Marco Iannacconne, in arte Scarlet Lovejoy riparte dalla dimensione domestica e dalle relazioni familiari nel suo ultimo libro intitolato “Le sibille svelate”, in uscita il 24 ottobre. Con la tipica scrittura ironica che lo caratterizza tra digressioni narrative sconfinate in fiabesco e paradossale, affonda la penna nel rapporto genitori-figli, dedicando lo stesso romanzo al padre e alla madre. Protagoniste del narrato sono Lara e Daria, rispettivamente madre e figlia. Per tratteggiare i loro personaggi Marco Iannaccone ricorre alla pratica del nomen omen. Se Lara, ispirandosi all’eroina dei videogiochi Lara Croft, è infatti una 50enne combattente che si destreggia nel mare della vita; Daria reca in sé la forza semantica del suo nome: è “colei che mantiene il bene”, e che cerca di portarlo avanti come principio lungo l’intero corso della storia. Lara incarna le tre più grandi passioni di Iannaccone: la fotografia, l’arte (sua altra professione), e le sibille, dai cui arcani significati è da sempre affascinato.

“Le sibille svelate”, il sesto romanzo di Iannaccone con galleria fotografica annessa
Marco Iannaccone torna per la sesta volta ad inserire una galleria fotografica da lui stesso realizzata, con il supporto del marito Stefano, rappresentando con immagini a colori, il valore divinatorio nascosto nel femminile. Se infatti in epoca arcaica le Sibille vaticinavano per conto di Apollo, nel romanzo raffigurano la capacità di Lara e Daria di imparare a prevedere gli scossoni della realtà, indirizzandole come un “bagatto” a mercanteggiare con il Fato, la necessità ed anche il malinteso, sempre con allegrezza.
Un sogno e una scatola per insegnare il valore delle Sibille
Sarà una scatola donata in sogno a Daria, a diventare rivelatrice del valore delle sibille. Lo stesso effetto che un libro può avere sul lettore, si materializza nella scoperta delle sibille affidate dal marito di Lara a sua figlia Daria. Nell’interpretazione di un codice binario fatto di intuito nel romanzato offerto come companatico al lettore, l’essere umano, nelle persone delle protagoniste Lara e Daria, si avvicina agli arcani non solo da un punto di vista figurativo, ma anche rivelatore. Sconfessando la comune opinione che la vita come le carte chiamate “sibille” sia puramente un gioco, Marco Iannaccone dimostra che i segni del quotidiano, hanno immagini topiche che possono guidarci nella lettura tanto del presente, quanto del futuro, senza dimenticare con quale impatto abbiano condizionato il passato.
Nel libro il richiamo alle canzoni con valore oracolare
Marco Iannaccone scomoda ancora una volta la musica in medias res per rendere più intenso e pittoresco il suo narrato. Da sempre ama citare ritornelli musicali a cui è legato. Il refrain “Lo so bene la vita è breve e pure stretta, ma la tua mente è una gran sarta che cuce in fretta il tempo di una sigaretta”, esalta la capacità di ogni individuo di avvalersi del suo terzo occhio per indagare a fondo dentro sé, nella propria storia, tramutando in bene anche gli inciampi melanconici o tragi-comici in cui può incorrere. Le sibille non sono misteri a cui ricorrono i “deliranti” senza cultura, ma diventano trampolino di lancio per i curiosi protesi a imparare a non deragliare tra rischio e scelta, guardando in faccia alle cose con l’occhio della tigre, come citano i Survivor nella loro canzone “Eye of tiger”.
Marco Iannaccone, in arte Scarlet Lovejoy per la prima volta cita se stesso in un libro
Così parlando di amicizia, difficoltà ad affermarsi nel mondo del lavoro artistico, o del complesso rapporto che oggi gli adolescenti hanno con scuola, professori e genitori, Marco Iannaccone inserisce per la prima volta il suo personaggio in un romanzo da lui scritto. Compare come amico-collega di Lara, e si presenta in un cammeo in cui parla del suo progetto di romanziere a cui è effettivamente dedito, nello stesso momento in cui scrive il libro che racconta al lettore di Lara e Daria, che altro non sono che due alter ego dello stesso scrittore. Per la prima volta, dopo sei pubblicazioni, Iannaccone, per chi lo conosce e per chi si avvicina al suo ritratto in una prima volta, si mette realmente a nudo come figlio, artista e persona. Sono tante le sollecitazioni tratte dal suo vissuto. Iannaccone sa essere ilare, scandagliando le complessità. Fa satira su se stesso per poter pungolare l’umorismo e il sentimento del contrario delle storie di ognuno, ma soprattutto delle donne, mondo a cui l’artista-scrittore è fortemente legato.
Vita e Sibille diventano una stanza in cui imparare a narrarsi
Tutto diventa stanza che si nasconde nell’ultimo libro di Marco Iannaccone: lo è la scuola che dà problemi a Daria, palesandosi come paradigma della vita in generale; lo è un libro nell’essere custode di una storia, trasformandola in luogo del pensiero. Ancor più lo è un mazzo di carte che, tirate a sorte, a volte senza concentrazione, sconfessa luoghi, difetti ed abitudini che abitiamo, e non vorremmo mai venissero rivelati. Amore, Fortuna, Disgrazie e Denaro entrano a far parte di un giallo che sa tuffarsi nel rosa in cui l’inaspettato comunque ha colore, sapore ed ardore per il lettore. Egli, immergendosi apparentemente nel romanzato, deve fermarsi a riflettere, risolvere il caso, nel senso letterale e metaforico del termine, per imparare ad essere Sibilla della propria vita, comprendendo come autorappresentarsi nel legame con sé e con il resto del mondo.




