nuova sede, nuovo numero di telefono, nuova denominazione, nuovo gestore. Un percorso che, in sé, non desta alcuna preoccupazione: i servizi cambiano, si riorganizzano, evolvono. Il problema nasce quando si prova a cercare quel centro attraverso la mappatura nazionale 1522, lo strumento pensato per orientare chi cerca aiuto in situazioni di violenza. Consultandola alla data del 20 agosto 2026, di Nocera Inferiore semplicemente non c’è traccia.

Perché l’informazione conta quanto il servizio

«Una donna che trova il coraggio di telefonare non può perdersi nel cercare l’informazione giusta», spiega Zinnia, che ha voluto chiarire fin da subito il senso della sua denuncia. «Le variazioni possono essere il risultato di una normale riorganizzazione del servizio, e non è questo il punto. Il punto è che un servizio regolarmente censito nel registro territoriale deve poter essere individuato con la stessa immediatezza anche da chi utilizza il principale strumento nazionale di orientamento».

Non si tratta di mettere in dubbio l’esistenza o l’operatività del centro, ma di capire perché chi cerca aiuto possa trovare risposte diverse a seconda della fonte consultata.

Un problema che si ripete su più fronti

L’analisi condotta da Zinnia ha fatto emergere altri casi simili in provincia di Salerno. Il Centro Antiviolenza dell’Ambito di Angri e il Centro “Donne mai sole” di Bellizzi, entrambi regolarmente iscritti al Registro regionale, risultano assenti anche loro dalla mappatura nazionale. In un altro caso, invece, è la mappatura 1522 a collocare in una località diversa, Roccadaspide, un centro che il Registro regionale attribuisce invece a Trentinara.

Le discrepanze coinvolgono anche i numeri di telefono, elemento cruciale per chi si trova a dover chiedere aiuto in una situazione di emergenza. A Cava de’ Tirreni, ad esempio, convivono online numeri verdi differenti a seconda della fonte consultata, mentre il Registro regionale più recente non ne riporta alcuno per lo stesso servizio. A Mercato San Severino, invece, il Centro “Malala” viene indicato a due civici diversi della stessa piazza, con contatti telefonici che non coincidono del tutto tra le due fonti.

«Sono situazioni di natura diversa e sarebbe scorretto trasformarle automaticamente in errori, o peggio mettere in discussione l’operatività dei Centri e il lavoro di chi assiste quotidianamente le donne», precisa Zinnia. «Ma proprio la varietà dei casi dimostra che siamo davanti a un problema di manutenzione delle informazioni, non a una svista isolata. Un dato superato che resta pubblicato non scompare: continua a convivere con quello nuovo, e chi cerca non ha strumenti per distinguerli».

La proposta: un sistema di aggiornamento condiviso

Secondo la vicesegretaria provinciale di Azione, la soluzione passa da un meccanismo stabile di coordinamento tra i diversi livelli istituzionali coinvolti nella diffusione di queste informazioni. Ogni variazione, che si tratti di sede, recapiti, denominazione o modalità di accesso al servizio, dovrebbe essere recepita in tempi rapidi da tutti i canali pubblici, con controlli periodici capaci di individuare e correggere le informazioni ormai superate.

«Chi vive una situazione di violenza può avere pochi minuti a disposizione e può effettuare quella ricerca da un telefono, senza possibilità di confrontare più fonti», conclude Zinnia. «Non possiamo chiederle di capire quale registro consultare o di provare più numeri per sapere quale sia quello attivo. Quando l’informazione riguarda la sicurezza di una persona, l’allineamento dei dati non è un adempimento amministrativo: è parte del servizio».

Matteo Bellini
Matteo Bellini
Opinionista dalla penna tagliente, analizza l’attualità con lucidità e spirito critico, offrendo punti di vista incisivi e mai scontati.

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