Il broker assicurativo napoletano spiega perché il testo trasmesso dal Ministero alle associazioni di categoria non risolverebbe il fenomeno dell’esterovestizione dei veicoli
Il tema delle targhe polacche continua a far discutere, e le nuove disposizioni contenute nel testo-base del Codice della strada non convincono chi il settore assicurativo lo conosce da vicino. Angelo Coviello, amministratore delegato di IGB Broker, ha voluto mettere nero su bianco le criticità di una norma che, a suo avviso, rischia di non incidere realmente sul problema.
Cosa prevede il nuovo testo
Il documento trasmesso dal Ministero dei Trasporti alle associazioni di settore, che avranno tempo fino al 13 settembre per presentare osservazioni, introduce l’obbligo per le auto con targa estera circolanti stabilmente in Italia di assicurarsi con una compagnia italiana, o comunque autorizzata a operare nel nostro Paese, applicando tariffe e imposte nazionali. L’obiettivo dichiarato dai ministeri dell’Interno e dei Trasporti è chiaro: contrastare l’esterovestizione, cioè l’immatricolazione all’estero di veicoli che restano di fatto italiani.
Si tratta dell’ultimo tassello di un mosaico normativo costruito negli ultimi anni. Prima c’è stata l’istituzione del REVE, il Registro dei veicoli esteri gestito dall’ACI e attivo dal 2022. Poi, dal 25 maggio scorso, è scattato l’obbligo di pagamento dell’IPT al momento dell’iscrizione. Infine, una circolare del Ministero dell’Interno risalente al 13 agosto ha fornito alle forze dell’ordine l’accesso diretto ai portali ufficiali polacchi, utile per verificare carte di circolazione, coperture assicurative e patenti di guida.
I numeri del fenomeno
Secondo i dati raccolti dal registro, sono circa 53mila i veicoli con targa straniera che circolano attualmente sul territorio italiano. Una quota rilevante, pari a 35mila unità, è concentrata nell’area napoletana, dove il differenziale tariffario della RC auto rispetto al resto del Paese risulta più accentuato e, di conseguenza, più appetibile per chi cerca scorciatoie fiscali.
«Il problema non è la tariffa, ma la circolazione stabile»
Per Coviello, però, l’impianto normativo in consultazione interviene su un aspetto secondario, senza toccare il meccanismo di fondo che alimenta la convenienza della pratica. «Il riferimento all’impresa straniera autorizzata a operare in Italia non produce l’effetto atteso», sottolinea il broker, «perché la Polonia è uno Stato membro dell’Unione Europea e qualsiasi compagnia assicurativa pratica le tariffe che ritiene più opportune, senza vincoli imposti da altri Paesi».
La questione, secondo l’amministratore delegato di IGB Broker, non riguarda quindi né la tariffa applicata né la sede dell’assicuratore, bensì la qualificazione della circolazione stabile sul territorio italiano e del contratto di noleggio che la rende materialmente possibile.
La proposta: distinguere tra circolazione temporanea e permanente
L’intervento suggerito da Coviello punta sull’applicazione del principio di equipollenza tra un veicolo che circola stabilmente in Italia e uno immatricolato all’estero ma utilizzato in via continuativa. «Ci dovrebbe essere una distinzione tra il veicolo straniero che circola in Italia temporaneamente e quello che vi circola in modo permanente», spiega il broker, «assoggettando quest’ultimo obbligatoriamente alla disciplina e alla fiscalità nazionali».
Tra le soluzioni proposte, anche la previsione di un’autorizzazione a termine e non rinnovabile, sul modello dei permessi di soggiorno per i cittadini stranieri.
Il richiamo alla magistratura
Non manca, nella riflessione di Coviello, un passaggio dedicato agli aspetti più delicati della vicenda. «Teniamo presente che, nel caso delle targhe polacche, questi veicoli non hanno mai lasciato il territorio italiano e non hanno mai effettuato una revisione nel Paese di immatricolazione», ricorda il broker napoletano. «Se il presupposto è che si tratti di una truffa, l’intera posizione documentale può essere soggetta ad accertamenti, e in quei casi il veicolo andrebbe posto sotto sequestro».
Un ragionamento che chiama in causa la magistratura, tenuta a intervenire per via dell’obbligo di esercitare l’azione penale previsto dall’ordinamento italiano. «Se ci muoviamo in questa direzione», conclude Coviello, «andremo verso una soluzione definitiva del problema».




