Shoah, il paradosso della Memoria nel rumore delle armi

Ogni anno, il 27 Gennaio, celebriamo il Giorno della Memoria per ricordare la Shoah e promettere che un orrore simile non accadrà mai più. Tuttavia, oggi siamo immersi in quelli che molti definiscono un clima di terza guerra mondiale a pezzi, dove i conflitti esplodono con ferocia e il linguaggio dell’odio torna a farsi strada. Qui nasce il paradosso: mentre decantiamo il ricordo dei campi di sterminio, le cronache quotidiane ci mostrano immagini di civili colpiti, città distrutte e popolazioni in fuga. La senatrice Liliana Segre ha dichiarato:”tra qualche anno la Shoah sarà solo un rigo sui libri di storia a cui nessuno presterà attenzione”. Questa affermazione fa riflettere in quanto nonostante decenni di “Giorno della Memoria”, attualmente il mondo sembra tornato a logiche di distruzione e indifferenza.

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SHOAH, E’ SOLO CELEBRAZIONE FORMALE ?

La Shoah è ormai divenuta una celebrazione formale che non tocca le coscienze. Si parla di pace e dignità ricordando Aushwitz, mentre il presente è dominato da teatri di morte che scorrono sui social media. Si usano in modo improprio termini legati alla Shoah come “nazismo”, “genocidio”, “sterminio”. Da un lato, la Russia ha giustificato l’invasione parlando di “denazificazione” dell’Ucraina; dall’altro, gli ucraini hanno paragonato l’aggressione russa e il massacro di Buca a un nuovo sterminio. La parola “nazista” è praticamente divenuta sinonimo di nemico. Il paradosso più doloroso è rappresentato dal conflitto a Gaza. Vedere immagini di sofferenza e annientamento proprio nelle terre che sono così legate alla storia del popolo ebraico crea un forte contrasto. Ha fatto molto discutere la scelta dell’ambasciatore israeliano all‘ONU di indossare una stella gialla con la scritta “Mai più” per denunciare gli attacchi di Hamas. La Shoah non deve essere usata come scudo per giustificare azioni belliche attuali. Ricordare la Shoah oggi sembra un controsenso, perché la realtà dei fatti smentisce ogni giorno l’impegno preso nel 1945. Tuttavia, è proprio questa incongruenza a rendere il ricordo più necessario che mai. Il “Mai più” non deve essere solo uno slogan, ma una scelta quotidiana di pace e di rispetto per gli esseri umani. Guardiamo le guerre in TV o sui social come fossero un film e la stessa indifferenza che permise ai nazisti di agire indisturbati sembra tornare ora di fronte ai morti in mare o sotto le bombe. Parlare di Shoah in tempo di guerra non è un esercizio retorico inutile, ma l’unico modo per denunciare l’assurdità del presente e ricordarci che l’umanità ha già toccato il fondo: ogni passo verso il conflitto globale è un passo verso quell’abisso che avevamo promesso di non frequentare mai più. La sola via per onorare davvero le vittime di ieri è pretendere la dignità umana per le vittime di oggi, senza fare distinzione di bandiera.

Mina Puca
Mina Puca
Giornalista dinamica, con una forte attenzione all'attualità e una particolare sensibilità per la fotografia. Si distingue per la sua capacità di raccontare storie complesse in modo chiaro e coinvolgente.

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