“Napoli sicura o Napoli ferma”: l’imprenditore Ditto sfida le istituzioni sul tema della sicurezza

Per chi lavora nell’ospitalità il problema è chiaro da anni: senza sicurezza reale, il boom turistico napoletano ha i piedi d’argilla

C’è una voce che torna periodicamente nel dibattito pubblico napoletano, e lo fa sempre con la stessa franchezza. È quella di Enrico Ditto, imprenditore dell’ospitalità, che sceglie di non restare in silenzio davanti a un tema che conosce dall’interno: la sicurezza urbana come condizione imprescindibile per la crescita reale della città.

Boom turistico sì, ma su quali basi?

Napoli vive un momento di straordinaria visibilità internazionale. Le presenze turistiche crescono, la città è sulla bocca di tutti, i riconoscimenti arrivano da ogni parte del mondo. Eppure, secondo Ditto, esiste un rischio concreto che questa crescita non regga nel tempo se non si interviene con serietà sulle fondamenta.

«Chi lavora nell’ospitalità lo sa meglio di chiunque altro: un turista che vive un episodio spiacevole non torna. E soprattutto, lo racconta». Una frase che vale quanto qualsiasi dato statistico. La reputazione turistica di una città è fragile, si costruisce lentamente e può sgretolarsi in fretta. La sicurezza percepita è parte integrante dell’esperienza di viaggio, e ignorarla significa scommettere su una fortuna che non durerà.

Sicurezza come diritto di tutti, non vetrina per pochi

Quello che Ditto chiede non è semplicemente più polizia in centro o telecamere nelle piazze affollate dai turisti. La sua visione è più ampia e più esigente. Sicurezza vuol dire illuminazione che funziona anche nei quartieri periferici, trasporti pubblici affidabili di notte, spazi comuni presidiati in modo continuativo, non a intermittenza.

Significa, in sostanza, che ogni napoletano — non solo chi abita nelle zone più curate o più visibili — ha diritto alla stessa qualità della vita urbana. È una questione di equità prima ancora che di ordine pubblico.

Il problema del coordinamento mancato

Uno degli aspetti più spinosi della questione, secondo l’imprenditore, riguarda il rapporto tra i diversi soggetti istituzionali che a vario titolo hanno competenze sulla sicurezza e sui servizi urbani. Comune, Prefettura, forze dell’ordine, gestori dei trasporti e dello spazio pubblico: ognuno presidia il proprio settore, ma quando si tratta di rispondere in modo integrato alle esigenze dei cittadini, il coordinamento spesso latita.

Il risultato, dice Ditto, è che a pagarne il prezzo sono sempre i cittadini. Una frammentazione delle responsabilità che non è solo un problema organizzativo, ma riflette una mancanza di visione complessiva sulla città.

Cosa chiedono i cittadini e cosa serve davvero

Il punto finale della riflessione di Ditto è quasi una sfida aperta: Napoli non ha bisogno di campagne di comunicazione o di immagine curata sui social. Ha bisogno di scelte amministrative concrete, misurabili nel tempo, capaci di incidere sulla vita reale delle persone. La sicurezza non è un tema da usare nelle campagne elettorali e poi mettere da parte: è una precondizione dello sviluppo, economico e sociale.

Chi governa la città, sostiene Ditto, deve avere il coraggio di riconoscerlo pubblicamente. E soprattutto, di agire di conseguenza, senza aspettare l’ennesimo episodio che accenda i riflettori per qualche giorno.

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