Premi, colpi di scena e un racconto di forza che attraversa l’Ariston. La terza serata del Festival regala spettacolo, memoria e coscienza civile.
Sanremo 2026 si muove tra glamour e profondità, tra applausi e riflessioni, in un equilibrio che è da sempre la cifra della kermesse più amata d’Italia. Non solo gara, non solo spettacolo, l’Ariston diventa ancora una volta specchio del Paese. Ad aprire la serata è la finale delle Nuove Proposte. A conquistare la vittoria è Nicolò Filippucci con Laguna, suggellando un percorso in crescendo. Ad Angelica Bove va invece il Premio della Critica Mia Martini e il Premio Sala Stampa Lucio Dalla con il brano ‘Mattone’, testo intenso e personale che convince addetti ai lavori e giornalisti.
L’omaggio a Mogol, architetto della canzone italiana
Standing ovation per Mogol, celebrato con una carrellata dei suoi successi senza tempo. Cinquecentotre milioni di dischi venduti: numeri che raccontano una carriera monumentale, ma che non riescono da soli a spiegare l’impatto culturale di un autore che ha attraversato generazioni.
Le stelle sul palco
Alla guida della serata Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini, magnetica e internazionale nel cantare l’inno alla pace di Michale Jackson. Accanto a loro la top model Irina Shayk, elegante e ironica, e l’imitatore Ubaldo Pantani che per tutta la sera veste i panni di Lapo Elkann, garantendo la quota leggerezza.
Momento nostalgia e brividi dato da Eros Ramazzotti che torna all’Ariston con Adesso Tu, il brano che nel 1986 lo consacrò proprio su quel palco. Un cerchio che si chiude, un artista arrivato ora da superstar, dove tutto ebbe inizio.
Applausi anche per Alicia Keys, unica grande ospite internazionale di questa edizione, che porta un respiro globale in un Festival fin qui fortemente tricolore.
L’Ariston che vibra
Il teatro esplode per Sal Da Vinci: cori, mani che battono a tempo, un’ovazione che racconta quanto il pubblico abbia già eletto alcuni dei suoi beniamini.
Sul fronte gara, 15 dei 30 Big tornano a esibirsi. La Top 5 della sera precedente – con nomi come Fedez, Ermal Meta e Tommaso Paradiso – ha dimostrato che non esiste un favorito netto. E l’incertezza, in un Festival senza padrone, è la vera miccia narrativa.
L’ombra del futuro
Sullo sfondo, il dibattito sulla direzione artistica. L’ipotesi di un passaggio di testimone verso Stefano De Martino dal 2027 aleggia sull’Ariston. Conti risponde con eleganza, ricordando che il suo Festival è ancora in corso. Ma il vento del cambiamento si percepisce.
Paolo, la voce che ferma il tempo
E poi c’è il momento che spezza il ritmo dello show. Paolo, collegato da casa, racconta la sua storia. Una sera, una baby gang, la violenza improvvisa. La diagnosi: una lesione che lo costringe su una sedia a rotelle.
Non c’è retorica nelle sue parole. Solo verità. Racconta il dolore, le notti insonni, la rabbia. E poi la scelta: non restare prigioniero dell’odio. Ha perdonato i suoi aggressori. Non per dimenticare, ma per non lasciare che il rancore vincesse una seconda volta. Nel tempio della musica leggera, la sua testimonianza diventa un monito potente. Seduto, ma più in piedi di tanti altri. La sua voce attraversa il teatro e arriva nelle case, ricordando che il Festival non è solo intrattenimento: è anche coscienza collettiva.
Tra glamour internazionale, premi prestigiosi e storie che scavano nell’anima, la terza serata di Sanremo 2026 si conferma un mosaico di emozioni. Perché all’Ariston si canta, si celebra, si compete. Ma, a volte, si impara anche a guardarsi dentro.
Il podio della terza serata
Intanto anche questa volta tra i big vengono individuate le prime 5 canzoni votate in forma randomica. Appartengono a Arisa, Sayf, Luché, Serena Brancale e Sal Da Vinci, votati da Televoto e Radio.
La serata si chiude nei tempi previsti, elemento a cui Carlo Conti tiene tanto, nel rispetto della parola data al suo fedele pubblico. Cala il sipario sull’Ariston in attesa della serata cover del venerdì.




