Enrico Ditto solleva una questione che la città continua a rimandare: senza politiche serie sull’edilizia residenziale pubblica, ogni piano di sviluppo urbano rischia di restare incompiuto
C’è una contraddizione che torna spesso nel racconto di Napoli: da un lato la narrazione del rilancio, del turismo in crescita, della città che conquista palcoscenici internazionali. Dall’altro, migliaia di famiglie che vivono in alloggi popolari degradati, aspettano in lista da anni o abitano spazi occupati irregolarmente, in un limbo che le istituzioni faticano ad affrontare con continuità e metodo.
A rimettere al centro questa contraddizione è Enrico Ditto, imprenditore napoletano impegnato nel settore dell’ospitalità e del turismo, che interviene con toni diretti sul tema dell’edilizia popolare a Napoli.
Una città che non può permettersi di ignorare i suoi quartieri più fragili
Il ragionamento di Ditto parte da una premessa semplice ma spesso elusa: non esiste un progetto credibile di sviluppo urbano se una parte significativa della popolazione vive in condizioni abitative precarie. “L’edilizia residenziale pubblica è la spina dorsale di qualsiasi progetto credibile di coesione sociale,” afferma, spostando il tema dal terreno dell’assistenza a quello della strategia.
Il problema, secondo l’imprenditore, non riguarda solo il numero degli alloggi disponibili. Riguarda la qualità della gestione, lo stato di conservazione del patrimonio ERP esistente e l’assenza di programmazione. “IACP e Comune devono smettere di rincorrere le emergenze e cominciare a programmare,” dice, indicando nella mancanza di progettazione e capacità attuativa uno degli ostacoli principali all’utilizzo delle risorse già disponibili.
Il degrado abitativo pesa anche su chi investe nella città
C’è un passaggio del ragionamento di Ditto che merita attenzione, perché allarga il perimetro della discussione. Il degrado dei quartieri popolari, sostiene, non è solo una questione di disagio sociale: ha ricadute dirette sull’economia urbana, scoraggia gli investimenti privati e alimenta quella percezione negativa della città che chi lavora nel turismo e nell’ospitalità si trova a combattere ogni giorno.
È una prospettiva che collega la questione abitativa alla competitività della città nel suo insieme. E che suggerisce come la riqualificazione dell’edilizia popolare non sia un costo, ma un investimento con ritorni su più piani.
Cosa serve concretamente
La proposta che avanza Ditto è articolata in due elementi: un piano straordinario di riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con scadenze definite, fondi vincolati e responsabilità precise; e un tavolo permanente tra pubblico e privato che trasformi l’edilizia popolare da nodo irrisolto in opportunità di rigenerazione urbana.
“Napoli ha tutto per essere una grande città europea. Ma le grandi città europee non abbandonano i loro cittadini più fragili.” Una frase che sintetizza bene il punto di vista di chi guarda alla città non solo come imprenditore, ma come abitante consapevole delle sue contraddizioni.




