I pronto soccorso pediatrici segnalano un aumento degli accessi fino al 10%. Ecco i segnali da riconoscere e le regole per mettere al sicuro i bambini
Quando il caldo diventa estremo, i bambini sono i primi a pagarne le conseguenze. Quest’estate lo dimostrano i numeri che arrivano dai pronto soccorso pediatrici di tutta Italia: gli accessi sono cresciuti tra il 5 e il 10%, e nella maggior parte dei casi il collegamento con le alte temperature è diretto. Disidratazione, svenimenti, febbre, vomito, peggioramento di disturbi respiratori e gastrointestinali, fino ai casi più gravi di colpo di calore: il quadro clinico che i medici di emergenza pediatrica si trovano ad affrontare in questi giorni è chiaro e preoccupante.
I bambini non regolano il calore come gli adulti
La differenza tra un adulto e un bambino davanti alle alte temperature non è solo di dimensioni. L’organismo dei più piccoli, in particolare quello dei lattanti, non è ancora in grado di termoregolarsi con efficienza. Questo significa che il calore si accumula più in fretta e i liquidi si perdono più rapidamente, rendendo la disidratazione un rischio concreto anche in situazioni che a un adulto sembrerebbero gestibili senza problemi.
La Simeup, la Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica, ha diffuso un vademecum pratico con cinque indicazioni fondamentali per affrontare il caldo estremo con maggiore consapevolezza.
Cinque regole pratiche per le famiglie
Idratare spesso e senza aspettare la sete è il primo punto. I bambini vanno incoraggiati a bere durante tutto l’arco della giornata, e per i lattanti si raccomanda di aumentare la frequenza delle poppate.
Evitare le uscite nelle ore centrali della giornata, tra le undici e le diciotto, è la seconda regola. Il sole diretto in queste fasce orarie è particolarmente aggressivo, e le attività fisiche intense vanno rimandate a momenti più freschi.
Vestire i bambini in modo adeguato fa la differenza: indumenti leggeri, di colore chiaro, cappellino e crema solare sono elementi irrinunciabili in ogni uscita estiva.
A casa, arieggiare nelle ore più fresche e utilizzare ventilatori o climatizzatori aiuta a mantenere un ambiente confortevole, senza però esporre i bambini a sbalzi termici bruschi.
L’ultimo punto riguarda una delle situazioni più pericolose: non lasciare mai un bambino in auto, nemmeno per pochissimi minuti. L’abitacolo di un veicolo sotto il sole raggiunge temperature che possono essere letali in tempi brevissimi.
Come riconoscere la disidratazione
Bocca secca, labbra asciutte, pianto senza lacrime, pannolino asciutto da molte ore, urine molto scure, sonnolenza anomala o irritabilità improvvisa: sono tutti segnali che il bambino ha bisogno di liquidi con urgenza. In questi casi, il primo passo è portarlo in un ambiente fresco e offrirgli acqua o soluzioni reidratanti orali in piccoli sorsi frequenti.
Quando invece compaiono temperatura superiore a 39-40°C, pelle arrossata e calda al tatto, vomito che non passa, respiro accelerato, confusione o perdita di coscienza, si è di fronte a un colpo di calore. Qui non c’è margine di attesa: bisogna chiamare il 118 o recarsi immediatamente al pronto soccorso, iniziando nel frattempo a raffreddare il bambino con panni bagnati e rimuovendo gli indumenti in eccesso.
Attenzione ai bambini più fragili
Lattanti, bambini con patologie croniche, disturbi neurologici o cardiopolmonari, piccoli con disabilità o in trattamento farmacologico sono le categorie che richiedono un livello di attenzione ancora più elevato. Per questi bambini, la soglia di rischio si abbassa e le precauzioni devono essere ancora più rigorose.
Come ha ricordato il presidente della Simeup Vincenzo Tipo, nella maggior parte dei casi queste situazioni si possono prevenire con comportamenti semplici e quotidiani. Conoscere i rischi è già il primo passo per affrontarli.




